Operatori del sesso virtuale

Dalla fine del XX secolo è diventato sempre più facile stabilire relazioni significative sul web. Dallo sviluppo della banda larga in poi, i rapporti umani che si sviluppano online sono aumentati e hanno raggiunto un grado di coinvolgimento sempre maggiore. Già all’inizio del XXI secolo, si sono diffuse piattaforme e reti sociali che hanno il fine di favorire, a persone che si sono conosciute virtualmente, di incontrarsi. È il caso dei siti di appuntamenti specializzati nella ricerca di un partner. Ciò ha comportato un cambiamento nelle dinamiche di come scaturisce, e può svilupparsi, una relazione. Gli smartphone hanno ulteriormente facilitato questo processo di dissociazione, con la creazione di applicazioni di incontri online che utilizzano la geolocalizzazione tramite l’uso del GPS. Così è possibile flirtare con persone che si trovano nelle vicinanze, evitando così che la distanza geografica sfavorisca l’incontro. È possibile conversare, in tempo reale, su Internet – fare una videochiamata, esercitare una telepresenza, grazie a lavoratrici e lavoratori che sono tenuti a rispettare un codice di comportamento che è loro imposto dal datore di lavoro, ignorando le loro emozioni e i loro pregiudizi. Un esercizio performativo di improvvisazione e dissociazione.

Durante la quarantena ho frequentato con regolarità la terrazza comune del mio condominio, così da godermi un po’ di sole e in questa circostanza sono entrato in confidenza con alcuni miei vicini. Ho conosciuto una ragazza latinoamericana del Venezuela che, da questo momento in poi, chiamerò “A”. A ha deciso di raccontarmi la sua esperienza di isolamento. Mi dice di aver perso il lavoro nel ristorante dove faceva la cameriera a causa del Covid-19 e di aver trovato un’altra occupazione, temporanea. Un lavoro a distanza sufficientemente remunerativo, flessibile in termini di orario e disponibilità, qualcosa che, per lei, è divertente. A è diventata una delle numerose operatrici delle chat erotiche. Le dico che non avevo mai sentito parlare di una occupazione simile, decido di invitarla a cena per poterle fare qualche domanda.

Nel linguaggio del web con il termine Bot si intende Robot, un risponditore automatico.

“Noi bot siamo esseri umani. In alcuni casi a rispondere è un software, in molti altri persone in carne e ossa, che magari vivono dall’altra parte del mondo” esordisce A.

Mentre le verso il primo bicchiere di vino le chiedo: “quale grado di professionalità richiede un simile lavoro, in termini di conoscenze linguistiche, capacità dattilografiche, organizzative e di segreteria, relazionali e di abbordaggio?” accorgendomi che la mia voce esce atona, come quella di un responsabile delle risorse umane durante un colloquio.

Que rica, buenisima!” mi dice A, riferendosi al piatto di spaghetti.

“Spiegami meglio in cosa consiste il tuo nuovo lavoro?” insisto.

“Io e altre ragazze diamo la parola a una serie di profili falsi, quelli che si rintracciano nelle pagine web di incontro. I nomi a cui rispondono queste ragazze sono di fantasia e, dall’altra parte, ci posso essere io o una delle mie colleghe. Abbiamo a disposizione una vasta collezione di immagini, per rispondere alle fantasie di chi ci contatta, ne abbiamo per ogni gusto – se capisci che cosa intendo. Dialogo tutto il giorno con gli utenti, gli uomini che interagiscono, con i profili che gestisco, con commenti o messaggi. In alcuni casi sono lunghe chat. Il mio scopo è tenerli a chattare il più possibile, e per farlo uso vari espedienti – ride. Bisogna fare in modo che questa diventi per loro un’abitudine. Perché pagano delle quote, chiaramente. Il tempo è denaro” ride. “Gli utenti credono che dietro alle immagini che vedono ci sia quella donna, che interagisce con loro ma è finzione; così, alle stesse fotografie, possono rispondere decine di donne diverse – che nemmeno si somigliano. Non ci incontriamo mai con i clienti ma è possible che alcuni di loro otterranno un incontro con alcune delle persone iscritte alla community, con delle/degli sex worker.”

Persone come A smistano, all’interno di alcuni di questi sistemi, le informazioni e danno voce a immagini di altre persone, con serialità – in un flusso massivo di input. A differenza dei bot, risponditori automatici, questi operatori hanno la capacità di interpretare espressioni gergali, allusioni, stabilendo che evoluzione debba avere una chat.

“Come hai trovato questo lavoro?”

“È stata una mia amica spagnola a suggerirmelo, lei lavora in questo ambito da quattro anni. Poche settimane fa, in una chat di gruppo, ci chiedevamo come poter “buscarse la vida” durante la quarantena per l’epidemia; così lei si fa avanti e ci rivela questo suo sistema. È lei che mi ha passato il contatto…”

“Ti piace?’

“Sì! E perché no? Se lavoro due ore al giorno posso alzare 400 euro al mese, e decido io quando farlo. Lo faccio da casa… E potrò continuare a farlo anche dopo, con il casino che verrà. Ma al di là di questo, mi viene facile, mi piace la sensazione di controllo… sono temi che incuriosiscono tutti, in giro c’è gente davvero pazza…”

“Pensi di aver trovato una professione?”

“Certo, mi sento di essere capace, competente. Ho sempre pensato che il sesso sia al di sopra del bene e del male, che vada al di là delle crisi personali e globali”.

“Ed i datori di lavoro ti sembrano persone oneste? Li hai mai visti o incontrati?”

“No, non li ho mai visti, neanche in videochiamata, e loro non hanno mai visto me; è tutto protetto dall’anonimato. Sembra un lavoro come un altro e pagano regolarmente e quanto si è stabilito. Ti mandano le fatture, nel caso dovessi fare la dichiarazione dei redditi…”

“Conosci qualche tua collega?”

“No, assolutamente. Non so chi siano le altre ragazze, né quanti anni abbiano. L’anonimato riguarda tutte, a eccezione di quella mia amica di cui ti parlavo all’inizio, ovviamente.”

“Pensi di continuare anche quando finirà la quarantena?”

“Se mio padre non mi scopre, sì…” ride. “Vedremo. Probabilmente sì, non c’è niente di male e mi lascia molto tempo libero, e considerando che ho 26 anni, questo mi dà la possibilità di fare molte altre cose.”

“Al di là del fatto che così sei riuscita a ottenere un reddito, nel mondo che ci sta aspettando, nuovo, un mondo che forse vorremmo che fosse più autentico e meno fake, più consapevole a livello personale e collettivo, come vedi questo ‘consumismo sessuale’, o ‘relazionale’? Come vivi questo tipo di esperienza?”

“Siamo circondati dal fake che ci alimenta a livello sociale costantemente, e le persone in generale ostentano una vita e una personalità che non esiste, che non hanno. Con questo lavoro nessuno mi vede quindi posso giocare con le mie segrete ed intime forme dell’essere, e con le mie curiosità. Nelle relazioni reali oggi nessuno si dice più quello che pensa davvero o che gli va di fare, tutto è rimandato al momento e all’esperienza in chat e dove possiamo essere noi stessi.”

Siamo circondati dal fake che ci alimenta a livello sociale costantemente, e le persone in generale ostentano una vita e una personalità che non esiste, che non hanno.

“Quando preferisci lavorare? La notte? La mattina quando ti svegli? Ma soprattutto, che sensazione hai finito di chattare?

“Prima che tu ti svegli ho già fatto attizzare qualche tuo amico!” scherza A. “A parte gli scherzi, preferisco lavorare la notte, ovviamente c’è più traffico e molte più anime inquiete. E per quanto riguarda quello che sento, come puoi immaginare, dipende dalle persone con le quali mi ritrovo a parlare. Ci sono persone simpatiche e persone disperate; una cosa è certa però, le persone che fanno parte della mia vita vera mi sembrano, giorno dopo giorno, più belle!”

“Hai mai pensato che le persone che intrattieni in chat potresti incontrarle nella vita di tutti i giorni, senza saperlo?”

“Sì, in fondo sono persone normalissime che potrei tranquillamente incontrare in altri contesti; in palestra per esempio.”

“Lo consiglieresti come lavoro? Perché?”

“Credo che non tutti potrebbero fare un lavoro come questo, non tanto per le regole che prevede, come gli standard linguistici che si devono rispettare o i contenuti che si possono trattare e/o escludere, ma perché serve una certa predisposizione e un atteggiamento disinteressato. Il rischio è che ti influenzi negativamente, se non sai tenere la situazione sotto controllo o se non sai cosa vuoi o non vuoi dalle altre persone. Quindi lo consiglio solo a persone che scelgono di farlo e non che si vedono obbligate, per necessità.”

Fotografie di Stefano Fristachi

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