Lucy

 

A differenza delle altre mattine M. spalanca gli occhi al settimo squillo della sveglia. Al suo fianco un corpo femminile snello e perfetto giace immobile, assopito dal sonno. Prima di alzarsi lo contempla. Come di fronte a una scultura frutto del genio umano, si domanda come sia possibile che quella pelle vellutata non abbia l’ombra di un’imperfezione.
Osserva i seni pieni e simmetrici, le lunghe gambe, i lineamenti dolci del viso. Non può desiderare di meglio. Dalla finestra del quarto piano case e tetti avvolti nella nebbia.
Non soffre il freddo, ma tira il piumone fino a coprirle il collo, non vuole rischiare prenda colpi d’aria pericolosi.
Sono le 7.15, i figli dei vicini al piano di sopra corrono già per la casa, il soffitto vibra, ogni volta M. ha la sensazione possa crollare da un momento all’altro.
Anche lui desidera un figlio, non una di quelle bestie simili a cavalli, ma una creatura eterea, di cui prendersi cura, a cui donare il proprio amore. A Lucy non ne ha mai parlato, ma conosce bene la situazione, questo è fuori discussione, lo sapeva fin dall’inizio.
Non è un problema, lei l’ha accettato così com’è. Non le importa del suo stipendio, dei vapori acri sprigionati dalle macchie sui muri dovute alla pioggia.
Dal primo giorno, in quello spazio di quaranta metri quadrati, si sono presi cura l’uno dell’altra. Coccolato da quelle mani setose e quelle unghie curate, ha capito cosa significhi avere qualcuno accanto, qualcuno a cui raccontare le giornate sempre pronto ad ascoltarti.
Le pareti bianche della casa si sono annerite con il tempo, riviste e poster tappezzano pavimenti e pareti così che è difficile distinguere le une dalle altre. Non fosse per l’allergia, M. avrebbe voluto un gatto. Il giorno in cui aveva deciso di prenderlo è andato nell’appartamento dove si trovava la cucciolata. Gli occhi hanno cominciato a lacrimare e gli sternuti si sono susseguiti uno dopo l’altro, fino a quando è corso via.
A giorni alterni si domanda se Lucy provi gli stessi sentimenti, poi la guarda, e tutti i dubbi svaniscono volatilizzandosi dalla testa al pulviscolo atmosferico.
Non escono mai di casa, M. a stento può permettersi cibi in offerta e prodotti da discount. Non che prima le cose andassero meglio, ma l’ultimo investimento ha sancito il suo tenore di vita.
Tra due settimane arriverà il compenso di febbraio. Per festeggiare il loro terzo mese ha già in mente la serata, tra piatti da gourmet che cucinerà lui e vino rosso. Finalmente potrà regalare a Lucy la collana con tre fiori stilizzati. La fissa dalle vetrine della gioielleria ogni volta al ritorno da lavoro. Quel ciondolo semplice e magnetico, da subito lo ha desiderato per la sua Lucy.
Per tutta la casa sono sparsi sul pavimento i vestiti della sera prima, la camicia e i pantaloni di M., le mutandine e il reggicalze che voracemente le ha strappato di dosso, il vestito nero aderente.
A quel pensiero M. ha un’erezione, sente il desiderio salire dalle viscere. Vorrebbe possederla all’istante, ma Lucy dorme, non se la sente di svegliarla. E poi è tardi, questa mattina ha già perso troppo tempo.

In ufficio la casella di posta elettronica è invasa da decine di mail ancora da aprire.
Sullo schermo del telefono la chiamata in entrata della madre continua a lampeggiare. Da quando ha saputo della relazione con Lucy chiama a ogni ora del giorno. Non può rimandare per sempre l’incontro, con Lucy ha progetti a lungo termine e pensa di dovere cedere a quegli obblighi formali di cui farebbe volentieri a meno.
Torna alle mail, crea una lista di tutti i clienti della giornata e programma gli appuntamenti. Tranne qualche problema che riuscirà a risolvere da remoto, per il resto dovrà andare nelle sedi dei negozi e delle aziende. È una giornata grigia, ha bisogno di caffeina per svegliarsi. L’azienda informatica in cui lavora lascia molta libertà, certo non come gli uffici di Google, pensa M., ma almeno può alzarsi quando gli pare per andare a prendere un caffè alla macchinetta.
– Quindi?
– Cosa?
– Quando ci presenti ‘sta figa?
– Chi?
– Non ti vedi con una?
– Lucy? Quando l’hai vista?
– Beh, da come corri via a fine turno deve essere figa di sicuro. Facciamo una cena questo weekend da me e Alice. Che ne dici?
Lorenzo appoggia un braccio sul mobile accanto la scrivania di M. e con l’altro gesticola. Ad ogni movimento, ondate di patchouli scadente gli procurano il voltastomaco, la voglia di caffè svanisce.
Non gradisce il modo in cui Lorenzo parla di Lucy. Non è neanche sicuro di voler fare quella cena. Pensa che tutti non aspettino altro che conoscere Lucy. Ma forse essere fidanzati vuol dire anche questo. Per lui in fondo è la prima volta, storie importanti oltre la settimana non ne ha mai avute, tanto meno donne di cui vantarsi con gli amici.
– Dai okay, ne parlo con Lucy.
– Non accetto rifiuti.

Al ritorno Lucy è nel letto, nella stessa identica posizione in cui l’aveva lasciata la mattina.

Al ritorno Lucy è nel letto, nella stessa identica posizione in cui l’aveva lasciata la mattina. Dal frigo prende una lattina di Fax e si scola le poche sorsate rimaste.
In bagno, sotto il getto debole e tiepido della doccia, si strofina a lungo con una saponetta nuova. I bordi rettangolari, non ancora smussati, sono taglienti. Con l’asciugamano attorno alla vita, recupera dall’armadio una manciata di vestiti e raccoglie quelli sporchi. Si riveste in fretta, apre il cassetto, sceglie un vestito corto rosa antico.
M. si sdraia al fianco di Lucy, la cinge da dietro. Preme il bacino contro la curvatura del fondoschiena. Il sangue fluisce dal muscolo cardiaco ai corpi cavernosi. Le scosta i capelli da un lato, appoggia le labbra al collo e inizia a darle piccoli baci viscosi.
– Non vedevo l’ora di vederti. Ho preso questo, il tuo colore preferito, ho pensato avessi voglia di indossarlo questa sera.
Lucy è immobile e taciturna. M. pensa sia arrabbiata, forse è arrivato a casa troppo tardi, ma non ha voglia di porsi altre domande, stringe le braccia esili e forza la posizione di Lucy, costringendola a guardarlo.
Il volto di M. ora è bianco, un calco al posto del viso. Dalla bocca semiaperta fuoriesce il vuoto, il grido bloccato nella laringe.
La pelle di Lucy è raggrinzita. Le palpebre cadono sopra gli occhi fissi e spalancati. Le tocca braccia, gambe e addome, i segni delle sue mani e delle impronte digitali restano impresse. La scuote con dolcezza, Lucy continua a non proferire parola. È nel panico, non sa cosa fare. La solleva, poi la rimette a posto, potrebbe aggravare la situazione.

Nel tragitto in tram, facce consumate lo osservano, forse avrebbe dovuto portare Lucy con lui. Ogni settimana dal momento dell’acquisto, ha ricevuto lettere di richiamo dall’azienda produttrice. Un difetto veniva segnalato e lui con rigore militare si recava nel centro assistenza convenzionato per sottoporre Lucy alla revisione. Le ha conservate e custodite tutte quelle lettere chiuse a chiave sul fondo di un cassetto.
La prima volta che ha visto Lucy è rimasto senza fiato. Folgorato da quella dea terrena, per svariati minuti le funzioni motorie e cerebrali si sono arrestate. Solo gli occhi azzurri e vigili non si staccavano dal corpo aggraziato.
Sonole 8.15, il centro commerciale chiude alle dieci.
– Ho un problema con un prodotto acquistato nel vostro punto vendita.
– Di cosa si tratta?
– Lucy.
– Lucy?
– Scusi, Miranda. Sì, Miranda.
– Numero di immatricolazione?
– Un attimo, dovrei averlo qui. 437728-Y3-M21.
Il tizio non solleva lo sguardo dallo schermo del pc. M. vorrebbe una spalla su cui disperarsi, e in quel momento quel ragazzino biondo è l’unico che potrebbe capirlo.
– Dalla scheda vedo che Miranda era tra i prodotti in promozione.
– Esatto.
– Ha già provato ad andare al centro assistenza convenzionato?
– Sì, ma mi hanno detto di andare nel negozio dove l’ho acquistata.
– Qui vedo anche la liberatoria firmata, quindi penso sappia che i prodotti in promozione non sono coperti da garanzia.
– Questo lo so, ma vorrei comunque sapere se è possibile mandarla in riparazione.
– Sì, è possibile, ma non posso dirle costi e tempistiche, l’azienda dà la priorità ai prodotti della prima linea.
– Per i costi?
– Dipende dal guasto. L’azienda prima di tutto deve capire se dipende da un difetto di fabbrica o se sia un danno provocato dal cliente.
– Poi?
– Poi avvierà la pratica di riparazione. Nel primo caso, dovrà accertarsi che il cliente abbia  provveduto a tutti i richiami di manutenzione e una volta fatto l’accertamento capire l’entità del guasto che, come le ho detto prima, è a suo carico. Di solito quando si tratta di promozioni, conviene sostituirla del tutto. Molte volte il costo del danno è poco inferiore al prezzo del modello.
– E nel secondo caso?
– Nel secondo caso dipende sempre dall’entità del danno, e nel migliore dei casi l’azienda non le addebita i costi di spedizione.
Micro goccioline hanno preso vita sopra l’epidermide di M., colano lungo il viso. Il battito cardiaco aumenta,  strizza gli occhi per rimettere a fuoco la scheda tecnica di Lucy.
– Sarò sincero con lei, per esperienza non penso ci siano molte possibilità che la riparazione vada a buon fine in tempi brevi e costi bassi. È il decimo cliente della settimana. Le promozioni sono prodotti sperimentali, spesso la composizione dei  materiali è differente dalle altre. Basta che il prodotto entri in contatto con liquidi particolari o sia esposto a fonti di calore per più tempo e il deterioramento è imminente.
Si sente bene?
Le parole del commesso rimbombano nella testa, pensa alla sua Lucy. Un esperimento. M. si volta e si avvia verso l’uscita. Supera il reparto pc, quello degli elettrodomestici, barcolla, si aggrappa agli scaffali, tira giù un tostapane in acciaio, il tonfo metallico è un boato asettico. Raggiunge il tornello di sicurezza, un lembo della giacca rimane impigliato, lo strappa, le scale mobili sono bocche fameliche, lo divoreranno, ora è fuori, l’aria gelida entra nel naso, lo sveglia, trasale.

La pelle di Lucy è raggrinzita. Le palpebre cadono sopra gli occhi fissi e spalancati. Le tocca braccia, gambe e addome, i segni delle sue mani e delle impronte digitali restano impresse.

Il mattino seguente a lavoro M. sa già quello che farà. Cammina avanti e indietro davanti la porta di legno scuro, attende che il tizio dentro l’ufficio esca, bussa.
– Avanti.
– Permesso.
– Buongiorno.
– Dott. Magliani, posso disturbarla?
– Certo, mi dica tutto.
– Sono qui per chiederle un anticipo se possibile.
– Un anticipo? Quanto?
– Il prossimo stipendio.
Il capo lo squadra, per svariati secondi pari ad ore,  da sopra le piccole lenti tonde. Poi si volta e osserva alla sua destra la stampa anni ’50 della Coca-Cola.
– Non le voglio fare i conti in tasca, però è mio dovere ricordarle che sono passati solo tre mesi da quando ha percepito la liquidazione maturata in dodici anni. Lei è una persona valida, affidabile, ha sempre svolto il proprio mestiere senza creare problemi. Capisco abbia delle difficoltà, ma la sua richiesta questa volta non può essere elargita. Mi dispiace molto vedere quell’espressione sul suo volto, ma mi creda lo faccio per lei. Ho abbastanza esperienza da intuire quando un dipendente sta prendendo una brutta strada.
M. esce dalla direzione. Davanti al computer, per tutto il giorno non fa altro che aprire e chiudere programmi e rimandare interventi.
Le giornate trascorrono lente e afone. Sullo schermo del telefono le chiamate del capo si alternano a quelle dei colleghi. Un tanfo graveolente di sudore e respiri viziati aleggia per la casa.
A terra, con le ginocchia incrociate, contempla Lucy nell’oscurità e nel silenzio assoluto. L’espressione è sempre serena, solo più consumata.
Ciondola per casa, a fatica si regge in piedi. Apre il cassetto dell’armadio e prende i vestiti di Lucy. La mette in posizione seduta e inizia a vestirla. Prima il reggiseno, le mutandine, solleva il piede destro, infila in un paio di collant neri e velati, poi il sinistro. Solleva un braccio e lo infila nella manica della camicia, ripete lo stesso movimento con l’altro, chiude i bottoncini dorati. Le mette una gonna a ruota sotto il ginocchio, per ultime le scarpe.
Ha le dita imbrattate della materia che Lucy continua a perdere da giorni. Si scioglie sempre più in fretta, i vestiti sono incollati: se li togliesse pezzi di Lucy rimarrebbero attaccati al tessuto.
Le accarezza i capelli, l’unica parte intatta, poi la prende per la vita e la solleva da sopra il letto. Apre la finestra, un’ondata di aria pungente lo investe. Il resto avviene nell’arco di pochi secondi.
M. stringe la mano di Lucy, un rivolo vermiglio e lucido parte dalla bocca per assorbirsi nel tessuto della gonna. Chi è arrivato poco dopo l’accaduto, dice di essere stato attratto non dal tonfo ma da una voce di donna.
– Bentornato amore, come stai? Mi sei mancato. Come ti posso essere d’aiuto? Bentornato amore, come stai? Mi sei mancato. Come ti posso essere d’aiuto? Bentornato amore, come stai? Mi sei mancato. Come ti posso essere d’aiuto? Bentornato amore, come stai? Mi sei mancato. Come ti posso essere d’aiuto?

Illustrazione di Miles Aldridge

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