Nafta

Dieci minuti dopo uscì. Giuliano era seduto su una sedia coi gomiti appoggiati al tavolo, a petto nudo e in mutande. La bottiglia di amaro era vuota. Chiese a Elia perché fosse stato tanto al cesso. Lui rispose che non si sentiva bene, aveva le vertigini e il voltastomaco. Eleonora non era ancora uscita dalla stanza; la voleva vedere, abbracciare, sentire le sue labbra morbide sulla faccia, sul collo, sulla fronte, lasciarsi toccare, venirle su un fianco, e andarsene, a piedi, solo e aspettando lo schiarire del cielo e il cinguettio delle rondini. Si sarebbe calato dalla finestra se solo avesse avuto tra le mani una corda.

Colla di pesce

Romualdo era disteso sul letto con le braccia lungo i fianchi. I muri della stanza erano spogli, non un quadro di santi e nemmeno una croce di legno o metallo a rappresentare l’orientamento religioso del padrone di casa, a parte la parete dietro il letto: rivestita quasi per intero da fogli spessi che immortalavano personaggi nati dalla matita di un artista preciso, attento al dettaglio, brillante.