Amarsi meno, amare di più | Come la letteratura può cambiare la realtà

La qualità della vita post-pandemica si è gradualmente abbassata, mettendo seriamente a rischio la salute mentale di tuttə. Eppure, la vita frenetica lavorativa non conosce sosta, togliendo tempo e modo di prendersi cura di chi abbiamo accanto. Prendersi cura, a differenza di ciò che spesso viene ribadito come un mantra, non è un lavoro svalutante né adibito all’ambito femminile. Semplicemente, sembra che in questo castello di carte nel quale siamo chiamatə a vivere detto “neoliberismo”, non ci sia posto per la cura. Quasi si trattasse di una debolezza di cui vergognarsi, dopo due anni di stasi economica e sociale non sembriamo disposti a prenderci maggiormente cura di chi ci circonda.

La crisi della cura | Per una società del welfare

Nel corso degli ultimi decenni, le nozioni di benessere sociale e di comunità (welfare) sono state accantonate e sostituite con quelle di resilienza, miglioramento e benessere individuale (wellness). A promuoverle è stata l’industria della “cura di sé” (selfcare), che riduce la cura a mero prodotto di consumo a beneficio personale, offrendo così un rimedio tanto insufficiente ai problemi contemporanei quanto malsano.