Fabrizio Sani | Ti chiedi perché

Ti chiedi perché non mi basti il tuo corpo.
Non si può risucchiare il buio con un aspirapolvere.
Si vedono solo dei chiarori in lontananza,
– che siano stelle o negozi di lampade
adesso non importa –
profili di un grigio più tetro delle tenebre,
tra cui ci sei.
Ti chiedi perché non mi basti il tuo corpo,
né la frase che hai imparato a ripetere,
né la presenza, il tempo,
i secondi miei e tuoi che procedono a braccetto.
Malgrado questo,
il risolino di falso stupore;
un commento rintracciato tra i ricordi
è il silenzio che fugge verso la prima parola,
una qualunque.
Ti chiedi perché non mi basti il tuo corpo,
l’offerta allettante di un tempo impiegatizio.
Non sarò datore di lavoro e amico
che chiede col sorriso
di fare due ore in più.
Incarnazione umida di occhi disfatti,
non ne so il dietro.
Ti chiedi perché non mi basti il tuo corpo
senza osare domandarlo.
Ti offri a me,
ma non nella tua fica
hai riposto la chiave dello scrigno
dove galleggiano le lacrime di Parigi
e un nome come un ancora
incagliato sul fondo.
Chi è il responsabile della tua eterna felicità,
priva di gioia?

Testo e voce di Fabrizio Sani tratto da Il contrario di abitare (Bardo Edizioni)
Mix: Elena Cappai Bonanni
Immagine di Wendelin Wohlgemuth

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