Simple things

Simple things, «cose semplici»: l’opera di Elisa C. G. Camurati è composta da vecchi giornali, scarti di tovagliette e pezzi di cartone. A renderli diversi dai collages che noi tutti ci siamo ritrovati a dover fare su ordine della maestra, c’è anzitutto la conoscenza del colore e la consapevolezza degli spazi, che l’artista ha acquisito durante gli studi grafici da lei condotti.

«Non consideratemi poeta» – afferma. Non si tratta di fatto di una scrittura consapevole, ragionata, ma di una poesia di non appartenenza, a più voci. Alle parole scritte di suo pugno, tracciate molto spesso al contrario, si fondono le parole ritagliate dai libri e dai quotidiani, scritte da chissà chi, creando un incastro perfetto, che esplode grazie agli interventi dei colori – colori forti: nero, rosso – colpendo l’osservatore con il loro carico di sentimenti contrastanti che vanno dalla rabbia feroce all’assoluta rassegnazione, alla pace dell’animo (sentimento ben più raro del primo).

Nel suo Groviglio isterico – Autoritratto dentro e fuori, le parole compongono:

“Non è più…
né più né meno
il fuoco che guizza
in fondo all’oceano
insofferente
del color della pece”.

Ed è nell’impossibilità del fuoco di guizzare al fondo dell’oceano che sta la chiave di tutto il lavoro dell’artista: una volontà estrema di bruciare, di vivere, primordiale, ma costretta nella gabbia delle costruzioni sociali, della quotidiana civiltà, dell’ipocrisia. Così spesso si incontrano versi pregni di sarcasmo, quasi volgari, degli sputi sul volto di chi si ritrova a leggerli, ma non tanti quante sono le note autoironiche ai margini o agli angoli, ammissioni nascoste di fragilità.
«Quello che non sono in grado di fare o di dire nella vita quotidiana, mi cresce dentro fino esasperarmi, finché finalmente non riesco a venirne a capo, a uscire dal vortice di mutismo in cui mi chiudo ed è una liberazione, un gesto catartico».
L’azione di cercare e ritagliare le parole è come un tentativo di riflettere all’esterno ciò che bolle nell’animo, un trovare fuori, ciò che non si riesce a chiarire dentro di sé. Così, come scrive Shopenhauer ne Il mondo come volontà e rappresentazione:

«Immediatamente e inseparabilmente il singolo oggetto intuito si eleva all’idea della sua specie, l’individuo conoscente si eleva a puro soggetto del conoscere libero dalla volontà, ed entrambi, in quanto tali, non si trovano più nella corrente del tempo e di tutte le altre relazioni».

Link al sito: 

http://www.keminthemiddle.tumblr.com 

Annunci

Published by

Chiara De Cillis

Sono nata a Ostuni, in Puglia, e lì sono rimasta fino al diploma presso il Liceo Classico A. Calamo dove ho sviluppato il mio amore insaziabile per la letteratura e le arti in senso generale. Attualmente vivo a Torino, dove studio presso la Facoltà di Agraria e dove passeggio alla ricerca di parole.

2 thoughts on “Simple things

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...