John Simplicio

Simply abbracciò la vita
metro cubo d’aria proprio qui
davanti

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John Simplicio rivolse i suoi occhi
e Simply aperse le labbra
deve morire, così dice
sto-per-morire
come categoria esistenziale

Joey Simplicio piegò il capo
il tavolo era rotondo
il capo fumava da una protuberanza
sto per morire io sono un artista

davvero pretendete che si teorizzi?
teorizzare questo mondo di merda
John Simplicio si vide nudo
poi si rivide nudo come prima

molti anni andarono avanti per strada
altri si fermarono
poi qualcuno scorda sempre le chiavi

il godimento sotto vari aspetti
John Simplicio si rivoltò le pupille
un passante gli diede cinquanta centesimi
e si accorse che non aveva niente da dire

lanciare il cuore oltre l’ostacolo

Joe Simplicio visto che c’era
per un godimento pienodisperato
Simply abbracciò la vita
metro cubo d’aria proprio qui
davanti

si riempì di gioia e di nuovo gli occhi
vedere il nerobianco bianconero
vedere il grigio

Collage di Sammy Slabbinck

Averla

(a Richard Trenton Chase)

Giardini in mutazione

rose colme di litio

groviglio di domande e tormenti

affetto a ore ai bordi della interstatale.

 

Dio mi ha fatto luce

bere sangue per illuminare

le albe noiose

di occhi omologati all’autodistruzione.

 

L’averla mi ha fatto croce

insieme a mia madre

non riusciva a vedermi

ma fagocitarmi piano piano

ogni giorno.

In copertina, immagine di Sammy Slabbinck

Contro ogni sintesi

Per una poetica della decostruzione,
un’estetica della riappropriazione

La tua lingua è una lingua biforcuta e noi
la faremo a striscioline la tua e il linguaggio
di tutti
ricorda che li punto cozzerà, tremerà a contatto
del punto che si chiama altro […]
e sarà il nostro moto quello
d’un atomo, universale.

Patrizia Vicinelli, È ora di spezzare questa combustione

Sotto cieli costellati di satelliti, capitali, radiofrequenze, l’isteria di massa avanza dalle terre di un pianeta che oramai frigge alle stesse temperature di una cotoletta di pollo. Chi vaneggia da decenni l’imminente fine di ogni ideologia, chi l’avvenuta fine della Storia, chi rifugge l’incedere barbaro dei moti sociali, chi ritorna al corpo, chi auto-narra le proprie vanaglorie artistiche tramite un post su qualche social, chi soccombe, chi si strangola attorno a fragili certezze categoriali, le poche intraviste in una squallida epoca spettacolare e pornografica. “Après nous, le déluge” soleva proferire Madame de Pompadour al proprio amante borbonico intuendo la prossimità del caos che sarebbe seguito alla caduta della monarchia. Ciò che tuttavia costituisce il fil rouge di questi stati percettivi intimamente contemporanei – siano essi manifestati in un testo poetico ad alta voce, sia nello spot pubblicitario di un dentifricio – è la violenza, simbolica o fisica, come veicolo dell’affermazione del proprio orizzonte artistico ed esistenziale. Continue reading “Contro ogni sintesi”

Per una poesia rivoluzionaria

“Noi rivoltiamo i fucili
e facciamo una guerra diversa
che sarà quella giusta”

La poesia è un fucile o una pietra da scagliare: come in un’opera di Sarenco, i versi hanno sempre in sé qualcosa di ergonomico. Lautréamont parlava della poesia come di un ponte, posto che un ponte si costruisce solo per oltrepassare un fiume. Che il fiume sia dentro o fuori di noi è indifferente; avremo raggiunto il nostro obiettivo qualora le due cose coincidano.
Il poeta è un produttore di valori ma, prima di tutto, è un ripetitore di valori. E ancora prima di ripetere, lanciare, divulgare e propagandare valori, il poeta rilancia ritmi, suoni e segni, perché c’è prima il segno del significato e non sapremmo che farcene dei segni se non ci indicassero qualcosa. Se Leonardo da Vinci non fosse vissuto in quel mondo litigioso che era l’Italia del Rinascimento non avrebbe inventato le sue mirabili macchine di morte. Il nostro mondo non è meno litigioso, e a ragione. Breton nella prima pagina di Nadja dice di essere colui che infesta. Ciò che infestiamo, in quanto poeti, sono ritmi, suoni e segni: è il mondo attorno a noi che prima di tutto ripetiamo e a volte sembra strangolarci.

Continue reading “Per una poesia rivoluzionaria”

Svendita totale

Annuncio svendita totale
per totale fallimento

VENDESI: Mutande per mutanti
e criptoporni balenanti
__________________

(Ricordi la sera all’Hotel Politecnico
Ricordi la sera Hall Hotel Politecnico 
Ricordi la sera all’Hotel Politecnico?)
– Era pomeriggio. E sollazzavano
i tramvieri in sciopero sbronzi
sulle rotaie del sedici al tramonto,
morte, ti raccontavo fanfole di Maraini
Oh Verdina,  tu t’ appellavi al sacrosanto
vezzo, al cristonato fumo di minore
eccome se rampavi sulle rampe da cavalla
eccome avevi gambe da puledra,

[Adios, Addio,  A Dio.

Io non ricordo più niente:
Del segno che lasciasti
non v’è rimasta traccia.

(Ti odio nel brulicare di immagini
e mi proclamo regina degli apatici);

VENDESI         Le tue trecce recise
AL                    i tuoi occhi già spenti
BAZAR             cristiani non praticanti
DEGLI              e mercanti d’arte sacrileghi
ASTANTI:        ______________________

No, non lo posso patire, il rumore
di porte chiudentisi e l’odore
dei freni sfregantisi, non mi frega
di questo avanzare, a me importa
IL TEMPO DEL PISTONE:
2500 giri/min e viti senza fine
in retro-avanti marc’! Via col gas.
Il futuro non è mai stato così demodé,
se ci pensi in memorie al contrario,
il passato si è fatto visione e Cassandra
finalmente azzeccava le cose da dire
ad un Giano bifronte il cui mezzo è la fine
e il cui intero è perfetta illusione.

VENDESI: Sanguinacci di fate
le sue calze velate
pelli d’alpaca
e tenerissimi suricate
_________________

Se arrivasse poi un giorno un cliente
a comprare le mie controfferte,
le mie ciarle divelte senza vere radici
gliele regalerei, direi – Prendile pure
fatti un sandwich di trecce e mutande
ma, ti prego, poi non riportarmele.
Al best Quality Hotel, Oh Verdina
tu mi aprivi le gambe felina,
e volavano schiaffi, voleranno domani
nelle nostre violenze trovavamo le mani
ed ho scelto di venderti, di rinnegarti
per non centellinare gli istanti,
per non perderti un giorno
nel crampo da vecchio
lascia solo la foto all’hotel Politecnico
in cui non apparivi e non c’eri, riempivi.

[Adios, Addio,  A Dio.

Io non ricordo più niente:
Del segno che lasciasti.
non v’è rimasta traccia.

ANNUNCIO SVENDITA TOTALE
PER TOTALE FALLIMENTO
_________________________

(ho dovuto nasconderti dentro una scatola
per non farti  trovare all’esattore di palle
dell’ufficio dei pre-sentimenti molesti)

I totalitarismi e i totani riuniti tremano
sulle mie furibonde cosce da vichinga
abbaio, abbaio, abbaio, abbaio, abbaio
e non mi abbagliano più i falsi fari,
le torce degli sbirri, le sberle di mamma e papà:
sono grande ormai, non mi prendono più.
Abbasso le serrande, spalanco le gambe
ti offro il mio ventre negozio vacante
scopami tu, mondo ladro e bastardo, ti amo!
Omosessualmente parlando io ti adoro,
non chiedermi il senso, il profondo:

Adios
Addio
A Dio

 

Collage di Sammy Slabbinck

De corpore

(Poemetto)

Su questo sperduto – sperdutissimo – pianeta
acqua in gola,
su questo pianeta spaesato (inculato)
pianifica algoritmi e giustifica l’in

giustificabile.

                                                             Su questo fottuto

sperduto pianeta dove sarà
pure la storia apparenza benché
apparentemente esista e non parli la
realtà delle idee ma viceversa
come fluisce e fluisce meglio
a chi piaccia fluida la parola
o scarno il verso non parli
la realtà delle idee ma viceversa.

Pare – ma non sembra –  se
sembrare è difficile al tatto o all’udito o
alla vista (che ci dice Aristotele essere
sublime e maggiormente capace di di
scernimento) pare che il flusso fatato i
ricordi and chips a tre euro l’uno o +
a tre euro l’ora: degli spazi svuotati (ov
vero senza vuoto) ben
eplacito e spazio-tempo

rinnegato

ovvero del filo del rasoio essendo
rasoio roulette dei ricordi o
profumi mistici e incensi per strada
di una donna profumo essenza transgenica
di più donne temporalmente sovrapposte. La
roulette dei ricordi: pare e sembra che
si sia venduto al migliore offerente
(per un prezzo di comodo) a ricordo
tre euro vuoti nello spazio-tempo con
o senza il beneplacito o danza cardinale/

SCARDINA E AMAMI NEL FUOCO CHE PROVO
NEL VUOTO CHE INFUOCO SCARDINAMI E
AMAMI E NEL FUOCO di
una liberazione comune di un’azione
di liberazione comune liberandoci
la dicono lunga i muri de la Sorbonne
sull’inscindibile e dialettico
dinamico e frattale e consustanziale
francofortese amorerivoluzione
rivoluzioneamore.

Sentir impellenza et inestricabile
necessità innesco contro-movimento IRREVERSIBILE:
politica capitalistica contro la danza
essendo sempre la danza macabre quoi qu’elle soit
puisque la danse rappelle toujours le plaisir corporel
puisque la danse est mort dans
la mésure où elle est CONCUPISCENCE:
grida
vendetta tua madre
un
grido verso l’alto senza troppa fiducia in sé
(pour le mal qu’on m’a fait)
grida vendetta avendo appreso che
vendetta essendo una saggia parola dai
tragici eventi dell’inverno russo diciannove

zerocinque: essendo vendetta saggia

parola nonostante l’apparenza // speranza per
tutte le volte per
ogni (s)
fortunata (s) dannata Fortuna ho
saldato gli ultimi da saldare i
saldi ultimi dell’autunno
soldato benché non tenga (non tengano)
le saldature/ saldato ho
saltato: per
ogni alba e colamento per
ogni alba prima del
nascimento in sé per sé per me per te:
tuo padre un sergente ironico so
rridente lo sguardo e il pus falcidia
i cactus nei deserti; per
ogni alba violentata dai nembi:
un monaco/un monarca/ la Chrystler, già FCA
[questo mi disse un santone nei boschi nei
boschi un santone beat dei boschi (del cazzo)]; per
ogni fiala iniettata e non disinfettata per
ogni insetto disinfestato: oppio clericale,
concepimento anzitempo, fungo affamato
di tra le granaglie, nascendo il peccato del
tutto e affatto immerso in sperma:

           |OBBIETTA ‘STA FREGNA|

(ai posteri l’ardua

sentenza), nono
stante l’apparenza molto si parla
più spesso e si canta essendo
parola per canto e forgia e si canta
e si parla e si parla e si parla.

Abbi fede, amic* mi*, nel futuro

tuo prossimo e remoto

fidati ed abbi fiato e non fermarti a
pprendere fiato, amic* e prossimo:
lo stantuffo e il pistone, la valvola
di sfiatamento:

compagn*, nonostante le apparenze,

i

battiti al minuto il polso alle
pulsazioni al minuto: CORRERE!
Non tutto è perso per quanto
tutto sia perso per quanti impiccati e
scheletri/altari, streghe abbruciate,
altari e bimbi carbonizzati – se c’è
ancora da considerare l’im
patto ambientale (il patto col lettore)
l’efficienza energetica e gli sca
rti umani.

SOPRA LA CASA LA BANCA CAMPA
SOTTO LA BANCA LA CASA CREPA
[1]

Ci proponiamo pertanto di ri
stabilire contro ogni stabilizzazione e forma
di ristabilizzazione elettromagnetica
contro ogni castrazione biochimica
quotidianamente – fermento
batterico e batterie mitraglianti fo
mento e strabuzzo di occhiaie
non-in-de-bo-li-men-to,
rafforzamento oltre misura
(contro misura) oltre oceano e
nel blu sempre più blu, sempre
più oltre mare, nonostante le occhiaie, e
ogni forma di trascendimento
e make-up, ogni
ricostruzione.                                    Rivendica il tuo sguardo

di quarzo
la vita e
le tentazioni

di tre o quattro

vite tran-sessualmente etero

geneizzate vissute e riuniformate e
vita di carne di ossa, vita di carne e ossa
vita di tendini e di forza
ture, vita e morte e vita
vita di trincea di sca
ppottamento di
appostamento e imbo
scamento: muera! muera! muera!

Se questo è un uomo, io

sono una donna, se qu

esto è un vecchio: lasciate che muoia, se

questo sono io en

tra in me e ri

pulisci le

vie

le

arterie.

                                            Se questo sei questo vali questo chiedi e così via.
Noi nel domandare intuiamo una qualche
cosa di più grande (ovvero immensa) ri
nveniamo il fermo in movimento il
senso di qualunque risposta (che no
n è poco, non crediate) nella domanda
ciò che era sperso senza ritenzione
rispetto all’impatto ambientale et
energetico, all’umore et a
gli ormoni, l’emersione del
lo spirito, the emergency door,
l’affioramento del segnale (Voelker, hoert
die Signale!
) infiorescenza rivoluzionaria/
capezzolo oltremodo acquis et assumé
principe superieur du plaisir cor
porel du corps DE TERRITORIALI

SÉ  et    RE

TERRITORIALISÉ.


[1] Slogan rinvenuto su un cartellone ad un corteo per la casa a Torino (marzo 2017)

In copertina, collage di Wisława Szymborska

404_ERROR_NOT_FOUND in a supermodern love story

Attendo Godzilla escatologici presso sale d’aspetto, attendo
il piromane incallito che darà fuoco a questo complesso

a Mark Fisher

No one is perfect in this imperfect world”

P. Lubumba

Traffico d’organi e facili muse in seno rifatto
aspettano eroi
mentre anime bruciano ai margini della città.

Lungo crinali dove fischiano pastorali elettriche circolano dissolvenze,
vetture nostalgiche
cariche di formiche nazifasciste circolano
ebbri  anacoreti nati tra la luna e il Mcdrive
circolano sicari della cultura, circolano gioventù senegalesi
nella Provenza trobadorica, circolano
giovani e deliziose sculture in posa su Pornhub
– 50 bitcoin per la bocca e virtuali necessità –
digitali impronte macellaie nell’apice frenetico dell’antropocene
mentre aspetto preghiere, aspetto un treno regionale e incertezze
chiuso dentro banchine che sanno di epoche la cui epica bieca
impone una cieca appartenenza etnica: asettico
il mio sguardo di strabico cantore cigola, si confonde tra flussi di corpi d’azzardo
si frappone tra le visioni dei tuoi fianchi dentro specchi senza più reale, mio padre
ha visto questa terra ritirarsi, mio nonno
pose i suoi sassi ed io, disincantato
ho ceduto tutto quanto a demoni e falsari quando
alla televisione davano cornuti amplessi, ingressi clandestini, ordinari deliri ed ora
che pure i sogni sono detraibili fiscalmente, chiudo le pupille
e attendo
attendo Godzilla escatologici presso sale d’aspetto, attendo
il piromane incallito che darà fuoco a questo complesso, attendo
filastrocche al carbone dolce per istanze dilaniate ed insorte, attendo
spermatozoi ai fianchi di contrade e cosce liberate, attendo
i suoni a vuoto del desiderio immateriale, attendo
il vuoto suono dei missili sopra città orientali, attendo: sì
mi sfilo gli occhiali, Valentina dorme accanto a me, io medito e bevo
acqua del rubinetto e cuori imbottigliati in Ceres da 33 cl, distillati
ci avviciniamo distanti come elettroni bisognosi
mentre giovani molecole per il pianeta
si strappano, si riallacciano, si contaminano, si stringono
si travolgono, si muovono, si amano, si allontanano lungo continenti e polveri sottili:
Valentina dorme accanto a me e non ho doti né  simboli delinquenziali
per arrestare questo impotente divenire storico, madido, fallico, isterico;
corre lo scenario stradale mondiale, zapping tardo-moderno,
bambini strillando a Baghdad,
madri tenere per mano pargoli atomici a Beijing e ad Atene
due miccie dai capelli disfatti e creativi si avvicinano
sullo sfondo dell’Europa che brucia.

Lungo l’autostazione dei miei fantasmi morali e umani e letterari e amorali cerco parole senza filtro, un volto illuminato da una schizofrenia al plasma e una stranezza capillare muove tutto, muove isole, uffici,  palazzine, chiese, night club, boschi, social network, deserti, oceani, scuole, caserme, minareti, teatri al ritmo capillare di un allarme anti-furto, all’urto peculiare di un telefono perturbante che squilla sconosciuto nel cuore della notte e muovono notizie, icone nevrotiche, muovono compulsivi simulacri sulla nostra pelle grassa, muovono bombardamenti tra silenzi condominiali, muovono straripi di noia assordante per le corde vocali di eden abbandonati lungo i quali io e te
io e te
insieme, abbandonandoci erotici, criminali
forse ovunque in tutti i materassi del mondo che cade a pezzi
o forse per l’ultima volta, stranieri dei nostri stessi gesti.

Immagine di copertina da Labbufala News