Tracce di Barriera | Come si ascolta un quartiere?

Il Menù della Poesia è un progetto di audience engagement nato nel 2010 per promuovere e diffondere la cultura in tutta Italia tramite la poesia e l’arte teatrale in contesti non convenzionali. In quell’anno, l’attore Marco Bonadei e altri pionieri del progetto si avventurano tra i locali e i ristoranti del Salento. L’obiettivo era ed è proporre poesia e recitazione, soprattutto in contesti legati al convivio, ma decisamente non ordinari per l’offerta culturale. Il collettivo di attrici e attori professionisti sente il bisogno di incontrare il pubblico in modo più intimo e immediato, guardarlo negli occhi, anche a tavola.

Oggi mi trovo con Mauro Bernardi, uno dei membri della direzione artistica e co-fondatore dell’associazione culturale, a cui chiederò di trasmetterci in modo più efficace il concetto e il perché di un “contesto non convenzionale”.

Il Menù della Poesia

Mauro, che cos’è il Menù della Poesia?

A noi piace chiamarci impresa culturale. Siamo un gruppo di attori che ha dato il via a “Il Menù della Poesia” una decina di anni fa circa. Da cinque anni siamo un’associazione culturale a tutti gli effetti e ci occupiamo di promuovere poesia e cultura in spazi non convenzionali.
L’idea del “menu” nasce perché le prime uscite, che si organizzavano in maniera molto “piratesca”, avvenivano nei dehor dei ristoranti e nelle zone più turistiche delle città. Siamo andati in Puglia, in Sicilia, a Roma, a Torino e a Milano, passando per moltissime altre città della penisola. Nel tempo la nostra attività di strada è cresciuta, abbiamo iniziato a collaborare con organizzazioni o spazi più istituzionali, privati o pubblici, teatri o centri culturali come il Circolo dei Lettori di Torino. Quello che abbiamo avuto sempre a cuore è il poter esportare la cultura anche in contesti in cui di solito questa non trova posto.

“Menù” perché noi proponiamo una vera e propria carta, suddivisa in categorie: gli attori lasciano il menù in mano ai convitati, i quali possono scegliere le poesie come fossero delle portate e gli artisti, poi, le recitano di fronte a loro. Questa è la forma originale del nostro progetto, dopodiché “Il Menù della Poesia” è diventato un format che si è aperto a varie contaminazioni. Nell’ultimo anno abbiamo cominciato a lavorare su più fronti e con diverse realtà: speaker professionisti, hanno prestato e prestano la voce per podcast, registrazioni audio e video, realizzando contenuti multimediali e video-performance; altri lavori si sono concentrati su materiale video, e con questi abbiamo collaborato anche con il Circolo dei Lettori di Torino con il progetto “Ed è subito poesia”; a Cesena, invece, in collaborazione con Alchemico Tre al FU ME Festival, abbiamo allestito una villa in cui ogni stanza nascondeva dei QR code attraverso i quali la gente poteva guardare materiale video girato da noi proprio per l’occasione. 

Da un anno e mezzo a questa parte, quindi, il Menù della Poesia ha iniziato a evolversi, lavorando, non più solo in senso classico, ma con collaborazioni e aperture creative differenti.

Un’evoluzione ancor più notevole, se pensiamo che il tutto è avvenuto negli anni peggiori, 2020-2022. Avrete trovato modo di diffondere la poesia e la cultura anche durante i numerosi lock-down, quindi?

Proprio così. Un’altra iniziativa, forse la più particolare, è quella che ha visto come mezzo di trasmissione il telefono: durante la pandemia, nel momento in cui tutto l’apparato teatrale si è fermato, abbiamo dato un nuovo slancio alla nostra attività declinando tutto quello che facciamo, o per lo meno la maggior parte, al telefono. A fine marzo 2020, abbiamo lanciato l’iniziativa Contagi DiVersi, nata come una raccolta fondi per l’ospedale di Bergamo, che poi è continuata come “Il Menu della Poesia ..al telefono!” L’intento, all’inizio, era di azzerare le distanze che in quel periodo si sentivano in modo molto marcato. Le persone ancora adesso, attraverso il nostro sito, possono scegliere le loro poesie preferite o lasciare delle dediche, e noi ogni giorno le consegnamo ai destinatari attraverso il nostro delivery poetico.

Da quest’esperienza al telefono è nata anche una rubrica su Instagram intitolata “La poesia è viva”, in cui invitiamo alcuni giovani poeti affinché ci parlino del loro lavoro.

L’obiettivo è raccontare alla gente l’excursus del lavoro di ogni artista, da dove è partito l’interesse per la poesia e in che modo ogni autore riesce a percepirla come materia viva.

Prima abbiamo parlato di spazi non convenzionali. Lo spazio meno convenzionale in cui avete allestito un evento in chiave “Il Menù della Poesia”?

Gli spazi meno convenzionali per la cultura in cui io personalmente mi sono trovato sono stati gli autogrill. Trovarsi in autostrada a recitare poesie ai camionisti è stata un’esperienza. All’inizio mi guardavano straniti e non capivano cosa volessi, ma poi, fortunatamente, i presenti si sono lasciati sorprendere dall’evento e si è creata un’occasione di dialogo.

Parliamo di “Tracce di Barriera”. Che cosa succederà il 23 marzo?

In occasione della Giornata Mondiale della Poesia del 21 marzo, inaugureremo il percorso IDA, un itinerario d’ascolto atto a promuovere il turismo lento e sostenibile. In ogni città – perché è un progetto che agisce su scala nazionale – vengono coinvolti degli artisti in itinerari performativi che si concentrano nelle zone più periferiche delle città o delle metropoli. Attraverso l’applicazione izi.Travel si possono scaricare tutta una serie di itinerari IDA – per ogni città ci sono itinerari con le relative coordinate google maps: una volta raggiunte le tappe si attivano automaticamente i contenuti audio realizzati per il percorso. L’evento del 23 marzo 2022 ai Bagni Pubblici di via Agliè è un progetto che abbiamo pensato sul finire dell’anno scorso e si chiama “Tracce di Barriera”, all’interno del quale abbiamo selezionato alcuni scorci del quartiere torinese, alcuni anonimi altri più conosciuti. Grazie alla collaborazione con Davide Galipò de La scimmia in tasca, abbiamo selezionato poeti torinesi di Barriera di Milano – Ivan Fassio, Elena Cappai Bonanni, Luca Atzori, Chiara De Cillis, Carlo Molinaro, Daniele Cargnino e lo stesso Davide Galipò – che per ogni sosta del percorso hanno donato una poesia ispirata o dedicata a quella tappa in particolare. Dei nostri collaboratori, artisti de Il Menù della Poesia, gli ANIMALIGUIDA, hanno messo in musica i testi delle poesie scelte per l’itinerario. Parallelamente, grazie alla collaborazione con il produttore Davide Bava di Radiobluenote Records, è stata realizzata una base musicale che è stata utilizzata come base per un contest, Apriti, Barriera, per il quale è stato attuato un processo inverso: abbiamo coinvolto poeti e trapper che potessero elaborare un testo o una poesia da mettere sopra questa traccia. È già stato selezionato un vincitore, il rapper Ginho, che verrà inserito all’interno dell’itinerario d’ascolto del 23 marzo.

Avvicinare il pubblico alla cultura utilizzando uno dei linguaggi più complessi, la poesia, è arduo. Ma secondo il collettivo de “Il Menù della Poesia” è proprio il registro alto di quest’arte a garantire un carattere universale e fortemente evocativo. I testi sono brevi, non sono estratti teatrali difficili da seguire o interiorizzare. Poche parole che permettono concentrazione e pazienza e suscitano emozioni inaspettate e immediate.

Prima hai detto che progetti come quello di “Tracce di Barriera” sono finalizzati a sostenere il “turismo lento”. Che cosa intendi esattamente?

Questi itinerari non sono come le passeggiate che di solito seguono una guida turistica. Il fine non è quello di saziare lo spettatore di nozioni o fatti storici riguardo l’ambiente o il quartiere in questione. “Tracce di Barriera” è un itinerario in cui si chiede al partecipante di ascoltare, è un’immersione. Non si promuove il territorio ma lo si assaggia, grazie alle parole e alle emozioni trasmesse da chi il quartiere lo vive tutti i giorni. Va da sé che un rituale simile richiede pazienza e tempo, per questo turismo lento.

Dato che avete anche una sede a Milano, in parallelo all’evento in Barriera, è previsto qualcosa nella capitale lombarda?

In parallelo no, ma abbiamo appena concluso al Teatro Binario 7 di Monza lo spettacolo “Scusa se ti scrivo ma non resisto”, in cui lo studio di alcuni carteggi scambiati tra poeti e poetesse evita lo spettacolo frontale, proponendo invece un abbattimento della quarta parete e l’interazione artista-pubblico, propria dello spirito de Il Menù della Poesia.

foto di Marcella Foccardi

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