Fiori per una visita | Un segreto sottopelle

Se già in Poesie per la Dora e nel successivo Voyeurismo la presenza della metrica e della struttura all’interno dei suoi testi cominciavano a seguire strade più musicali e meno strettamente narrative, in quest’ultimo progetto appare chiara la varietà strutturale con cui Davide Bava ha voluto scandire le tappe della sua narrazione, non solo come autore ma anche, sempre più, come regista.

Fiori per una visita è un concept album, prima opera di Davide Bava al di fuori di Radiobluenote – per quanto sia sempre sotto Radiobluenote Records che si è autoprodotto l’intero progetto. L’album porta in seno una traccia fondamentale dall’ultimo lavoro collettivo dell’etichetta, Voyeurismo, nato dalla quarantena e volutamente costruito attorno ad essa: il segreto, dichiarato come necessario alla poesia, che viene citato nell’introduzione. Figlio di questo sentore, Fiori per una visita è un concept album mascherato, in cui il legame tra le tracce va oltre l’autorialità di Bava e si riunisce in una storia, in un oggetto unico del quale restano solo frammenti: proprio come vengono presentate dal loro autore le sezioni di Teatro Decomposto di Matei Visniec, oggetti vivi a sé stanti, i brani di Fiori per una visita si riferiscono a qualcos’altro, ad un ambiente unico. Un segreto, che qui non sveleremo.

Il disco comincia con due tracce strumentali, eccettuato un breve testo in coreano, quasi un richiamo dei multiculturali skit del progetto Radiobluenote, che suonano come dichiarazione di una volontà artistica che sempre più visibilmente negli ultimi progetti si è estesa dalla poesia per occuparsi anche della produzione, e infatti sarà la componente musicale che fungerà da maggiore collante per l’intera esperienza d’ascolto. Da un lato, è la varietà polimorfa dei pezzi che sale evidente agli occhi, sia per quanto riguarda i generi messi in gioco (da echi di cantautorato al chopped-and-screwed Bava elabora una soluzione originale di trip-hop, toccando perfino, in singoli pezzi, un’oscurissima trap o delle registrazioni di riti sciamanici) sia per le diverse penne che collaborano alla narrazione, da Brownie e Tito Sherpa, già collaudati in casa Radiobluenote, così come l’attrice Loredana Iannizzi, fino ad un prezioso contributo di Ivan Fassio, uno dei più grandi nomi dell’underground artistico torinese scomparso poco tempo fa. D’altra parte, però, questa multiformità non impedisce all’album di mantenere una unità d’atmosfera ben precisa, notturna come le immagini del progetto fotografico di Paolo Alù, che accompagna l’ascoltatore traccia dopo traccia. Questa sensazione, quasi più fisica che concettuale, è la prima chiave per leggere la sottintesa unità tra brano e brano.

Gli scenari prendono forma di quadro in quadro, e si osserva quanto il sopracitato elemento musicale in Bava abbia a sua volta influenzato la sua penna: se già in Poesie per la Dora e nel successivo Voyeurismo la presenza della metrica e della struttura all’interno dei suoi testi cominciavano a seguire strade più musicali e meno strettamente narrative, in quest’ultimo progetto appare chiara la varietà strutturale con cui l’autore ha voluto scandire le tappe della sua narrazione, non solo come autore ma anche, sempre più, come regista. Sul contraltare narrativo, l’elemento del segreto: “La bellezza è il più grande timore dei segreti”, conclude Davide Bava, dichiarando il difficile equilibrio che ha cercato di regalare alla sua opera, un racconto senza disvelamento, una bellezza che cela, come dei fiori regalati, un significato.

Un altro passo importante nella direzione registica è Abbiamo un’ora, uno dei due brani affidati alla voce di Brownie, in quest’opera quasi una voce narrante esterna in chiusura delle due metà dell’album. Di tutti i progetti Radiobluenote, questo è l’unico caso in cui Bava abbia scritto per un altro interprete. Fiori per una Visita è così l’arrivo di un processo lunghissimo di lavoro sull’autorialità, che promette ancora larghe evoluzioni. La scrittura strettamente intima dei lavori di Bava si lega sempre di più a processi di vita ampi, a quelle evoluzioni di crescita che Gilles Cheney, nella sua presentazione dell’album, lega indissolubilmente agli interventi esterni che si abbattono e modificano un’esistenza, ma che vengono elaborati negli attimi, giorni, mesi successivi all’impatto, prima della reazione, in quello stato sospeso che viene riassunto perfettamente nell’aforisma contenuto in Anticamera, ripetuto ipnoticamente: “l’occulto è solo un viaggio in ambulanza”.

(Isidoro Concas)

sə.kʁɛ

Le chaman met directement et explicitement en cause 
l’état pathologique et son siège: nous dirions 
volentiers que le chant constitue une manipulation 
psychologique de l’organe malade, et que c’est 
de cette manipulation que la guérison est attendue.

Il nostro segreto è una montagna di neve in cortile.
Tu mi chiedi – Quanto dolore dovremo ancora subire?
– Da questo momento anche il tempo ci vuole punire.
Conteremo le ore che mancano alla luce del sole.

Possiamo uscire insieme e fare un giro per le strade,
ogni cortile ha il suo cumulo di neve.

Questa notte non ci sono finestre con luci accese
ma solamente un freddo stare bene.

L’alba è, ogni volta, uno spettacolo affascinante.
Mi riporta alla mente le piante accanto alla finestra,
le sveglie, la tua nuca scoperta dalla mia testa.
Eppure vedi, la bellezza è il più grande timore dei segreti.

La cure consisterait donc à rendre pensable une situation
donnée d’abord en termes affectifs et acceptables
pour l’esprit des douleurs que le corps se refuse à tolérer.

Voce, musica e testo di Davide Bava
Cover di Eleonora Ballarè
Fotografie di Paolo Alù

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