Onirica dettagliata: la Festa dei Cécile

Anticipato da una coppia di singoli intitolati Primo Notturno e Secondo Notturno, dalle anime strettamente collegate ma che già presentavano forti differenze, La Fine Della Festa è l’EP di esordio dei Cécile, duo toscano formato da Stefano Sestani e Tommaso Mori che, però, nella produzione della loro prima uscita si è voluto avvalere della partecipazione di diverse altre persone. Il risultato corale si apre alle orecchie come una pianta fiorita, seguendo diverse forme e direzioni: dall’impianto synthwave e dream pop, l’apporto musicale del disco sostiene equamente e con sottile sensibilità sia le parti più spoken che quelle cantate aprendosi talvolta in squarci di psichedelia, assoli, cambi d’atmosfera ed ingressi a sorpresa di nuovi strumenti.

La narrazione consegnata è a sua volta un immaginario che si svolge progressivamente, con una forma di racconto spesso molto rivolto alla prosa ed un contraltare cantato dalla grande potenza di estendere il tempo in cui un verso prende forma, che riesce a lasciare intuire la penna che lega le diverse parti, anche quando affidate a voci diverse.


Il disco pullula di immagini sfocate nella loro totalità, ma che emergono nitide seguendo gli indizi di tutti i dettagli chirurgicamente estrapolati e dipinti con un tratto mai troppo formale, talvolta semplice, che restituisce albe alla fine dei bicchieri, nostalgie, solitudine, amori e il suono di qualcosa già consumato e lasciato, la specifica di ciò che resta, di chi non parte ancora. Immagini che non sempre raggiungono il centro della scena, occupando la visuale dell’ascoltatore con la loro descrizione: spesso scivolano nell’evoluzione sonora, si concedono di indugiare, sospese. Non è una mancanza di chiarezza, è una scelta che appare come ragionata, propria, decisa. Il dichiarato è solo in parte ciò che ha parola per concretizzarsi, esistono significanti in ognuno dei momenti di assenza di voce, di ripetizione di versi. È il cenno all’amico ubriaco a fine nottata, quando non sempre le parole funzionano. Ed i Cécile sembrano raccogliere questo vocabolario di non detti e farne suoni, solo poi anche parola. Ed entrambi si concertano, ne inizia la danza, la fine della festa sorge. 

Isidoro Concas

PRIMO NOTTURNO

Alla fine ti hanno vista bene

Come le altre volte
Il tuo ammicco francese, de rien
Mais très bien! N’est ce pas?
E poi “Oui madame” come risposta
Da sopra le scale, mentre saliva
La bambina maestra
La pagina ostinata
Ne hanno visto la maschera bianca
Il trucco belle epoque
Sulla pelle, sul kimono cinese
L’attenzione floreale

La sua stanza
Stretta al collo

Mi dicono delle tue primavere
Dei tuoi ritorni sempre luminosi
Dello scrigno per gli orecchini
Ne hanno da vendere di parole
Sul meccanismo di un tuo sorriso
Per sbavarti dietro
– Cazzate per tenersi al sicuro –
Su un precipizio di sesso, del buio
Della forza animale

Indossavi
Occhi azzurri
Pelle nera
Solitudine

Mi dicono delle tue primavere:
Avvertono a schianto
Con parole sudice
Seguono l’orlo, la trina di seta
Il tuo culo il tuo stile
Come poeti francesi
La tua figura russa
Ballerina nei night
Era come dolce vita soffusa
– Fuori nei posacenere di vetro
Sull’origami delle sigarette
Hai lasciato ai night
La macchia delle labbra –
Ne hanno da vendere di cazzate
– Parole per tenersi al sicuro –
Mi dicono delle tue primavere

Ti cercavo
Per le strade

(E arrivi ti nascondi
Al di là del separé
Sentieri con le dita
Tracci sulle lenzuola)

Buie all’alba

(Tracci vicino la pelle
Tracci poi i pensieri
L’imbarazzo degli arti intrecciati
Il tuo merci sguaiato e bugiardo)

Nere all’alba

(Morbido sulle vene
Sui seni bianchi
Sulle mutandine di pizzo nero)

Mi dicono delle tue primavere
Sulle scale, nelle anticamere
Alla fine ti hanno vista bene
Le gambe aperte, il sesso bagnato, il trucco sfatto
Alla fine ti hanno vista bene
Alla fine ti hanno vista bene

LYRICS, Synth, drum machine: Stefano Sestani
Guitars and bass: Tommaso Mori
sax: Alessandro La Neve
Spoken word: Christian Michelini
vocals: Ilaria Rimini
Production: Cécile

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