Con il corpo crivellato di stelle

Come apparirebbe la terra se non ci fossero più ombre?
“Il cielo è molto nero, la Terra è azzurra. Tutto può essere visto molto chiaramente.”
Egli vedeva tutto, e non condannava niente.

12 aprile 1961, 9.07 ora di Mosca. Dal cosmodromo sovietico di Baikonur, nella steppa kazaka, si leva in volo la capsula Vostok 1 per il primo volo spaziale con equipaggio della storia umana. All’interno, Jurij Gagarin, modesto figlio di falegnami che, raggiungendo la “frontiera infinita”, acquista l’immortalità.
Come il volo di Margherita nel capolavoro di Bulgakov, Gagarin si alza dalla terra per affermare ancora una volta l’Umanità sulla totalità del presente, nuovo Cristo reso tale per mezzo della tecnica.
Durante il volo, il cosmonauta lancia un messaggio che imbarazza le autorità sovietiche, ma che si configura come una vera e propria professione di fede: saluta Nikolay Roerich, occultista russo rifugiato sull’Himalaya, teosofo ma soprattutto cosmista.

Ma cos’è il cosmismo? Scuola di pensiero ad oggi dimenticata dai più, ma che negli ultimi due secoli ha costituito un trait d’union fra Fëdor Dostoevskij, Lev Tolstoj fino ad arrivare all’intellighenzia bolscevica.

Il cosmismo russo si presenta, più che come filosofia tout court, come una vera e propria welthanschauung di una cerchia di autori della fine del XIX e dell’inizio del XX secolo, per i quali il cosmo visibile era l’unico posto per la vita umana dopo il fallimento del cristianesimo.
Da questa scoperta, o meglio da questa perdita, in Russia si formano due scuole di pensiero: una, quella nichilista, nega l’idea dell’immortalità individuale e del destino del mondo in generale e si propone che l’uomo si limitasse ai confini temporali della sua vita terrena finita e alla cerchia di preoccupazioni legate a questa vita. I teorici del cosmismo russo sono arrivati alla conclusione opposta su come rispondere al götterdammerung. Come Auguste Blanqui, sono convinti che, essendo il mondo un divenire perpetuo, la storia si ripeta all’infinito; come Karl Marx, credono che l’evoluzione umana sia inarrestabile e tesa verso mete sempre più alte e spirituali. Essi chiedono all’umanità di stabilire un potere totale sullo spazio, così da dominare il tempo e di assicurare l’immortalità individuale a tutti gli esseri umani.

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Questa visione, che conserva in sé tutti i caratteri millenaristici della cultura spirituale russa, è anticipatrice delle tensioni della seconda metà del ‘900 e giunge fino a noi più attuale che mai.
Nel marzo del 1976, il filosofo Michel Foucault aveva descritto l’avvento di una nuova logica di governo delle società liberali occidentali. La chiamò biopolitica. Gli Stati stavano diventando ossessionati dalla salute e dal benessere delle loro popolazioni.
Ma lo Stato moderno, per dirla con Foucault, accetta il limite della morte e pertanto accetta il limite del biopotere; il cosmismo invece teorizza una vera e propria richiesta di una biopolitica dell’immortalità, teorizzata primariamente da Nikolai Fëdorov (1829-1903).

Ritratto di Nikolai Fëdorov in un francobollo russo


Al centro della sua teoria c’era la creazione di condizioni tecnologiche, sociali e politiche che avrebbero reso possibile la resurrezione – con mezzi tecnologici – di tutti gli esseri umani che un tempo vivevano sulla Terra. Fëdorov non credeva nell’immortalità dell’anima e non era disposto ad aspettare passivamente una seconda venuta di Cristo. Nonostante il suo linguaggio un po’ arcaico, Fëdorov era un figlio del suo tempo, la fine del XIX secolo. Di conseguenza, Fëdorov non credeva nell’anima, ma nel corpo. Per lui, l’esistenza fisica, materiale, era l’unica forma possibile di esistenza. E Fëdorov aveva una fede incrollabile nella tecnica: nella misura in cui ogni essere è materiale, può essere manipolato con l’aiuto della tecnologia. E dell’organizzazione sociale.

In questo modo, il problema dell’immortalità viene trasferito dalle mani di Dio a quelle della società o addirittura dello Stato. Ancora una volta, l’uomo che si fa Cristo per mezzo della tecnica.


In continuità con Fëdorov, Vladimir Sergeevič Solov’ëv (1853-1900), per il quale il fine ultimo dell’umano rappresentato dalla divinizzazione si può raggiungere solo mediante la perfetta interazione e comunione di due esseri omogenei e di pari dignità, e soprattutto Vladimir Ivanovič Vernadskij (1863-1945), che negli anni ’20 sviluppò una teorizzazione della storia del pianeta per stadi interagenti, per la quale l’avvento della vita (Biosfera) modificò la Geosfera, così come l’avvento del pensiero umano (Noosfera) sta modificando la Geosfera e la Biosfera.
Nel 1927, nel suo libro Lineamenti di Geochimica, scriveva: “Con l’umanità è comparsa indubbiamente una nuova ed enorme forza geochimica sulla superficie del nostro pianeta. L’equilibrio nella migrazione degli elementi, che si era stabilito in lunghi tempi geologici, è infranto dall’intelletto e dall’attività degli uomini. Adesso, con tale indirizzo ci troviamo in un periodo di mutamento delle condizioni di equilibrio termodinamico all’interno della Biosfera”.
La Noosfera sorge pertanto nel completo dominio dell’umano sullo spazio, cosa possibile, sempre secondo Vernadskij, grazie a un fitto scambio di comunicazione fra esseri umani.
Impossibile non rivedere questo concetto tanto in quella mente collettiva che è internet, quanto nel controverso termine “Antropocene”.
Mentre l’Europa occidentale controbatteva alla morte di Dio con l’uomo caotico e senza testa di Bataille o col Sisifo felice di Camus, la Russia proponeva invece il totalitarismo dell’umano fuso alla tecnica, anticipando di anni le teorie transumaniste e quelle xenofemministe.
Per sgrovigliare questa matassa di intuizioni e profezie, ci viene in aiuto l’ottimo saggio di Silvano Tagliagambe Dal caos al cosmo. Introduzione al cosmismo, uscito per Sandro Teti Editore a dicembre 2021.
Il libro è un excursus che parte dalle radici del cosmismo insite nella tradizione spirituale russa, per poi conoscere passo dopo passo Fëdorov, Solov’ëv, Vernadskij e arrivare fino a Florenskij, che già nel 1919 teorizzava che la tecnica potesse ricongiungersi alla biologia per portare la conoscenza umana alla totalità.
Grazie al saggio di Tagliagambe, riusciamo così a ricongiungere questo mistero, che serpeggiava nella cultura russa nei due secoli che precedono il mondo di oggi, per una riflessione sulla tecnica che appare più che mai attuale.

silvano tagliagambe, dal caos al cosmo. introduzione al cosmismo russo
128 pagine, brossura, Prefazione di Armando Torno

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