I Vertumni in topless

– Non si dovrebbe mai scopare per gratitudine.
Stava assumendo la forma di uno che ti prende per il culo. Quell’uomo di settant’anni, nudo e fiero come le statue delle piazze e le altre cose vecchie, era bloccato nel flash del momento, stregato da qualcosa che non era lì. Sì, però era nudo e non era il caso. Anche il suo sbattersene era sincero. Al punto che per noi diventava subito irresistibile. Gli davamo più o meno il fantomatico “lei”, esibendoci in formule discutibilmente ibride, del tipo:
– Ci scusi signore, ma che cazzo sta facendo?
Non che la cosa lo turbasse. Ci snobbava facilmente, cancellando i passi giù per una piccola discesa. Gli stavamo abbastanza dietro da renderci conto che si andava verso un delirio di sagome.
– Lampedusa, tu ti trastulli altrove; fossi qui, ti sentiresti come in una festa da Mcdonald’s.
Volevo fare il simpatico. La ressa se ne stava lì, immensa, e si sporgeva a forza di zoom nella nostra direzione. Smantellavano le strade con bozzetti argentati. Un lamento cigolava, fra gli angoli bianchi di quei capelli. A colpi di treppiede, buffetti sulle ruote e frustate di dentiera, orde di anziani ansimanti incedevano contro il sole. Ordinati che neppure una legione di Immortali persiani, e lenti che neanche l’esercito di terra cotta di quel famoso mausoleo cinese. Un cronista avrebbe detto che “infuriavano, infuriavano dipinti fuori da se stessi, desnudi e particolarmente affaticati”. Non ci spostammo prima che fra loro e noi si fosse creata una distanza di circa duecento metri. A quel punto, divenuto evidente che ci avrebbero arati nel giro di un’ora se non ci fossimo mossi, prendemmo una rincorsa eroica, con quella sincera disperazione di quando pare esserci in gioco la tua vita. In fondo potevamo anche essere in pericolo, no?

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