Marco Giovenale | Asa della nienza
noi dalla america ebbimo imparato la città, e a trasecolare. quando nei primi tempi della stessa mi trovava a gitto nel cavallare dei mobili veicoli, io dava del terrore.
noi dalla america ebbimo imparato la città, e a trasecolare. quando nei primi tempi della stessa mi trovava a gitto nel cavallare dei mobili veicoli, io dava del terrore.
Se la città, in continuità con il modello neoliberista, diventasse un luogo di sola produzione e consumo, senza il conflitto sociale generato tra le varie classi che la abitano, tornerebbe ad essere un borgo, caratterizzato da feudalesimo e campanilismo, privo della fondamentale vivacità e del fermento culturale che da sempre la caratterizza.
Gli attivisti di Ultima Generazione hanno iniziato a imbrattare statue e palazzi con vernici lavabili per problematizzare e protestare contro la nostra imminente estinzione, dovuta alla crisi climatica.
La cassetta degli attrezzi da cui attinge la memoria collettiva resta aperta, pronta all’uso. E apre la via alla storia degli ultimi anni, dove il retaggio coloniale, mai risolto, riemerge e alimenta la propaganda leghista e fascista contro gli invasori che arrivano dai tanti luoghi dove le mappe sono ancora quelle di una spoliazione, che continua in altre forme.
Il pullman si accende, la città nuova comincia a scorrere dietro di loro, una scia in frantumi che li riporta solo a pezzi, capelli, sudore, unghia, sputo; non è in grado di trattenere niente al loro passaggio, non è fatta di materia, quando si attraversa non si modifica, non si formano le crepe, non si scortica per risanarsi attorno ai loro corpi, non si addensa, evapora nel freddo secco.
il più grande di noi sono io, il romantico predecessore
pensato per distruggere cosa pensavamo
fosse il nucleo, la tela di ragno, il baco e anche
l’Australia che brucia si riallaccia a noi.