Saltare la testa | Elle D.

Non sei razzista. È solo che non ti piacciono i neri, chi mangia troppe spezie e chi ti ferma per strada dicendo di non aver mangiato. Hai provato a farteli piacere, ma niente. Non funziona. Sei salito sull’autobus, ti hanno consigliato di respirare con la bocca e ripensando all’antibiotico liquido che da bambino mandavi giù tappandoti il naso, hai risposto: «Signora, guardi che fa schifo uguale».

Il terzogenito | Carlo Maria Masselli

Ci siamo solo io e papà. Mamma non viene più. Giulia e Marco forse verrebbero, ma il rischio d’incontrarci è troppo alto. Chissà se Giulia continua a odiare le gonne. Chissà se Marco fa ancora karate.
Papà mi avvolge la mano con le sue dita da serpente costrittore. È un uomo imponente, ma i neon lo riducono a un nano: sono luci per camici e mascherine, per chi dorme e non sa svegliarsi. Illuminano male chi viene da fuori.
Oltrepassiamo una porta, poi un’altra. Nella prima una donna parla con un alluce sfuggito al lenzuolo, nella seconda un vecchio, pochi capelli e braccia conserte, contempla la finestra. Porta numero tre, siamo arrivati. Oltre la soglia, Jason ci aspetta e non lo sa.

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Obsolescenza | Nicola Aschero

Una cella sorvegliata da due guardie deteneva una creatura metallica.
«Dimmi ciò che voglio sapere o te la vedrai con l’istituto della conformità. Perché non scegli la via più facile?» chiese il commissario.
Il robot era immobile, guardava davanti a sé. Le sue mani ammanettate da due pezzi di metallo uniti da un impulso elettromagnetico. Per aprirli serviva la tessera che pendeva dalla cintura del commissario.
Il droide indossava una giacca di pelle marrone coperta di scritte, linee, tagli ed una bandana blu intorno al collo, in segno di ribellione.
«Allora, rispondi!» urlò il commissario.
Lui mosse lentamente le dita ed inclinò leggermente la testa.
«Non c’è una via più facile, ma una sola via» disse con una voce che ricordava quella umana.
Tra i suoi effetti personali, pochi oggetti e un libro in versione tascabile: il Bushido, la via del guerriero. Il commissario spostò la scatola di fiammiferi, il pezzo di vetro riflettente e un piccolo campanellino raccogliendolo.
«Chi ti ha insegnato queste stronzate? Questo?» disse scuotendo il libro davanti ai suoi fotorecettori.
Il robot lo ignorò e guardò l’orologio appeso al muro, poi la porta.
«Aspetti visite?» chiese.
Il robot continuò a non rispondere, immobile.

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Controra | Chiara De Cillis

Uscita dalla doccia, si asciuga alla svelta. Poi, completamente nuda, corre in camera da letto. È eccitata, eccitatissima. Tonino le ha dato finalmente appuntamento alla balera.
Sceglie con cura il vestito da mettere. Quelli nell’armadio li ha cuciti tutti lei: le stoffe a fiori, con grasse margherite bianche o tulipani blu, così come le fantasie geometriche.
Oggi indosserà quello a pois. I pois fanno bene all’amore, come tutte le cose tonde: le pesche, le bocce, le tette.
Non fa in tempo a rivestirsi che piccole gocce di sudore le bagnano l’interno coscia. Le sente scivolare fino alle caviglie mentre indossa un paio di tacchetti bassi, ché sennò non riesce bene a frenare.
Si guarda di sfuggita allo specchio, decreta di essere pronta, e si avvia verso la macchina sfidando la calura insopportabile della controra.

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