Irene Dorigotti | Il cavallo blu nei CPR
Reportage dal CPR di Brindisi, a cura di Irene Dorigotti
Reportage dal CPR di Brindisi, a cura di Irene Dorigotti
Nella valigia c’era un registratore a bobine e decine di nastri senza etichetta, trent’anni di registrazioni di campo. Li ascoltava nel buio. Ogni nastro una città. I suoni precedono la memoria: la richiamano dal fondale come si richiamano i pesci con la luce.
Il punto è che non puoi abitare in città se hai paura. La gente è sempre lì che corre, c’è un rumore che ti spacca le orecchie, il traffico e tutta quella robaccia che respiri. Se sei uno che si agita, sei fritto. Io mi sento sicuro, o almeno credo.
Ho incontrato Béla per la prima volta, più volte. Ci rivedremo ancora, nello sguardo dell’amore, nell’occhio della balena.
Se prendi il treno pomeridiano da Sarajevo, troppo tardi per ammirare il paesaggio, e arrivi una sera di novembre a Mostar, se esci dalla stazione annerita, la lasci alle spalle scura e umida e vai verso il centro per una strada semideserta – bar chiusi o in chiusura, piccoli capannelli di tifosi da schermo, studenti che tornano a casa – passi un ponte, ne passi un altro, e, proprio perché è novembre, puoi lasciare la valigia in una locanda: un posto vicino al ponte di Mostar, proprio lui, il simbolo del villaggio.