Un metro quadrato di cielo blu | Natol Bisq
Infilo la giacca e vado verso la porta. Prima di spingere il battente di vetro in basso, proprio dove mi ero bloccata, inebetita davanti al cadavere obeso di Bingo, scorgo la vecchia del sesto piano.
Infilo la giacca e vado verso la porta. Prima di spingere il battente di vetro in basso, proprio dove mi ero bloccata, inebetita davanti al cadavere obeso di Bingo, scorgo la vecchia del sesto piano.
Per un attimo ebbi l’impressione che si voltasse verso di me. Ma non era così. Non guardava me: guardava il vuoto, io ero il buio, la pioggia scendeva.
«È una cosa che mi è sempre rimasta impressa. C’è un bicchiere di vetro appoggiato al bordo di un tavolo, è carico di energia potenziale, vuol dire energia ancora inespressa. Poi qualcuno lo spinge, e il bicchiere cade giù.»
Era un animale dai tratti preistorici, col pelo incatramato. Sembrava provenire da un incubo e metteva una paura ancestrale.
E io resto immobile fra cardi demonici e decumani che hanno dato forma al mio animo. Resto immobile e vorrei non avere tutta questa conoscenza.