Classifica di qualità dei migliori racconti del 2021

Carə neutopistə, l’anno 2021 ha rappresentato per moltə lo strascico dell’anno precedente, ma anche un nuovo modo di approcciarsi alla relazione e alla narrazione tutta: la domanda che sembra sorgere spontanea, da parte di parecchiə, è: cosa diventeremo? Scopriamolo insieme tra lotte arcaiche, partenze e ritorni, polpette yoga, futuri ucronici e automi disforici nella

CLASSIFICA DEGLI INCREDIBILI 10 MIGLIORI RACCONTI DEL 2021
A CURA DI NEUTOPIA MAGAZINE

1. Giovanna Cinieri, Cosa c’è per cena, Neutopia vol. VIII, luglio 2021;
2. Sergio Oricci, *happy* *surprised* *cool* *inlove*, Split, numero 0, settembre 2021;
3. Chiara De Cillis, La rana in pancia, Altri Animali, giugno 2021;
4. Roz Catone, Avernus, Micorrize, dicembre 2021;
5. Simone Lisi, Yoga è una maniera di preparare le polpette, In allarmata radura, dicembre 2021;
6. Clelia Attanasio, La voce, Cronache dall’aldiqua, novembre 2021;
7. Davide Galipò, La gabbia vuota, Neutopia Vol. VII, marzo 2021;
8. Cristiano Caggiula, Narrazione di una catastrofe, UTSANGA, ottobre 2021;
9. Antonio Francesco Perozzi, Nuovissimo blob, Malgrado le mosche, ottobre 2021;
10. Francesco Cane Barca, My mother was a computer, Spore Rivista, ottobre 2021.


I robot erediteranno la terra?
Sì, ma saranno i nostri figli.
(Marvin Minsky)


ILLUSTRAZIONE DI DULCIS DOMUS

Sensibilità | Simone Perri

In quel deserto, in cui tutto il fragore della città pareva una carezza votata a lenire le crisi dei cristi perduti nelle trappole del proprio cervello – senza essere in grado di uscirne – ragione e coscienza sparivano. Si perse il senso d’identità, genere e razza, sciogliendosi tra canali del corpo, iniziando a espellersi come spora batterica, perdendo densità, definizione, linearità e confine.

𝐼𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑢𝑡𝑜𝑝𝑖𝑐𝑜

Molto spesso, immaginiamo il corpo come l’eterotopia per eccellenza: il luogo – cioè – prediletto e al contempo il confine dell’essere umano, il nostro “qui e ora”; limite invalicabile e immenso, non lascia spazio ad altro che non siano i bisogni puramente fisiologici, in una netta distinzione tra corpo e mente, com’è tradizione in Occidente, come se il nostro corpo dovesse automaticamente negare ogni utopia e viceversa. Se travalichiamo questa separazione, però, scopriamo che il corpo potrebbe essere, dal punto di vista non solo strettamente biologico ma anche filosofico, il tramite per un altrove. Ed ecco allora che, per essere utopia, basta avere un corpo.