Dispnea*

Da quanto tempo è che non respiro

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Scorre veloce il mercato occupato
a serra-serrande e sirenenenenene
svolazzano fogli di via verso dove
il verso arriva, prega, il verso latra
nella latrina alla turca occupata
Occupato! Occupato! Occupato!
: TU – TU – TU- TU – TU – TU
risponde la segreteria telefonica;
e tele-fonografo tutte le grazie
se, graziosa, sotto la cassa sgrazi
illumini gli screzi, le pareti, gli anfratti
aspiri la vita, lo sballo, risucchi

[ e succhi

la pioggia da sparo, esplosiva
al mercato coperto di via Fioravanti
a Bologna, che è un bolo di pianti
piange la pista, la tasca, la cassa
NO MONEY: due rose, tre rose
le cose, le case su ruote, le scuse
a serraserrande e sirenenenenene
scavalcheremo la rete,

[ Bologna:

È un bolo di pianti, di mancati santi
spinosi alla gola, processi enzimatici
amilasi – ah, mi lasci? Mi lasci; Blurp.
Radio Alice è una campagna ecologica
per la sospensione di ogni forma
di trasmissione del sapere, Radio Alice
“è una battaglia persa per i porci”

(cit. 100,6 Mhz).

Per ogni tre kili di cibo fai un kilo di carne
e la tagli, la metti a bollire nel sugo; Blurp.
E carne, carne e rossa carne e carne rossa
di partigiano, per ogni tre kili di piombo
fai un kilo di guerra e per ogni kiletto
di sessantottino fai eserciti anarchici
smilzi di uni-versitari verso dove
il verso arriva, prega, il verso strappa
la carta dal cielo del teatro e la mangia.

*sospiro : “ah”:
*sospiro : “ah”:
*sospiro : “ah”:

Da quanto tempo è che non respiro;
e il corpo è l’ennesimo buco occupato
a serra-serrande e sirenenenenene
e il foglio è l’ennesimo bianco pisciato
a serrare-le-cosce e l’imenenenenene
e il corpo è l’ennesimo buco bucato
a serra-paure e chimerenerenere

Da quanto tempo è che non respiro;
Da quanto tempo è che non respiro;
Da quanto tempo è che non respiro;
è un bolo di pianti, da quanto tempo
al tempo in cui il tempo non c’è tempo
(Occupato! Occupato! Occupato!)
e ci vuol tempo per il tempo e quanto
quanto tempo è che non respiro,
quanto tempo è che non respiro,
quanto tempo è che non respiro,
da quanto tempo è che non respiro;

 

Immagine di Sammy Slabbinck

*dispnèa = s. f. [dal lat. tardo dyspnoea, gr. δύσπνοια]. – In medicina, difficoltà, permanente o occasionale, della respirazione, dovuta ad ostacoli alla circolazione dell’aria nelle vie respiratorie, a malattie dell’apparato circolatorio, a cause di origine nervosa o stati tossinfettivi.

John Simplicio

Simply abbracciò la vita
metro cubo d’aria proprio qui
davanti

John Simplicio rivolse i suoi occhi
e Simply aperse le labbra
deve morire, così dice
sto-per-morire
come categoria esistenziale

Joey Simplicio piegò il capo
il tavolo era rotondo
il capo fumava da una protuberanza
sto per morire io sono un artista

davvero pretendete che si teorizzi?
teorizzare questo mondo di merda
John Simplicio si vide nudo
poi si rivide nudo come prima

molti anni andarono avanti per strada
altri si fermarono
poi qualcuno scorda sempre le chiavi

il godimento sotto vari aspetti
John Simplicio si rivoltò le pupille
un passante gli diede cinquanta centesimi
e si accorse che non aveva niente da dire

lanciare il cuore oltre l’ostacolo

Joe Simplicio visto che c’era
per un godimento pienodisperato
Simply abbracciò la vita
metro cubo d’aria proprio qui
davanti

si riempì di gioia e di nuovo gli occhi
vedere il nerobianco bianconero
vedere il grigio

Collage di Sammy Slabbinck

Averla

(a Richard Trenton Chase)

Giardini in mutazione

rose colme di litio

groviglio di domande e tormenti

affetto a ore ai bordi della interstatale.

 

Dio mi ha fatto luce

bere sangue per illuminare

le albe noiose

di occhi omologati all’autodistruzione.

 

L’averla mi ha fatto croce

insieme a mia madre

non riusciva a vedermi

ma fagocitarmi piano piano

ogni giorno.

In copertina, immagine di Sammy Slabbinck

Lasciate solo il granatiere

Avrei forse parlato sempre di sempre e per sempre
a qualcosa di reale
come un amore una lotta una rivendicazione un appello
verso una nuova poesia una noia quinquennale post-pranzo

Sun is shining
fin troppo per le stele infernali di guance porpora
dilatate negli occhi ruvidi di ossigenate astrazioni
di domani e di ieri
da quando sento
le voci ridacchianti di me iena ed elefante in pericolo
quando ieri aspettavo
sibilline parole e piccole giovanili vergogne:
vergogna vergognati, anche quando
le ombre dei tiepidi termosifoni di marzo svaniranno
e sverrai a metà aprile
alla vista di un sangue innocentemente versato per il sesso
ah come stanno i nostri vigili nel blue sunday se il sabato sera
non si so’ parlati più per ore ed ore ed ore ed ore ed ore
ah quand’ora tremanti di febbre pasquale si iniettano convenevoli
piagnucolii di rondinelle tremanti
e nelle grotte nei musei regionali o fra i porticati islamici del castello
della Zisa a Palermo (a 10 minuti da casa di Simone)
con una maglietta sudata intrisa di storia medievale
mi esalto per la vita dei baristi e di chi suona la chitarra
come Bob Dylan
quando ancora in Rilke scovavo piccola la figura estranea di Ines
e ad Ines allestivo mazzi di fiori nel centro notturno di Cracovia
prima dell’ennesima lacerazione nel moonlight
poi lontani dai sigh sigh e dalle croste sanguinose dei fegati
abbiamo pensato a costruire un nuovo mondo con i compagni oggi
morti cantando Guccini e sfiorando i seni delle giovani anarchiche
senza alcuna moderna aspirazione all’oro
a loro il successo di questa top ten di musica anglosassone
che risuona serena al funerale delle 7 di sera prima di cena
quando chiesi qualcosa di estremamente dolce
per far tornare la fame ai parenti, ma vuoti insaziabili invece
rivestono i guardaroba dei contemporanei
ed i piatti di porcellana con affreschi dell’Edipo Re
che vuoti restano anche dopo discussioni generali in piena notte
(until 4 a.m.)
alla stessa ora in cui
una settimana prima vomitai per la totale subordinazione
dell’anima al corpo
di un puer plautino così prevedibile ai copioni dei moderni Molière
o al più sensibile Brecht così presento con nome Gregor Samsa
lo scarafaggio e ridacchio ancora
dopo sedute di psicanalisi on the road da Aversa fino a Roma
con la Rosselli più grunge di un non nostalgico come as you are
di biondi trentenni attempati
e poi silenzi stampa generali dei presidenti più malfamati
della lega calcio
e la loro efficienza nei rapporti interpersonali
esempi fra me e le venete dai sani principi
ancor più di fraterne impressioni di inizio maggio
in cui solo i nervi affaticati e le stampelle ci reggono in piedi
e i qui e là di scorbutici interessi e malumori
rullo compressore della Libellula
conio in meglio un «me ne frego!»
totalizzante dell’esperienza sotto il sole cocente perché
avrei forse parlato sempre di sempre e per sempre
a qualcosa di reale
come un amore una lotta una rivendicazione un appello
verso una nuova poesia una noia quinquennale post-pranzo
ma decaddi ascoltando musica ambiguamente opposta
e confuso dal gingillo ferroso e luminoso giunge
il monito via radio dalla stazione sotterranea:
«lasciate solo il granatiere»

Fotografia di gemma anton

Perché i fiori non hanno governo

Non li vedremo, quali regni mortali,
subire la luce al tributo dei petali;
né mai porteranno le membra
del mondo, tra gli steli e la terra.

Perché i fiori non hanno governo,
mai alle trame del sole obbediranno.
Non li vedremo, quali regni mortali,
subire la luce al tributo dei petali;
né mai porteranno le membra
del mondo, tra gli steli e la terra.
Ignoriamo che la fine del giorno
è perduta nei campi, rivelo.

Perché i fiori non hanno governo,
obbediranno alla pietà della luna:
soli chineranno il capo alla notte
dell’erba, e non avranno dominio.
Che si uniscano il suolo e la pace
alla corte dei gigli! che rendano
allo sterminio petroso una lesa
maestà dall’antico splendore.

Perché i fiori non hanno governo,
offrirò loro il mio canto;
o muto, all’altare dei campi,
li passirò nei precordi del cuore.
Perché non offrono che un colore compiuto
alla tribuna del bello; alla gioia
dell’uomo, né al verso permettono
racchiuderli in pronunce mortali.

Perché i fiori non hanno governo,
periranno gli atlanti dei mondi:
le radici estirperanno miseria
a miseria, e la terra
innalzerà gli obelischi chiamati
coi nomi dei semi, e al principio
sarà un templio di luce
ignara, segreta nell’iride.

Collage di Blick

Svendita totale

Annuncio svendita totale
per totale fallimento

VENDESI: Mutande per mutanti
e criptoporni balenanti
__________________

(Ricordi la sera all’Hotel Politecnico
Ricordi la sera Hall Hotel Politecnico 
Ricordi la sera all’Hotel Politecnico?)
– Era pomeriggio. E sollazzavano
i tramvieri in sciopero sbronzi
sulle rotaie del sedici al tramonto,
morte, ti raccontavo fanfole di Maraini
Oh Verdina,  tu t’ appellavi al sacrosanto
vezzo, al cristonato fumo di minore
eccome se rampavi sulle rampe da cavalla
eccome avevi gambe da puledra,

[Adios, Addio,  A Dio.

Io non ricordo più niente:
Del segno che lasciasti
non v’è rimasta traccia.

(Ti odio nel brulicare di immagini
e mi proclamo regina degli apatici);

VENDESI         Le tue trecce recise
AL                    i tuoi occhi già spenti
BAZAR             cristiani non praticanti
DEGLI              e mercanti d’arte sacrileghi
ASTANTI:        ______________________

No, non lo posso patire, il rumore
di porte chiudentisi e l’odore
dei freni sfregantisi, non mi frega
di questo avanzare, a me importa
IL TEMPO DEL PISTONE:
2500 giri/min e viti senza fine
in retro-avanti marc’! Via col gas.
Il futuro non è mai stato così demodé,
se ci pensi in memorie al contrario,
il passato si è fatto visione e Cassandra
finalmente azzeccava le cose da dire
ad un Giano bifronte il cui mezzo è la fine
e il cui intero è perfetta illusione.

VENDESI: Sanguinacci di fate
le sue calze velate
pelli d’alpaca
e tenerissimi suricate
_________________

Se arrivasse poi un giorno un cliente
a comprare le mie controfferte,
le mie ciarle divelte senza vere radici
gliele regalerei, direi – Prendile pure
fatti un sandwich di trecce e mutande
ma, ti prego, poi non riportarmele.
Al best Quality Hotel, Oh Verdina
tu mi aprivi le gambe felina,
e volavano schiaffi, voleranno domani
nelle nostre violenze trovavamo le mani
ed ho scelto di venderti, di rinnegarti
per non centellinare gli istanti,
per non perderti un giorno
nel crampo da vecchio
lascia solo la foto all’hotel Politecnico
in cui non apparivi e non c’eri, riempivi.

[Adios, Addio,  A Dio.

Io non ricordo più niente:
Del segno che lasciasti.
non v’è rimasta traccia.

ANNUNCIO SVENDITA TOTALE
PER TOTALE FALLIMENTO
_________________________

(ho dovuto nasconderti dentro una scatola
per non farti  trovare all’esattore di palle
dell’ufficio dei pre-sentimenti molesti)

I totalitarismi e i totani riuniti tremano
sulle mie furibonde cosce da vichinga
abbaio, abbaio, abbaio, abbaio, abbaio
e non mi abbagliano più i falsi fari,
le torce degli sbirri, le sberle di mamma e papà:
sono grande ormai, non mi prendono più.
Abbasso le serrande, spalanco le gambe
ti offro il mio ventre negozio vacante
scopami tu, mondo ladro e bastardo, ti amo!
Omosessualmente parlando io ti adoro,
non chiedermi il senso, il profondo:

Adios
Addio
A Dio

 

Collage di Sammy Slabbinck

De corpore

(Poemetto)

Su questo sperduto – sperdutissimo – pianeta
acqua in gola,
su questo pianeta spaesato (inculato)
pianifica algoritmi e giustifica l’in

giustificabile.

                                                             Su questo fottuto

sperduto pianeta dove sarà
pure la storia apparenza benché
apparentemente esista e non parli la
realtà delle idee ma viceversa
come fluisce e fluisce meglio
a chi piaccia fluida la parola
o scarno il verso non parli
la realtà delle idee ma viceversa.

Pare – ma non sembra –  se
sembrare è difficile al tatto o all’udito o
alla vista (che ci dice Aristotele essere
sublime e maggiormente capace di di
scernimento) pare che il flusso fatato i
ricordi and chips a tre euro l’uno o +
a tre euro l’ora: degli spazi svuotati (ov
vero senza vuoto) ben
eplacito e spazio-tempo

rinnegato

ovvero del filo del rasoio essendo
rasoio roulette dei ricordi o
profumi mistici e incensi per strada
di una donna profumo essenza transgenica
di più donne temporalmente sovrapposte. La
roulette dei ricordi: pare e sembra che
si sia venduto al migliore offerente
(per un prezzo di comodo) a ricordo
tre euro vuoti nello spazio-tempo con
o senza il beneplacito o danza cardinale/

SCARDINA E AMAMI NEL FUOCO CHE PROVO
NEL VUOTO CHE INFUOCO SCARDINAMI E
AMAMI E NEL FUOCO di
una liberazione comune di un’azione
di liberazione comune liberandoci
la dicono lunga i muri de la Sorbonne
sull’inscindibile e dialettico
dinamico e frattale e consustanziale
francofortese amorerivoluzione
rivoluzioneamore.

Sentir impellenza et inestricabile
necessità innesco contro-movimento IRREVERSIBILE:
politica capitalistica contro la danza
essendo sempre la danza macabre quoi qu’elle soit
puisque la danse rappelle toujours le plaisir corporel
puisque la danse est mort dans
la mésure où elle est CONCUPISCENCE:
grida
vendetta tua madre
un
grido verso l’alto senza troppa fiducia in sé
(pour le mal qu’on m’a fait)
grida vendetta avendo appreso che
vendetta essendo una saggia parola dai
tragici eventi dell’inverno russo diciannove

zerocinque: essendo vendetta saggia

parola nonostante l’apparenza // speranza per
tutte le volte per
ogni (s)
fortunata (s) dannata Fortuna ho
saldato gli ultimi da saldare i
saldi ultimi dell’autunno
soldato benché non tenga (non tengano)
le saldature/ saldato ho
saltato: per
ogni alba e colamento per
ogni alba prima del
nascimento in sé per sé per me per te:
tuo padre un sergente ironico so
rridente lo sguardo e il pus falcidia
i cactus nei deserti; per
ogni alba violentata dai nembi:
un monaco/un monarca/ la Chrystler, già FCA
[questo mi disse un santone nei boschi nei
boschi un santone beat dei boschi (del cazzo)]; per
ogni fiala iniettata e non disinfettata per
ogni insetto disinfestato: oppio clericale,
concepimento anzitempo, fungo affamato
di tra le granaglie, nascendo il peccato del
tutto e affatto immerso in sperma:

           |OBBIETTA ‘STA FREGNA|

(ai posteri l’ardua

sentenza), nono
stante l’apparenza molto si parla
più spesso e si canta essendo
parola per canto e forgia e si canta
e si parla e si parla e si parla.

Abbi fede, amic* mi*, nel futuro

tuo prossimo e remoto

fidati ed abbi fiato e non fermarti a
pprendere fiato, amic* e prossimo:
lo stantuffo e il pistone, la valvola
di sfiatamento:

compagn*, nonostante le apparenze,

i

battiti al minuto il polso alle
pulsazioni al minuto: CORRERE!
Non tutto è perso per quanto
tutto sia perso per quanti impiccati e
scheletri/altari, streghe abbruciate,
altari e bimbi carbonizzati – se c’è
ancora da considerare l’im
patto ambientale (il patto col lettore)
l’efficienza energetica e gli sca
rti umani.

SOPRA LA CASA LA BANCA CAMPA
SOTTO LA BANCA LA CASA CREPA
[1]

Ci proponiamo pertanto di ri
stabilire contro ogni stabilizzazione e forma
di ristabilizzazione elettromagnetica
contro ogni castrazione biochimica
quotidianamente – fermento
batterico e batterie mitraglianti fo
mento e strabuzzo di occhiaie
non-in-de-bo-li-men-to,
rafforzamento oltre misura
(contro misura) oltre oceano e
nel blu sempre più blu, sempre
più oltre mare, nonostante le occhiaie, e
ogni forma di trascendimento
e make-up, ogni
ricostruzione.                                    Rivendica il tuo sguardo

di quarzo
la vita e
le tentazioni

di tre o quattro

vite tran-sessualmente etero

geneizzate vissute e riuniformate e
vita di carne di ossa, vita di carne e ossa
vita di tendini e di forza
ture, vita e morte e vita
vita di trincea di sca
ppottamento di
appostamento e imbo
scamento: muera! muera! muera!

Se questo è un uomo, io

sono una donna, se qu

esto è un vecchio: lasciate che muoia, se

questo sono io en

tra in me e ri

pulisci le

vie

le

arterie.

                                            Se questo sei questo vali questo chiedi e così via.
Noi nel domandare intuiamo una qualche
cosa di più grande (ovvero immensa) ri
nveniamo il fermo in movimento il
senso di qualunque risposta (che no
n è poco, non crediate) nella domanda
ciò che era sperso senza ritenzione
rispetto all’impatto ambientale et
energetico, all’umore et a
gli ormoni, l’emersione del
lo spirito, the emergency door,
l’affioramento del segnale (Voelker, hoert
die Signale!
) infiorescenza rivoluzionaria/
capezzolo oltremodo acquis et assumé
principe superieur du plaisir cor
porel du corps DE TERRITORIALI

SÉ  et    RE

TERRITORIALISÉ.


[1] Slogan rinvenuto su un cartellone ad un corteo per la casa a Torino (marzo 2017)

In copertina, collage di Wisława Szymborska

Oncologia pediatrica e altri scritti

La bellezza fa così:
viene a prenderti gli occhi
per tenerti un po’ nelle sue tasche di petali.

La bellezza fa così:
viene a prenderti gli occhi
per tenerti un po’ nelle sue tasche di petali.

Ecco che ne perde due:
e tu, non pensare di rubarli.

 

La pianura non so se ti consola

Facevo benzina,
volevo che qualcosa
prendesse fuoco,
in un momento:
avrei sentito calda la faccia,
pestavo i piedi sull’asfalto,
eppure pesavo pochissimo
e pensavo ancora meno,
solo a volte, alla pianura.

Certi giorni è impossibile
essere in sintonia
con la pianura e le case,
che sono recinti,
mentre avresti bisogno
di guardare
decisamente oltre.

Oncologia pediatrica

Oggi vediamo chi non è attaccato al tubo,
chi far giocare con i nostri deliziosi e stupidi acquerelli glitterati,
con la colla da attaccare alle mani, con l’accortezza grigia
degli anziani – dei giovani

pigiamo il sapone sterilizzato intere famiglie di batteri sterminati;
non avremo il loro peso sulla coscienza:
vogliamo rapirirvi tutti e attaccarvi al tubo delle malattie guarite.
Per guarire anche voi con noi o attrarci al tubo, noi stessi:
il tubo delle misericordie sbagliate,
date male.

Vorremmo rendere in prestito il cotone dei pupazzi,
mettercelo sotto le maglie o sotto i pantaloni, nelle calze,
per farvi ridere di più
e già ridete!
Morite, spesso, senza aver assaggiato una colazione diversa
da quella e quella di casa vostra.
La vita è un corridoio corto
che per voi
non ha voluto rimescolare nessuna carta.

Ho un pezzo di Medioevo

Ho un pezzo di Medioevo,
mi corre per le scale,
lo tengo al cornicione,
gli faccio un favore.

Mi offro volontaria
per badare ai sacerdoti
al posto suo.
Scappa da tutti i lati,
mi oscura la porta di casa
mi stacca le tende,
pesta i piedi.

Ho un pezzo di Medioevo
di un’età di mezzo,
è carne rossa e viola
– parte fresca, parte
marcia.

Ne stacco dei lembi,
li butto in metrò
– un pezzetto rosso,
un pezzetto viola –
la puzza
arriva a Rho Fiera,
a Corsico
mangian la rossa,
con le mani
sporche di plastica
delle maniglie
– ma che frenate brusche,
ma che frenate dolci –
i vetri spiovono
per non far buttare sotto
gli altri,
ma sotto le scale
ho il mio pezzo
di un Medioevo stanco
delle nostre scampagnate
e stanco
in generale.

In copertina, fotografia di Thomas Windisch

Io sono il vento

Un’anteprima da “Cantico del Vento”

La mia profonda riconoscenza nei confronti della redazione di Neutopia, in particolare a Davide Galipò, che ha sempre creduto nella redazione dei Cantici Elettrici, ma non solo, è il vettore di preziosa letteratura e riflessioni contemporanee.

In questo ultimo anno e mezzo mi sono dedicato alla redazione dei Cantici Elettrici, progetto composto da sette testi per più di cinquantamila battute. L’esigenza non nacque sin da subito, ma a seguito della stesura del Cantico Elettrico, una rielaborazione del Cantico delle Creature e una venerazione dei Demoni della società contemporanea. In quella notte di Novembre, mi ero accorto della mia personale esigenza di cantare la contemporaneità in cui ero immerso.
Come potevo erigere un complesso letterario tale da coinvolgere i lettori? Come potevo dare alla parola sonorità ed efficacia allo stesso tempo?
A quelle domande ho provato a rispondere con la violazione della semantica, sorretta da strutture che potessero trasmettere un immaginario contemporaneo, da tenere a portata di mano nella tasca del cappotto.
Il linguaggio di alcuni Cantici con il passare del tempo è lievemente cambiato. Ho abbandonato la ricerca puramente semiotica e ho utilizzato un linguaggio maggiormente storicizzato poeticamente. Non so se questo sia un bene o un male. I miei più cari amici e la mia fidanzata sostengono sia un lavoro più maturo. Ho sempre rifiutato questa accezione perché dall’interno della fucina dove i Cantici sono stati fabbricati, le scelte erano guidate dalla consapevolezza di dare letture delle realtà anche in maniera maggiormente lirica. Ad oggi rimango fiducioso che l’individuo sia ancora protagonista dell’immaginario urbano. Qui si fonda la mia speranza di presentare un lavoro organico, che non risenta delle scelte linguistiche di un Cantico piuttosto che di un altro.
Passando da un aspetto più discorsivo ad uno più tecnico, credo che il valore dei Cantici  risieda in una riproposizione di quella che fu l’esperienza del Futurismo. Non nego gli aspetti più critici di quella che fu l’espressione italiana dal punto di vista intellettuale. Forse quest’ultimo è il dato che mi ha avvicinato maggiormente al Futurismo Russo e al Futurismo Giapponese.
In sintesi, essendo questo luogo deputato alla presentazione della raccolta, ritengo che l’aspetto più interessante della sopracitata avanguardia storica sia il ruolo che ha riservato al “caso”.
Inoltre, cosciente che relegarsi ad un movimento letterario ultracentenario non sarebbe proficuo, già in Dal Dripping allo Zapping (pubblicato su Neutopia, NdA)  ho espresso le mie opinioni, tenendo anche conto di ciò che ha rappresentato la grande avventura Dadaista.
Per ultimo, non mi rimane che un’eterna dichiarazione alla Beat Generation, il cui ritmo ha certamente contaminato i miei testi, come la mia vita.

I testi riportati sono uno stralcio del Cantico del Vento. Buona lettura.

IO SONO IL VENTO
e osservo sogni astratti
scivolare tra il traffico di ottobre
ho un menù cinese nella tasca
all you can eat 8,90 euro
e se è vero che tutto ha un suo tempo
il rumore di una crepa è il mio dolore
e non temo chi ha tentato
quando il sole si leva e il sole tramonta
tra un via vai di cose fatte e che saranno fatte per chi guarda la casa
e per chi guarda la notte
la caccia aperta alle teste mozze è slegata dalla vita
mente la pupilla rigida di cori greci
risolve gli improbabili grovigli del Cosmo
e avvolge le stelle che bruciano a miliardi di gradi
sulla vita di uomini soli
e testimoni confusi di un solo paradiso
Antichi Ateniesi non si sono resi conto della fine del Mondo
e riordinano i sorridenti soli dei calendari

[…]

Le discussioni per stanotte sono terminate nell’ultimo sorso di Pastis 51
e il tempo dura meno dell’amore tra una bicicletta e il suo palo a cui è legata
difronte all’Ambharabar
allitterazione assoluta dei sentimenti umani
E se io fossi la notte starei ai confini del cosmo dove la contraddizione tra la forza della vita e il rigore delle forme

che contempla  milioni di
sogni in formaldeide

Le belve in sosta contano la parcellizzazione dell’essere in ogni suo attributo
tra il tutto che esiste e il sacrificio dei nostri quotidiani stupori
tanto che San Giorgio muore milioni di volte sul ciglio della strada
comincio a confondere la stazione dal resto
l’ingresso della città
con la porta dell’armadio del bagno

[…]

Medusa rivolge sguardi

a spiriti disossati senza
tornare all’implicazione

mentre Canti Uraniani bruciano
sul greto della strada
e i soli sorridenti mangiati vivi
mentre Canti Uraniani BRUCIANO
e BRUCIANO LE MAESTOSE 24 ORE
e BRUCIA ALESSANDRIA D’EGITTO
e alberi sepolti volano
in una notte immersa nel traffico
dove qualcuno sognava sopra la sua testa

Belve appoggiate al cadavere di un sospiro
mentre accarezzo la notte
ma adesso che ho già visto fucilati il 3 maggio e i marmi
i menestrelli meccanici cantano ad intermittenza la
Cosmogonia anatomica dello scheletro nero:


(Continua sul numero cartaceo in uscita a Marzo)

In copertina, Shadows di Paul Delvaux

Verlaine fuori tempo massimo

Ovvero: Les sanglots des violons de l’automne blessent la Rote Armee Fraktion

Tournez cent tours, tournez mille tours
Tournez souvent, tournez toujours.

Nelle moschee non troverete
Che i vostri occhi rivoltati,
Nelle tasche,
Le più belle e slavate
Tabaccaie minorenni e il naso fine
Dei principi indiani,
Con le rose e le cartine lunghe;
Dietro i vostri scudi
Le bombe aratro su Kobane.

Tournez cent tours, tournez mille tours
Tournez souvent, tournez toujours

Dichiaro guerra a tutte le metafisiche poliziesche
E ai tuoi occhi militari e alle dita socialdemocratiche
BIANCHE come le pagine dietro i tuoi pensieri;
Dichiaro guerra alle cosce fritte di pollo
E, dunque, in ultima analisi,
Allo Stato borghese.

E ai miei amici poeti
– Se ricordano che i poeti
Sono come i chihuahua –
Proclamo (ma temo di sbagliarmi)
Che il sogno è vita e la vita non è niente.

Pertanto dichiaro guerra anche
Agli stupratori di Ulrike Meinhof
– Fuori tempo massimo –
Benché rimanga vero
Che l’articolo 3 del Codice anale affermi
Il diritto a pregare e rinnegare
Dio e il Padre
Cinque volte al giorno.

In copertina, illustrazione di Frédillo