Nastro

Lì accanto, un gesto rapido:
il fattorino della posta
porta le scatole, inquieto – 

senza fermarsi,
porta a porta
deglutisce fantasmi. 

Metterci un mese, intanto,
per scriver due versi:

“posa il taglio
sul palmo”. 

Cosa cerchiamo?

Mentre è scaltra ogni posa
nell’inquadratura – sullo sfondo
nessun angolo – scappa

dalla fessura sbalordita,
senza famiglia: unica specie
di morso flebile.

Scoperta ferma,
accecata – piccola bestia –
dal faro bianco della notte,
e invalicabile;

rimasta aperta, la si vede 
propagarsi
staccando lungamente
i margini. 

È stata prodotta
da un college impaziente,
spuntata dal nulla
dentro una stanza;
l’è stata impartita
un’approssimativa ustione
– l’eucarestia le cerette. 

Lo sport e le spore
sopra le tende,
farnetica, scende

un tempo bruno
aggrovigliarsi
sotto le ascelle.

Tirare. Forte.

Il fiato attraversa la sigaretta.
Il cazzo inserisce versa
le mutandine la finestra.

“Mettere un verso, ogni tanto,
per tutte le messe
e-mettere”. Prende nota.

Dove si colloca
a quale piano
su cosa affaccia
a quale scala
è rivolta. 

Sceglie con cura,
sbadata –
sposta la soglia,
trova la causa.

Una volta tolto
il nastro la bocca
risulta sempre
appiccicosa.

Collage di Nepo

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