Flash-foward!

Oltre i docks dai muri zozzi di gasolio e il sudore e le bestemmie dei marinai, il mare disperdeva le sue acque. La Queen’s Mary era appollaiata all’orizzonte, una Venere d’acciaio devota a San Giorgio, che puntava verso il cielo tutta la batteria di cannoni e antenne varie, un’imperfezione che interrompeva la linea del tramonto di quel martedì di maggio alle 18.32.
Appresso lo scafo a picco della corazziera, un J/70 Speedster guadagnava alla bolina, lega dopo lega, un nuovo orizzonte; al timone Tom Hoak disse a Jess di slacciare il fiocco anche se Jess lo stava già facendo; Jess studiava medicina al King’s College ma se essere un veggente fosse stato un lavoro avrebbe fatto il veggente; sapeva ancora prima di sapere e udiva ancora prima di udire e se avesse potuto avrebbe agito ancora prima di agire.
Essere un veggente in pieno 2017 è una vera menata: brandelli di immagini del futuro scorrono come la pellicola di un film ma senza opzioni nelle scelte e nelle interpretazioni, senza che le conseguenze abbiano alcuna causa.
Il J/70 Speedster si sciolse all’orizzonte della Queen’s Mary.
–  Bravo, passa ‘sta birra. Tu che fai, non bevi?
–  No, guardo il mare.
– È calmo.
– Sì, è una bella giornata. Sarà così anche domani.
–  Se lo dici tu… ‘Sta birra che è?
– Stava tutto chiuso, ho trovato solo un posto aperto.
– Meglio un calcio in culo che niente!
– Dillo al tuo capo, uno te l’ha dato…
– Vabbè, stanotte divertiamoci. Giovedì ho un colloquio con quelli di Starbucks.
– Sai che se Starbucks lo scrivi con la “u”, sul programma del Mac lo dà sbagliato?
– A me che mi frega, ci devo lavorare mica scriv… Ancora un’ora?
– Sì, i Sonic Youth li hai?
– Sapevo li avresti chiesti.
– Birra?
Il mare a maggio era forse meno ruvido dell’accento cockney di Tom e Jess, un francese educato, forse parigino. La birra era una Fax.
La Queen’s Mary non poteva vedere Boulogne e Boulogne non poteva vedere la Queen’s Mary. Tom Hoak e Jess videro Boulogne alle 12.37 della notte.

Essere un veggente in pieno 2017 è una vera menata: brandelli di immagini del futuro scorrono come la pellicola di un film ma senza opzioni nelle scelte e nelle interpretazioni, senza che le conseguenze abbiano alcuna causa.

Ora glielo facciamo lo scherzo, disse Tom Hoak mentre Jess preparava la vernice; allora prima girarono su da un vicolo e quindi da Rue d’Antibes e scrissero

Giovanna D’Arco troia

Poi fecero un’altra via verso la piazza centrale e scrissero

La Regina vi guarda

Bevvero quindi una birra con calma su di uno scalino, a quell’ora passava solo qualche antico stupore notturno o al massimo qualche rumore di vetro rotto sotto le suole delle scarpe. Su Rue Commandent Andrè lessero un manifesto di qualche sciopero generale; forse una rivendicazione dei pescatori di non si sa quale cooperativa, il cielo terso. Dietro Place de la Republique dipinsero una runa vista su qualche vecchia tomba inglese, quindi ripresero rue d’Antibes e fecero qualche scritta.
Jess sosteneva che ci fossero un mucchio di termini medici che si adattavano benissimo all’arte come “setticemia”, allora sarebbe bello dire la  “setticemia di Morandi” per indicare il senso putrescente dei suoi ultimi dipinti; su rue de Serbes fecero un altra scritta; ed ancora la “profilassi di Dalì” a diagnosticare le immagini oniriche del pittore andaluso.
– Cazzz!
– Arriva gente?
– C’hanno scoperto, corri!
– Dove?
– Dai muoviti, saranno quaranta!
– Sento i vestiti pesantissimi, arriva gente…
– E corri! Dove?
– La barca, ci siamo!
– Dannazione, la marea è ancora bassa! Ci inculano sicuro qua…
– Ci nascondiamo?
– Non so se abbiamo tempo, mi sa che ci tocca spingere.

Jess sosteneva che ci fossero un mucchio di termini medici che si adattavano benissimo all’arte come “setticemia”, allora sarebbe bello dire la  “setticemia di Morandi” per indicare il senso putrescente dei suoi ultimi dipinti.

Anche “epistassi” suona piuttosto bene, “l’epistassi di Matisse” per indicare l’emorragia di rosso nei suoi dipinti, disse Jess al bar a boir La femme desolez. Erano entrati abbastanza di fretta ma nessuno li aveva notati, alle 2.37, quando a La femme desolez il vino era già più attardato dell’ora.
Si sedettero in un tavolino appartato, Tom Hoak disse a Jess di ordinare una birra mentre Jess già aveva ordinato. Anche “rigor mortis” suona bene, tipo il “rigor mortis di De Chirico”. Tom Hoak, stanco di quelle chiacchiere, disse a Jess di smetterla mentre Jess lo stava già facendo, e già si era voltato verso due ragazze che li spiavano dai loro sorrisi, tanto che Tom Hoak disse di fargli un cenno e Jess stava già procedendo, e così via mentre Jess si era seduto al tavolino a due passi da loro.
– Piacere Jess, vuoz parlez anglais?
Anne e Caroline dovevano essere abbastanza veggenti a loro volta.
– Siete voi gli inglesi che stanno cercando?, disse Anne.
– Ci stanno cercando?, disse Tom Hoak mentre Caroline rivolgeva le sue parole solo a Jess.
– Ma come, non bevi pastis! Siete voi gli inglesi che stanno cercando?
Jess rise di colpo.
– Vi portiamo noi a nascondervi, andiamo alla diga di Carnot.
La diga di Carnot era lunga 2115 metri e separava il lato interno da quello esterno e la notte sembrava separare anche la terra, così che lì tutti si potevano fare gli affari loro, separati dal mondo a qualche metro in più verso le stelle.
Jess e Caroline si erano mossi verso una zona più vicino al bosco.
– Dov’è la vostra barca?
– A meno di quanto credi, specialmente in compagnia.
– E chissà dov’è la barca…
– Andiamo Jess!
– Alla spiaggia? Si dice che nelle piscine d’acqua salata si vedano le cose dal futuro.
– Come fai a saperlo?,  rispose Caroline intontita.
– Sono veramente profonde più di tre metri?

Mentre scendevano dalle scalette accostate, il futuro in effetti era già arrivato, nel riflesso delle stelle appuntate al riflesso dei profondi specchi d’acqua. Le stelle che bruciavano a miliardi di gradi, di cui vedi solo il passato splendente e combusto, si diluivano e assumevano forme variabili negli anni; da poco tempo si era passati dall’era dell’Aquario all’era dei Pesci e negli specchi d’acqua quelle due ere erano già state consumate.
Tom Hoak porse il suo braccio a Jess, che una volta giunto sulla spiaggia venne spinto da vicino in una delle pozze nere.
Ora non serviva altro che voltarsi indietro.

In copertina, immagine di Richard Hamilton
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Charlie D. Nan

Sulla mia vita non ho nulla da dichiarare se non una bottiglia di gin, una gatta barda ed un paio di occhiali da sole comparti a poco. Gioco a pallone come terzino sinistro. Attività letterarie varie ed eventuali: Nel collettivo Carrascosaproject dal 2012. Ho fondato e curo Salinika con Nicolò Guliuzza e Davide Idee. Collaboro con Matiskloedizioni dal 2015. Ho partecipato alle celebrazioni del 100rio del Dadaismo a Torino. Curo la rubrica After After su Neutopia.

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