Tre poesie sulla parola

Guardando da lontano

E io stono, guardando da lontano,
l’oscenità della parola e il suo principio.

 

Tacere alla pronuncia

Custodire il verso ricercando
la soglia del parlare e poi tacere
la parola alla pronuncia e al suo principio.

Che silenzio il mio giardino quando è sera
e i suoi germogli inseguono la luce
nella notte persa, e tra le erbe
i semi a custodire gli astri e il suono.

 

La parola originaria

Struggendomi, nei fuochi che magie
d’animo smesso e non parlabile posseggono,
l’incedere m’incanta e mi richiama, sillabando,
al mio dovere da profeta e da bambino:

ma tu lo sai che sulle rive del parlato
potrai trovarmi, ancora e nonostante,
a frammentare la parola originaria

e lo dirai, a quest’azzurro insormontabile,
che morirò con la vergogna di guardarlo,
perché la lingua non raccoglie le distanze
e tutto rende vano all’impronuncio.

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