La biglia della mia schiena

Succede che il macabro
protegga con tono smunto
e inquietante
la fisionomia degli altri,
la storia diventa oscura
– il suo percorso, a fiotti.
Noi siamo nello spazio
tra noi e l’informazione,
tra noi e l’altro
rinchiusi in quel circolo di buio
e non ci guardiamo indietro
per niente al mondo.

La differenza.

La differenza, eppure

era incarnata in un corpo uguale

non probabile
non presentabile,

l’aggettivo più lungo

è il più bello.

Marrone è il colore di terra e catarro,
noi siamo la differenza
che la mano sfiora e sente,
quel sottile disappunto del fato
a farsi percezione
sulla pelle.

Proprio nel ricordo del cielo più blu
terrazza sopra la quale
i genitori non si separano
con odio,
la vita vien mimata
come vite su palo di ferro cresce
e tu sei identico e complementare
alla serpe di dolore
che ti addenta il collo
e ti sazia di veleno.

Raccogliendo
pesci pappagallo
dal mare
fummo muti
di fronte al mare
(imponente enormità
che divampa),
alla loro bocca
attaccata una lenza
al cui capo
v’era un occhio di bue
perlato.

La biglia della mia schiena
è stata già lanciata
e rotola sulle mie gambe
affinché cuore si riposi e si spenga

Illustrazione di Victo Ngai

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