Serotoninja di Tito Sherpa | L’underground fuori dalla città

Tito Sherpa, con Serotoninja, offre uno sguardo deciso sulla possibilità di fare rap lontano dalla città. Con un’attitudine hardcore, esprime concetti intensi e complessi con immagini forti e fantasiose e un impianto aforistico che è tra le radici del suo linguaggio, in un flusso continuo e serrato che non evita giochi linguistici e metrici per la fluidità della narrazione, ma li include senza forzature in uno stile equilibrato.

Background e attitudine. Che si tratti di rap o stand up comedy, di poesia o di un convegno, quando qualcuno prende un microfono deve misurarsi con questi due presupposti, che interpolati con molti altri rendono un testo ed un concetto efficace sulla bocca di qualcuno, su altri no: è da loro che conseguono gli argomenti, i significati, le estetiche e l’immaginario, non il contrario. La nascita di un genere spesso è accompagnata proprio da un profondo accordo d’attitudini tra act che condividono background simili – e, non a caso, molto spesso il concetto di “scena” è determinato da un luogo, non solo da un tempo, ben preciso. Ma come suona il rap che non arriva dalla metropoli ma dalla Val Pellice, un rap nutrito dalle radici di una natura di cui si intravvede un mistero, un misticismo, un’ombra scura da calcare con rispetto, come i passi su un tatami?

Sherpa, all’anagrafe Tito Pasini, non risparmia colpi: concetti intensi e complessi, espressi con immagini forti e fantasiose ed un impianto aforistico che è tra le radici del suo linguaggio, in un flusso continuo e serrato che non evita giochi linguistici e metrici per la fluidità della narrazione, ma li include senza forzature in uno stile equilibrato. Gli immaginari che fa confluire sono appunto figli di quella coerenza tra background e attitudine, e non c’è nulla da stupirsi di una traccia come Fümisia dove “hood” rima con “pintun” (in piemontese, gran bottiglia di vino), né di sentire nella stessa strofa invettive sia ai “sucker sulle Mini Cooper” che ai “poeti che si danno come prostitute”. Parole che suonerebbero difficilmente sensate e veritiere in altre bocche, sono invece i caratteri fondamentali della penna di Tito, che conscio della rara varietà che rappresenta si permette di esprimerla nel suo più fiorito eclettismo.

L’abilità della penna di Sherpa è tale da non far rendere conto degli accorgimenti che in ogni brano opera per accordarsi alla natura profonda degli artisti con cui collabora, sia nei numerosi featuring che nella varietà delle produzioni: la solida base autoriale dalla quale Tito scrive gli permette di spostarsi di traccia in traccia con una facilità clamorosa, in una tracklist che propone degli accostamenti assai arditi che altrove sarebbero ingiustificabili ma che qui sono retti dal fil rouge della sua scrittura, come quello dal beat chillone di Lindo, prodotto da Vea, alla cassa dritta di Rimescolando, prodotta da Phine, che già si era preso cura della maggior parte delle strumentali dei suoi scorsi due mixtape. Ed è anche nelle collaborazioni che rientra il discorso del background: quelli di Serotoninja non sono accostamenti posticci, ma connessioni che hanno radici profonde nella storia di Sherpa. Se per Parsione, Naga e Phine c’è una unità d’intenti con Sherpa che va oltre il collettivo LMSTCNZ ed abbraccia l’intera crescita dei quattro nella stessa valle, con ognuno degli altri artisti presenti nel disco c’è una storia dietro, sincera, tra le quali vale la pena di sottolineare quella di Brownie e Davide Bava, coi quali Tito partecipa con fitti contributi in ogni progetto musicale dell’etichetta di sperimentazione poetica Radiobluenote retta dallo stesso Bava, sotto la quale anche Serotoninja è stato pubblicato.

È per queste ragioni che, nonostante un impiego di sforzi complesso e vario, un lavoro come quello di Tito Sherpa suona così organico e fluido al punto da portarti al termine del suo viaggio con una sensazione che valica quella dei testi o quella musicale e che parla direttamente della sua radice: come i rami del primo singolo estratto da Serotoninja, Uomini di Vimini, Sherpa fa bruciare la struttura-cesto dei suoi brani, e con essa lui stesso, liberando la sua natura. Rimane l’aroma, la sua presenza. Nonostante barre e ritornelli memorabili, quello che prima di tutto rimane in testa è quello che Tito ha voluto imprimere in ogni singola traccia: la sua essenza.

(Isidoro Concas)

Uomini di vimini

Uomini di vimini intrecciati ai nostri limiti
cerchiamo vie di fuga
come rami di glicini

Uomini di vimini tra crimini, piccoli brividi
per sentirci liberi dai limiti

Uomini divini che han paura a stare soli
e si accollano
come uomini di vinavil

Uomini cavi, il vento ci attraversa, crea sibili
in ‘sta cesta ci sta il vuoto
che se lo guardi
ci passi di vertigini.

Polveri sottili
poveri respiri
ai posteri sospiri
e fosfori, libri fossili, parole immobili
si mischiano in un potpourri di mormorii

Ascolto i moniti di vecchi iracondi
Saperi reconditi di moribondi
mi dicono muoviti, stai più sul ritmo
lo faccio con l’hip-hop
lo faccio convinto
mi guardano attoniti, mi dicono togliti
‘sta vita è fatica
latte materno nei gomiti

Gentili ospiti
ho finito i fondi di pazienza
bevo assenza, anch’io assolvo i compiti di sua altezza
in cielo stormi di corvidi, corpi di fumi tossici
soli multipli, fulmini, inneggiano alla grandezza
Fin dai culmini, dall’ABC
ai lati di spazi conici
osservo i personaggi più iconici
sto ai vertici di vortici di vizi
spinto dai pregiudizi, in punta di piedi su precipizi
in bilico sugli alluci non temo di cadere
cosciente che nel vuoto starei finalmente bene

Uomini di vimini, intrecciati ai nostri limiti
Cerchiamo vie di fuga come rami di glicini

Uomini di vimini, agglomerati di simili
In scatoli fragili, instabili agli infiniti stimoli

Uomini cavi, il vento ci attraversa, crea sibili
in sta cesta ci sta il vuoto
che se lo guardi
ci passi di vertigini.

Il ramo per natura punta al cielo
ma se lo si adopera crea un cesto
L’uomo per natura punta il dito
forse si accorgerà di puntare sè stesso
L’uomo che per natura ha ovunque il suo riflesso
e forse prenderà quel vecchio cesto
lo brucerà, e i rami per natura punteranno al cielo
e tornerà tutto a posto

Federico incompreso
Superomismo frainteso
l’uomo divino prende integratori e controlla il suo peso
ma è la mancanza di responsabilità il vasto dramma
per questo quando s’infiamma subito chiama sua mamma
per orgoglio personale tratta male ogni suo affare
manda a fare in culo chi lo potrebbe salvare
è un prodotto del marketing, tinte di finte skills
occhiali scuri a mascherare i suoi impeti

Non hai capito chi hai davanti, come con Amleto
che invece ha capito suo zio, quale sia il suo concetto di “mio”
non aspetto tu sia vecchio, non c’è veleno né orecchio
bastan le giuste parole appena accennate per tempo
parlo del vero, crolla il tuo credo
e apri quell’occhio

Non metto lenti perché non mi oscurino il terzo
zero occhiale nero se non temo quel che penso
ascoltavo solo Piero che allenava giù al campetto

Il ramo per natura punta al cielo
ma se lo si adopera crea un cesto
L’uomo per natura punta il dito
forse si accorgerà di puntare sè stesso
L’uomo che per natura ha ovunque il suo riflesso
e forse prenderà quel vecchio cesto
lo brucerà, e i rami per natura punteranno al cielo
e tornerà tutto a posto

Singolo tratto dall’album SEROTONINJA
Radiobluenote Records, 2020
Testo e voce: Sherpa
Produzione: Phine
Grafica: Davide Bava

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