Ci siamo solo io e papà. Mamma non viene più. Giulia e Marco forse verrebbero, ma il rischio d’incontrarci è troppo alto. Chissà se Giulia continua a odiare le gonne. Chissà se Marco fa ancora karate.
Papà mi avvolge la mano con le sue dita da serpente costrittore. È un uomo imponente, ma i neon lo riducono a un nano: sono luci per camici e mascherine, per chi dorme e non sa svegliarsi. Illuminano male chi viene da fuori.
Oltrepassiamo una porta, poi un’altra. Nella prima una donna parla con un alluce sfuggito al lenzuolo, nella seconda un vecchio, pochi capelli e braccia conserte, contempla la finestra. Porta numero tre, siamo arrivati. Oltre la soglia, Jason ci aspetta e non lo sa.
Invocare i paesaggi perduti | Parafiction e fabulazioni nelle opere di Elia Suleiman e Walid Raad
Raad e Suleiman si affidano alla veridicità della finzione e all’assurdità del quotidiano. Ci portano a mettere in discussione il terreno politico. Giocano con il potere favoloso e immaginativo dell’arte per creare storie alternative parallele ai dati ufficiali della scienza, del giornalismo e della politica, con cui dialogano con ironia e umorismo.
