Un’anatra al buio che becca le briciole | Chiara De Cillis
C’è qualcosa di clandestino, nel comprendersi, così quando accade non occorre dirselo, o meglio, non si deve affatto.
C’è qualcosa di clandestino, nel comprendersi, così quando accade non occorre dirselo, o meglio, non si deve affatto.
Infilo la giacca e vado verso la porta. Prima di spingere il battente di vetro in basso, proprio dove mi ero bloccata, inebetita davanti al cadavere obeso di Bingo, scorgo la vecchia del sesto piano.
Per un attimo ebbi l’impressione che si voltasse verso di me. Ma non era così. Non guardava me: guardava il vuoto, io ero il buio, la pioggia scendeva.
«È una cosa che mi è sempre rimasta impressa. C’è un bicchiere di vetro appoggiato al bordo di un tavolo, è carico di energia potenziale, vuol dire energia ancora inespressa. Poi qualcuno lo spinge, e il bicchiere cade giù.»
Era un animale dai tratti preistorici, col pelo incatramato. Sembrava provenire da un incubo e metteva una paura ancestrale.