Agnizione

È tua
quella voce che spinge
incauta dove s’apre
indolore la nausea,
e cade.
È tua quella linea
inconclusa
che porta il sangue verso il cuore
e prima
del cuore:
muore.
Che porta il sangue – che non porta
nome.
Non è vela, non è
aorta, è una lisca
STORTA
di luce, che ti sfiora che
sfiorisce contro la schiena
e preme, impercettibilmente:
che si struscia e ti accende
come miccia,
come mi piaccia uscirne
intera e sfacciatamente

Nera

solo io so.
soloioso-loioso-noio, no.
non mi guarda in faccia.
Annuisce.
Non è una vena, è un ramo
inesteso e lucido: sfondato.
Amore, è un fondo di bottiglia
che ti ha marchiato
il torace:
Sono stimmate
tarocche
sono bocche unte, che ti
urlano
ininterrottamente;
che ti urtano, che
TU NON SENTI NIENTE.

È tuo quel profilo
di quella mano, quel profumo quel
fumo
quel: filo spinato – posato
come ferita lunga in una terra
straniera,
priva di bombardamenti e
piena
di trincee e di travi saltate.
Priva di sensi,
le api la-cera.
Piena. Di ragni esplosi come mine o nevrosi.
Prima non c’era.
è tua la sera che si lecca
le tempie
a ritroso,
è tuo il vermiglio che si fa spazio
che ti strappa la quiete il riposo-
soloiososoloiosonoio.

Senza lische senz’armi e senza
pace.

È tua
Questa vita:
non è vera.

È solo
dipinta
e finita
– male –
come quei pezzi di vetro
che ti punteggiano la pelle:
non li puoi togliere
e non servono
a niente.

È tuo quel pizzo
che cola
dalle inferriate

quelle labbra
stanche
inchiodate
nell’amianto.

È un pianto.

È tua quell’assenza di fame
e quella compostezza
di chi ha le spalle bucate
e un nastro
infilato
nella spina dorsale
che non si scuce
e non sa-le.
(Solo io so, solo io, so-)

È tua quella lama
che ti percorre
erotica e breve e
rotola lenta e geme,
che non ti dice
come, che ti conosce
– e prima del tempo:
finisce.

Sono tue le arterie invase
dalla ruggine
e quella serie di cose che

lampeggiano

si spengono.

Lampeggiano

ti spengono.

CHE NON SI TOGLIE, CAZZO, NON SI TOGLIE
che ti
toglie.

La vita

da sotto i denti.
La carne
per farne
rogo insonne.
TI TOGLIE.

Non –
quel bianco che mastica.
Non viene: ti tiene
inserita
inflitta
sfinita
come veleno fermo
che non può scorrere
come lingua
trafitta e muta
come le tue: dita.

È tua quella
t o r s i o n e
che non stringe
mai
abbastanza.
È una danza
fottuta e indenne, un grumo
d’ombra
che non si scioglie.

Solo io so: è tuo
quel punto.

Che taglia?
xxxxxxxxxxxs

Che non
si toglie.

Illustrazione di Felix Dolah

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