Perché i fiori non hanno governo

Non li vedremo, quali regni mortali,
subire la luce al tributo dei petali;
né mai porteranno le membra
del mondo, tra gli steli e la terra.

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Perché i fiori non hanno governo,
mai alle trame del sole obbediranno.
Non li vedremo, quali regni mortali,
subire la luce al tributo dei petali;
né mai porteranno le membra
del mondo, tra gli steli e la terra.
Ignoriamo che la fine del giorno
è perduta nei campi, rivelo.

Perché i fiori non hanno governo,
obbediranno alla pietà della luna:
soli chineranno il capo alla notte
dell’erba, e non avranno dominio.
Che si uniscano il suolo e la pace
alla corte dei gigli! che rendano
allo sterminio petroso una lesa
maestà dall’antico splendore.

Perché i fiori non hanno governo,
offrirò loro il mio canto;
o muto, all’altare dei campi,
li passirò nei precordi del cuore.
Perché non offrono che un colore compiuto
alla tribuna del bello; alla gioia
dell’uomo, né al verso permettono
racchiuderli in pronunce mortali.

Perché i fiori non hanno governo,
periranno gli atlanti dei mondi:
le radici estirperanno miseria
a miseria, e la terra
innalzerà gli obelischi chiamati
coi nomi dei semi, e al principio
sarà un templio di luce
ignara, segreta nell’iride.

Collage di Blick

Tre poesie sulla parola

E io stono, guardando da lontano,
l’oscenità della parola e il suo principio.

Guardando da lontano

E io stono, guardando da lontano,
l’oscenità della parola e il suo principio.

 

Tacere alla pronuncia

Custodire il verso ricercando
la soglia del parlare e poi tacere
la parola alla pronuncia e al suo principio.

Che silenzio il mio giardino quando è sera
e i suoi germogli inseguono la luce
nella notte persa, e tra le erbe
i semi a custodire gli astri e il suono.

 

La parola originaria

Struggendomi, nei fuochi che magie
d’animo smesso e non parlabile posseggono,
l’incedere m’incanta e mi richiama, sillabando,
al mio dovere da profeta e da bambino:

ma tu lo sai che sulle rive del parlato
potrai trovarmi, ancora e nonostante,
a frammentare la parola originaria

e lo dirai, a quest’azzurro insormontabile,
che morirò con la vergogna di guardarlo,
perché la lingua non raccoglie le distanze
e tutto rende vano all’impronuncio.