Moynaq | Dafne Graziano
i nostri corpi
sospesi nella forma
ignara dei confini.
i nostri corpi
sospesi nella forma
ignara dei confini.
non esistere mutilata,
non entrare o entrare nelle chiese,
essere nella notte un essere come nel giorno.
Barbato, Spina, Galipò e Di Forti: queste voci si pongono, facendo strage dei limiti, di fronte al limite ultimo. In modi diversi, tutti puntuali.
Uno stormo cristallino si perde,
nella pioggia disperata di domani.
Parlano, ma come gli uccelli, un dialetto celeste. Il fuoco è acceso e il villaggio più vicino. C’è il pane caldo, l’anice da scaldare insieme al vino.