Astore per Davide Bava | Quando la Piazza è croce e rimedio

Sembra ieri quando Astore indossava il passamontagna bianco e con la P38 Gang univa trap e riferimenti provocatori agli anni di piombo: dopo due album, Nuove BR (2022) e Dittatura (2025) e dopo la recente archiviazione del Gip di Torino delle accuse di istigazione a delinquere e vilipendio allo Stato, Astore si è separato dai suoi compagni Young Stalin, Jimmy Pentothal e Papà Dimitri, per proseguire con la sua carriera solista.

Cosa rimane, quando resti solo e con i debiti da pagare? Quando non hai la benché minima idea di come andare avanti, quando nemmeno salire sul palco, forse, basta più a giustificare a te stesso ciò che eri? Astore ha scelto di togliersi la maschera e di raccontarsi.

Lo ha fatto con un taglio netto e coraggioso, nel suo consueto stile senza fronzoli e diretto, con barre che vanno dritte al punto, come nel bel videoclip in bianco e nero di VDF Production che ricorda molto da vicino L’odio di Kassovitz, sia per i sottotitoli in francese che per la vicenda narrata: qui non siamo in una banlieue parigina ma a Torino, nella periferia Nord di Porta Palazzo, dove la vita è sempre stata dura e dove nessuno regala mai niente.

“Sono figlio di ‘sta piazza”, canta Astore, la stessa che spesso è croce e rimedio a giornate senza sbocco. E quando hai solo gli amici a difenderti da un presente grigio, che ti risucchia verso il basso, quando dormi su un divano e vivi di espedienti per sbarcare il lunario, ecco che la gang di riferimento, un abbraccio fraterno, tornano ad essere fondamentali.

Il singolo, arrangiato dall’elegante produzione minimal di Davide Bava, produttore e performer torinese, dà un tocco old school alle liriche massimaliste di Astore e anticipa One Step Foward, album prodotto dallo stesso Bava in uscita il 22 maggio che, già dal titolo, si preannuncia come una metafora di crescita personale.


“Ho fatto tutto questo perché voglio l’anarchia, ma va bene anche il comunismo.” Ecco a voi Astore, rapper sardo che nel suo nuovo percorso non rinnega i suoi riferimenti artistici e ideologici, ma li rivendica con orgoglio sotto una bandiera rossa e nera, da Mario Moretti alla denuncia delle bombe di Tel Aviv a Gaza, da Pacciani a Shaquille O’Neal.

La sua idea di rap è l’antitesi dell’artista preconfezionato, giovane e bello, che vuole svoltare: la sua musica ti mette di fronte alle asperità della vita, alla solitudine e al fallimento, ai mostri e all’energia demoniaca di questa città oscura.

E ora vallo a dire alla tua m*rda di collettivo.

Liriche e voce Astore
Musica e produzione Davide Bava
Mix e mastering Brattini
Video VDF Production
Fotografia Elisa Felletti

Lascia un commento