Nafta

Dieci minuti dopo uscì. Giuliano era seduto su una sedia coi gomiti appoggiati al tavolo, a petto nudo e in mutande. La bottiglia di amaro era vuota. Chiese a Elia perché fosse stato tanto al cesso. Lui rispose che non si sentiva bene, aveva le vertigini e il voltastomaco. Eleonora non era ancora uscita dalla stanza; la voleva vedere, abbracciare, sentire le sue labbra morbide sulla faccia, sul collo, sulla fronte, lasciarsi toccare, venirle su un fianco, e andarsene, a piedi, solo e aspettando lo schiarire del cielo e il cinguettio delle rondini. Si sarebbe calato dalla finestra se solo avesse avuto tra le mani una corda.

La martellina

Guardo il muro, pensa, che è rosa tenue, un bel colore, e così resto tranquilla. Però mi sembra come se qualcuno, dal vetro della finestra, mi stia davvero fissando. Non voglio girarmi. Un rumore, forse uno scricchiolio, dal letto. Sono stata io? Ma non mi sono mossa. E se ci fosse qualcuno sotto al materasso? La pantofola, a ben vedere, non era dove l’ho lasciata. E se l’avesse presa lui?

Colla di pesce

Romualdo era disteso sul letto con le braccia lungo i fianchi. I muri della stanza erano spogli, non un quadro di santi e nemmeno una croce di legno o metallo a rappresentare l’orientamento religioso del padrone di casa, a parte la parete dietro il letto: rivestita quasi per intero da fogli spessi che immortalavano personaggi nati dalla matita di un artista preciso, attento al dettaglio, brillante.