Controra | Chiara De Cillis

Uscita dalla doccia, si asciuga alla svelta. Poi, completamente nuda, corre in camera da letto. È eccitata, eccitatissima. Tonino le ha dato finalmente appuntamento alla balera.
Sceglie con cura il vestito da mettere. Quelli nell’armadio li ha cuciti tutti lei: le stoffe a fiori, con grasse margherite bianche o tulipani blu, così come le fantasie geometriche.
Oggi indosserà quello a pois. I pois fanno bene all’amore, come tutte le cose tonde: le pesche, le bocce, le tette.
Non fa in tempo a rivestirsi che piccole gocce di sudore le bagnano l’interno coscia. Le sente scivolare fino alle caviglie mentre indossa un paio di tacchetti bassi, ché sennò non riesce bene a frenare.
Si guarda di sfuggita allo specchio, decreta di essere pronta, e si avvia verso la macchina sfidando la calura insopportabile della controra.

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Verrà un pappagallo e avrà i tuoi occhi | Charlie Nan

Ricorderemo sempre l’agosto del 2011 come l’estate del lavoro da guardiano di Giò, le mitragliatrici punk a 45 giri e i pappagalli. Genova è la capitale europea dei pappagalli. I primi nidificarono a Villa Gruber negli anni ’70 e così si riprodussero e si espansero; attualmente sono quasi trenta specie quelle che vivono sopra i tralicci e gli alberi delle vie del centro. Qualcuno dice che siano scappati da un circo.
Alle 6 pomeridiane io, Giova e Nico ci scoliamo le birre della sera prima lasciate in giro per casa, ma nel dopo-lavoro si lascia correre anche questo, come tutto. Con quel caldo le finestre sono aperte, così che anche nel palazzo nessuno fa più finta di vedersi, e a maggior ragione nel pianerottolo che serve da balcone comune.
La sig.ra Dominici invece non esce mai. Nico dice che è una vecchia strana. Mentre la sig.ra Arena, lei sì che è una gran fica dice Giova, secondo me prima o poi qualcuno se la scopa. Ma la Sig.ra Dominici sicuramente è la persona più interessante, dico io.
Ti piacciono le vecchie?
La storia della collezione di occhi di vetro la conoscete: faceva l’infermiera al San Martino negli anni ’60 e fregava gli occhi dal reparto di chirurgia oculistica, a volte iniettava degli acidi ai pazienti e asportava i bulbi oculari.
Solo perché lei ha l’occhio di vetro, non significa che ne abbia una collezione di veri.

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Miss Italia | Francesco Tacconi

 

– Siamo qui con Elena Rampi, la nuova miss Italia. Elena, ci vuoi dire qualcosa di te?
– Vuoi qualcosa di particolare, vero?
– Sì certo. Qualcosa che ritieni interessante e che possibilmente non sia già comparsa sui giornali.
– Ho avuto una adolescenza piuttosto turbolenta. Sono stata tossica dai tredici ai diciannove anni. A tredici anni ero bellissima.
– Tossica? Fantastico! Ma pure adesso sei molto bella, hai vinto il titolo superando tutte le altre partecipanti.
– Lo so, ma è diverso. Ora io mi sento bella. Indipendentemente da quello che pensano gli altri. Allora invece ero oggettivamente bella. Era una cosa innegabile e niente affatto una questione di gusti.Continua a leggere…

L’orchestrina | Nicola Dardano

Un abile direttore d’orchestra sa sempre come distinguere le voci dei singoli strumenti. Se una sola corda stride, se un tasto suona sghembo o un colpo arriva tardi, lui subito se ne accorge e riesce a intercettare, nel prodotto melodico della buca intera, l’esatta parte in errore. Ogni musicista lo sa e quando sbaglia, sbaglia sapendo di esser visto, perché sempre sente addosso l’attenzione del Maestro: l’infallibile giudizio del suo orecchio, che mai gli perdonerà una svista.
Così, non appena si accorse di aver cannato l’attacco, il Terzo si fermò e fece silenzio. Forse il fiato gli si era spento in gola, o forse la bocca aveva disegnato con le labbra un cerchio troppo stretto; fatto sta che la voce ne era uscita rotta, stonata e pure un po’ stridula, simile al gridolino di un bimbo più che all’ululato richiesto. Il Primo e il Secondo non si lasciarono scoraggiare e continuarono per un po’; ma le loro voci, da sole, non riuscivano a rendere tonda la gravità del suono, e per quanto i due si impegnassero, per quanto si guastassero la gola cercando di riempire il vuoto lasciato dal compagno, nient’altro ottenevano che un canto falso e fiacco, le cui note tradivano l’ideale profondità dell’ululato, ne snaturavano la terribilità e la risonanza. Il compito si era fatto insostenibile, e il Primo pensò che era inutile continuare così, se solo in tre potevano riuscire. Si fermò, e pochi secondi dopo anche il Secondo ammutolì. Tutti e tre rimasero zitti, fermi dov’erano nella radura, mentre attorno a loro la boscaglia ridonata al silenzio iniziava a riempiersi di nuove voci, intonate dal coro diverso e più ricco delle bestie: si riusciva a distinguere, sopra il cinguettio costante e eguale degli uccelli, l’improvviso ruggito di un lontano predatore, il bramito terrorizzato della preda in fuga, il grido folle e solo della scimmia; ma l’orchestrina, che sedeva per terra in mezzo all’erba, non ascoltava queste note, e attendeva impaurita un solo suono: quello sordo e secco dei passi di Pietro, che a breve avrebbero percorso la boscaglia, e l’avrebbero percorsa per punire.

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Vocabolario della fine | Caterina Migale

Tutto quello che riuscivo a vedere era una V maiuscola. Sapevo che si trattava della prima lettera della parola Vocabolario, inscritta sulla copertina del manoscritto, ma preferivo credere fosse l’inizio di Vittoria, la nostra vittoria.
Continuavo a scavare, tirando via cumuli di terra e frammenti rocciosi mentre Alice, Leo e Tata ridevano come pazzi; le loro voci echeggiavano nella grotta caricando l’aria di una vibrante isteria, quasi a voler riempire la somma dei nostri vuoti, in attesa che l’esistenza si riappropriasse del senso perduto. Duecento anni prima, l’animo umano era stato squarciato e il suo contenuto gettato tra le gigantesche fiamme di un fuoco ingordo; la realtà aveva perso i propri colori e il Grigio era diventato il nuovo ed unico sentimento, la nuova ed unica emozione; le imperfezioni dello spirito erano state proibite da una Legge che noi, esplorando quella grotta e riesumando quel vecchio dizionario, avevamo violato.

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