Vedei | Noemi De Lisi

Il pullman si accende, la città nuova comincia a scorrere dietro di loro, una scia in frantumi che li riporta solo a pezzi, capelli, sudore, unghia, sputo; non è in grado di trattenere niente al loro passaggio, non è fatta di materia, quando si attraversa non si modifica, non si formano le crepe, non si scortica per risanarsi attorno ai loro corpi, non si addensa, evapora nel freddo secco. 

Il terzogenito | Carlo Maria Masselli

Ci siamo solo io e papà. Mamma non viene più. Giulia e Marco forse verrebbero, ma il rischio d’incontrarci è troppo alto. Chissà se Giulia continua a odiare le gonne. Chissà se Marco fa ancora karate.
Papà mi avvolge la mano con le sue dita da serpente costrittore. È un uomo imponente, ma i neon lo riducono a un nano: sono luci per camici e mascherine, per chi dorme e non sa svegliarsi. Illuminano male chi viene da fuori.
Oltrepassiamo una porta, poi un’altra. Nella prima una donna parla con un alluce sfuggito al lenzuolo, nella seconda un vecchio, pochi capelli e braccia conserte, contempla la finestra. Porta numero tre, siamo arrivati. Oltre la soglia, Jason ci aspetta e non lo sa.

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