Ci siamo solo io e papà. Mamma non viene più. Giulia e Marco forse verrebbero, ma il rischio d’incontrarci è troppo alto. Chissà se Giulia continua a odiare le gonne. Chissà se Marco fa ancora karate.
Papà mi avvolge la mano con le sue dita da serpente costrittore. È un uomo imponente, ma i neon lo riducono a un nano: sono luci per camici e mascherine, per chi dorme e non sa svegliarsi. Illuminano male chi viene da fuori.
Oltrepassiamo una porta, poi un’altra. Nella prima una donna parla con un alluce sfuggito al lenzuolo, nella seconda un vecchio, pochi capelli e braccia conserte, contempla la finestra. Porta numero tre, siamo arrivati. Oltre la soglia, Jason ci aspetta e non lo sa.
Saltare la testa | Elle D.
Non sei razzista. È solo che non ti piacciono i neri, chi mangia troppe spezie e chi ti ferma per strada dicendo di non aver mangiato. Hai provato a farteli piacere, ma niente. Non funziona. Sei salito sull’autobus, ti hanno consigliato di respirare con la bocca e ripensando all’antibiotico liquido che da bambino mandavi giù tappandoti il naso, hai risposto: «Signora, guardi che fa schifo uguale».
