Tra titolo e tritolo | Vera Bonaccini
Questa felicità
che ci massacra i denti
nel tramonto iconoclasta
di un febbraio inconsistente
Questa felicità
che ci massacra i denti
nel tramonto iconoclasta
di un febbraio inconsistente
Non me ne voglia Kant se sragiono,
mi critichi piuttosto senza purezza né praticità;
Non me ne voglia Hegel se della verità ne faccio uso improprio,
se non mi appello alla logica aristotelica né alla (sua)
dialettica incostante.
Lì ti ho.
Come l’edera e il sangue;
dove la carne è foglio sottile.
emigrando direttamente dentro il verso che gestisce il ritmo del sonno in induzione
evapora la forza senza dissolverla ma con potenza la liscia allungata inviolata verginea
pateticamente sfiorata
dai polpastrelli
di riga in riga
di spazio in spazio
se scivolassi in un eterno cadere,
ammutolito dal vuoto surreale
cui non segue schianto o cratere,
c’incontreremmo nell’eterea agonia
fluttuante; ma dall’istante in cui caddi
negli abissi dei suoi torbidi occhi verdi,
profondi, freddi come l’onda
che mi spinse all’armonioso salto,
eccomi libero, nell’azzurro nulla
in cui mi libro, in cerca d’un appiglio,
in cerca
d’equilibrio.