Il kaiser dell’hotel | Dani Orviz

Ero un adolescente veterano,
quasi trentatreenne.

Facevo quel lavoretto estivo
da sei anni e qualche mese,

sfilando le mance,
addormentandomi per le strade,
cercando nel glamour delle piscine
qualcosa da fare.

Perché rubai quello smoking in lavanderia, non so,
forse per variare un po’: mi intrigava
un cambio di ruolo.

Appena i saloni s’illuminarono
saltai dal mio completo abbottonato
a quella nuova veste,
disposto a sciogliere cuori
con i miei notevoli riconoscimenti

da kaiser dell’hotel.

Tutta la “crème” di quel triste luogo
in cui non c’è modo di amare
né sentirsi felici
vide fiorire in un lampo
la luce
di una “chance”
di fronte a sé…

Un roteare stanco di corpi vecchi
stretti in completi di cartone
si rifletteva su tutti gli specchi
del sontuoso salone;

sicché, rifiutando le avances
di arruffate pennute in ghingheri,
mi misi alla ricerca della regina della festa

con tutta l’intenzione.

La scoprii seduta scomposta
su un sedile della triste giostra
cercando di nascondere la noia

sotto la tovaglia,

e a tutti i marchesi e gran signori
che in segreto ne bramavano l’amore
si gelò il sangue
vedendo il più bel fiore
conceder volentieri i suoi favori

al kaiser dell’hotel.

Fummo un paio di missili scud,
due scintille simultanee
nello schianto di un treno.
Come una valanga,
pura elettricità
con la facoltà
di ballare
fino all’alba.

E quando, pugnalata dall’Est,
la notte andò incontro alla sua fine,
decidemmo di fuggire come la peste
da quel triste confine.

Correndo insieme verso l’uscita,
il mio unico addio fu un “di nulla”;

il suo fu un abito da serva
in fiamme nel giardino.

Il tempo scorre ancora invano
in quel luogo barbaro
dal quale fuggimmo, svelti,
un’estate;

e ancora in ogni festa, mentre trilla
il canto di una rondine scura
sotto la loro pelle,

le signorine sognano sovente
di essere inservienti: perché io le baci
e le porti a ballare, quando tornerò a essere


il kaiser dell’hotel.

 

EL KÁISER DEL HOTEL

Yo era un adolescente veterano
de casi treinta y tres.

Llevaba en aquel curro de verano
seis años y algún mes,

sacándole la punta a las propinas,
quedándome dormido en las esquinas,
buscando en el glamour de las piscinas
un poco de interés.

No sé por qué robé en la vandería
el smoking aquel,
quizás, para variar, me apetecía
un cambio de papel.

Así que al encenderse los salones
salté desde mi traje de botones
a aquella nueva piel,
dispuesto a derretir los corazonescon
mis impresionantes galardones

de káiser del hotel.

Toda la “crème” de aquel triste lugar
donde no hay ocasión para amar
ni sentirse feliz
vio florecer de repente
la luz
de una oportunidad
frente a sí…

Un cansado girar de curpos viejos
en trajes de cartón
se reflejaba en todos los espejos
del suntuoso salón

por el que, rechazando las propuestas
de ajadas cacatúas peripuestas,
fui buscando a la reina de la fiesta

con toda mi atención.

Me la encontré tirada en un asiento
del triste carrusel
intentando esconder su aburrimiento
debajo del mantel,

y a todos los marqueses y los lores
que ansiaban a escondidas sus amores
se les heló la piel
cuando la más hermosa de sus flores
le dio de buena gana los favores

al káiser del hotel.

Fuimos un par de misiles scud,
dos trallazos gemelos de luz
en el choque de un tren.
Como un alud,
pura electricidad
con la capacidad
de bailar
hasta el amanecer.

Y cuando apuñalada por el Este
la noche halló su fin,
decidimos huir como la peste
de aquel triste confín.

Corriendo de su mano hacia la entrada
mi única despedida fue un “de nada”,

la suya sólo un traje de criada
ardiendo en el jardín.

El tiempo todavía pasa en vano
por ese sitio cruel
del que, sin avisar, nos escapamos
en el verano aquel,

y aún en cada fiesta, mientras trina
el canto de una oscura golondrina
debajo de su piel,

las señoritas sueñan muchas veces
con ser sirvientas para que las bese
y las saque a bailar cuando regrese

el káiser del hotel.

Ascolta la poesia interpretata dall’autore

 

DANI ORVIZ (Asturias, 1976) è poeta, video-artista e performer. Nel 2012 è stato campione europeo di Poetry Slam e in seguito, nel 2013, ha ottenuto la medaglia di bronzo al Campionato Mondiale di Poetry Slam a Parigi. Ha pubblicato le raccolte Massaslam (2016), Viejo Caos Universal (2015), La del medio de Las Ketchup (2014), da cui è tratto il testo che vi proponiamo. Ha recitato le sue poesie in numerosi festival, tra cui Poesía en Voz Alta (Messico), Voix Vives (Francia) e il Festival Internazionale di Poesia di Genova (Italia).

Illustrazioni dell’autore
Traduzione di Elena Cappai Bonanni

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