𝐼𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑢𝑡𝑜𝑝𝑖𝑐𝑜

Molto spesso, immaginiamo il corpo come l’eterotopia per eccellenza: il luogo – cioè – prediletto e al contempo il confine dell’essere umano, il nostro “qui e ora”; limite invalicabile e immenso, non lascia spazio ad altro che non siano i bisogni puramente fisiologici, in una netta distinzione tra corpo e mente, com’è tradizione in Occidente, come se il nostro corpo dovesse automaticamente negare ogni utopia e viceversa. Se travalichiamo questa separazione, però, scopriamo che il corpo potrebbe essere, dal punto di vista non solo strettamente biologico ma anche filosofico, il tramite per un altrove. Ed ecco allora che, per essere utopia, basta avere un corpo.

Cristina | Luca Cristiano

In questo mondo si entra dal computer. Meglio se da un computer protetto da una password. Non usava il suo vero nome, in chat, perché così era sicura di essere contattata da persone vere, che non le chiedevano di cantare, ma di mettersi in bocca una pallina di gomma, restare stesa sulla pancia con il solo permesso di piangere, legata a un tavolo di legno robusto.

Soma TA | Aminata Sow

Anna spesso si era chiesta come si fosse sentita quando, una mattina di novembre, il postino le aveva infilato nella buca delle lettere una busta contenente la foto di una vulva. Aveva forse pensato a uno scherzo di cattivo gusto? Un errore delle poste? Un messaggio minatorio? Una molestia? Neanche dopo aver chiarito di cose si trattasse – un’opera d’arte – ne aveva capito il valore, tanto che l’aveva venduta ad una galleria per soli 10,000 dollari, né tantomeno l’aveva individuata come il punto di svolta della sua esistenza. Perché sì, da quel momento, la vita di Eileen aveva subito un drastico cambio di rotta: da studentessa brillante ma non atipica, si era trovata a essere il fulcro dell’attenzione mediatica internazionale. Stampa, critici e pubblico avevano preso a interpellarla su Soma come se lei ne fosse la massima esperta.