Il Maestro e Margherita | Radiografia di un amore vero

Seguimi, lettore! Chi ti ha detto che non c’è al mondo un amore vero, fedele, eterno? Gli taglino la lingua malefica a quel bugiardo! Seguimi lettor mio, segui me solo, e io ti mostrerò un simile amore!
– Michail Bulgakov

Non sparate, compagni! Comincia così, con le ultime parole di Vladimir Vladimirovič Majakovskij prima di morire, la trasposizione grafica – o graphic novel, come si dice oggi – de Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov (El Doctor Sax, 2021), ad opera del fumettista Riccardo Cecchetti e Simona Caprioli, fotografa e compagna di viaggio nell’inferno privato dello scrittore russo che, più di altri, ha visto la propria opera censurata mentre era in vita.
I funerali del poeta – morto, secondo alcune indiscrezioni, più per le pene d’amore che per le purghe staliniste – fanno da preludio al capolavoro di Bulgakov, opera meta-letteraria per eccellenza, laddove il sottotesto è l’incomprensione del popolo russo verso un’arte che si distaccasse da quel “realismo” imposto, dagli anni ’30 in poi, in Unione Sovietica: “Gli operai e i contadini non vi comprendono”, era il leitmotiv con cui venivano bollati gli scrittori formalisti. Ma adesso come allora, per fortuna, le cose non stanno così.

Procede per frame, l’omaggio di Cecchetti a Il Maestro e Margherita, in un gioco di rimandi cinematografici e letterari densissimo e materico, quasi emozionale, dell’opera di Bulgakov.

Come ricorda Gabriele Agostini nella sua introduzione, l’opera di Bulgakov si svolge su tre piani e registri differenti, dal comico al grottesco, dal lirico al drammatico: la vita sovietica negli anni Trenta del Novecento, la drammatica vicenda del Maestro isolato dalla “cultura” ufficiale a causa del suo romanzo su Ponzio Pilato; il patto con il diavolo, Voland, rimando al Faust di Goethe, e l’incontro in manicomio con Ivan, scrittore di regime che si rifiuta di scrivere nuovi versi; e infine, la “storia nella storia” del Nazareno, arrestato dai romani e portato davanti a Ponzio Pilato per essere giudicato, torturato e crocifisso.

La grande capacità narrativa di Cecchetti risiede proprio nel fare collassare la linea temporale del romanzo di Bulgakov in un unico racconto estremamente contemporaneo, dove le figure del romanzo flirtano con i personaggi della cultura pop e alternativa del secondo Novecento. Addirittura, nelle prime pagine, fa capolino Jurij Gagarin, altra icona del CCCP, che spera di incontrare presto Majakovskij, per fare qualche pettegolezzo. O ancora, l’ingresso di Voland viene scandito dalle note di Sympathy for the Devil dei Rolling Stones, come in una memorabile opera teatrale rock.

Ecco che Margherita diventa Simona, Berlioz diventa Paolo Villaggio, Voland diventa William Burroughs, Pilato diventa Lucio Lionello, Ul’janov diventa Lenin, Džugašvili diventa, ovviamente, Stalin.

Con una punta di narcisismo, il Maestro diventa proprio lui: l’autore. Oltre alle citazioni e ai rimandi, Cecchetti inserisce una serie di amici, amanti, fratelli e sorelle conosciute lungo il suo lungo percorso di artista, capace come pochi di rendere vivi i grandi del passato. Grazie a Bulgakov e oltre Bulgakov, Riccardo consegna ai posteri, dopo le biografie sul “boss” Bruce Springsteen e Adriano Olivetti, la sua opera più bella e matura, finora il punto più alto che le sue chine e i suoi cut-up abbiano raggiunto.

L’opera grafica di Il Maestro e Margherita è un grande omaggio postmoderno alla Russia e alla letteratura russa in generale, figlia di un amore incondizionato, quello che il suo autore ha sempre dimostrato per l’arte e che i suoi amici chiamano non a caso, affettuosamente, “maestro”. Perché chi è felice non guarda l’orologio: sono gli orologi che guardano chi è felice.

Riccardo cecchetti, simona caprioli, Il Maestro e Margherita
el doctor sax (2021), 316 pagine, brossura
testi di michail bulgakov, illustrazioni di riccardo cecchetti

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