La città sostituita | Lo strano e l’insolito in Philip K. Dick
Recensione de “La città sostituita” di Philip K. Dick, a cura di Davide Galipò
Recensione de “La città sostituita” di Philip K. Dick, a cura di Davide Galipò
Osservo la mascella definita della Me Virtuale, delineata e squadrata come i lati di uno smartphone. Forse lei sarebbe capace di riconquistare Elia. Ha sempre qualcosa di interessante entusiasmante esaltante da mostrare sotto la luce giusta di un book café o della golden hour, mentre io sono una massa informe sbiadita, un eccesso sbrodolante di culotte de cheval e ore sprecate a lasciar marcire il cervello tra lenzuola stantie.
C’è aria di epidemia, in giro, e solo gli alberi parlano. Lo fanno attraverso le foglie, le loro lingue che si muovono nel fiato di una giornata grigia, grigia come immagino appaia la mia faccia, con la barba ispida e le occhiaie figlie di qualche notte passata a pensare ad Aldo.
Vorremmo che il nuovo corso di «Neutopia» si orientasse agli esclusi, a chi fino ad ora non ha avuto modo di giocare. Tornando all’animale che non può più essere tenuto a bada.