Era il principio di una mattina di luce crepuscolare. Avvolto da una grande coperta, mi stringevo l’addome godendo la sensazione di freddo umido, in contrasto con il mio tepore interno. Le stelle che mi avevano guidato durante la notte ancora mi mancavano tremendamente, ma le prime luci sulla foresta erano le artefici delle sfumature che generano la Poesia Naturale.
Durante quella notte e tutte quelle che come lei l’avevano preceduta, si era fatto strada in me un sentire sempre uguale, ma in progressione. Quel logos non riprendeva sempre dallo stesso punto in cui l’avevo lasciato, ma ogni volta mi stupiva per la sua coerenza e ispirazione. Le immagini trovavano spazio in un quadro sempre più chiaro. Come la visione era ben figurata nella mente ondivaga ma determinata, così il mio pensiero.
La Nuova Utopia non si trova nello sbandierato rinascimento psichedelico.
Quello medicalizzato, inscatolato nei principi attivi ed incatenato;
soggetto all’attenta supervisione di un tecnico;
sotto l’egida di una dose, che quella, sì, fa il veleno.
La Nuova Utopia, che è anche quella vecchia, risiede nel mistero.
Nel regalo che la Natura, nelle sue sempiterne e necessariamente finalistiche trame, ci serba.
Nella rivelazione della nostra mente è l’etimologia di “psichedelia”. Incastonata questione di prospettiva nell’epicentro di un processo eco-sistemico, simbiotico e ciclico, ma pur sempre direzionato in avanti.
Evoluzione.
Avvicinamento al mistero della vita nella polarità generativa del dentro/fuori.Contatto con una realtà altra di coscienza, contenuta entro i confini della stessa nella quale siamo immersi. Costantemente.
Epifania rivelatrice di un’altra prospettiva su ciò che ci circonda. Rinascita in un contesto vitalizzante, vibrante; percezione di un’energia comune che sgorga da dentro, ma che risiede anche fuori.
Sguardo rinnovato che spalanca una porta verso il nostro sé: non risposte, ma domande.
Domande generatrici di conoscenza o appiglio a un’idea-matrice che offusca il resto?
Intelligibilità di stati stratificati sotto anni di inconscio.
Mentalizzazione al fine di non lasciarci gettati all’esistenza.
L’altra strada possibile a quella della dissociazione.
E la dissociazione del nostro tempo si chiama capitalismo.
Gli animali assoggettati alla Natura, noi assoggettati all’antropizzazione.
Oltre l’impostazione del pieno default mode network, pilota automatico del nostro pensiero più schematico e ricorrente. Mark Fisher ha proposto la soluzione all’inghippo. Il velo di Maya è tolto. Il realismo capitalista si mostra nudo.
Sappiamo quanto sia sbagliato trascinarci obnubilando, tappandoci il naso, passando oltre lo schifo che tutti i giorni è sotto gli occhi persi. Il dolore che abbiamo ingoiato è ottundimento, stordimento continuo.
La morte dell’utopia, la soppressione del desiderio post-capitalista.
Il comparto teorico è solido. Cosa resta da dire?
Forse non è un dire, non è un leggere, ma è un pensare attraverso il sogno.
È una rêverie.
La trasformazione in sogno.
La madre psichedelica rivela così all’assuntore le profondità della propria mente.
Calata in un contesto ecologico, medicina naturale. Superamento delle barriere del pensiero unico realista e necessario.
Interiorizzazione di nuove visioni che già appartengono all’inconscio collettivo. Nulla crea, mostra ciò che adattivamente risiede nella codifica cerebrale armonica delle specie e che noi abbiamo negletto.
Lucidità del ragionamento in una sobria ebbrezza che ci agglomera al bilanciamento naturale. Presa di coscienza nell’alterazione che ci rimette in linea, come specie, con l’equilibrio perduto.
Portare di qua quel che è di là. Non la nostra prospettiva verso il tutto. Ma quella del tutto verso di noi.
La ego dissoluzione che ci serve, collettiva, sistemica. Un aiuto a ricalibrarci e a connetterci.
Un insight, uno sguardo sul di dentro, atto rivoluzionario di altruismo. Il contrario di egoismo. Ricredere, ricreare, rivitalizzare aree del nostro cervello. Plasticità neuronale, direbbe lo scienziato empirista e scettico.
Ristrutturare un pensiero non riduzionista, in armonia con il sentimento oceanico interiore innato.
Spiritualità nuova. Non il pensiero unico, ma moltitudine di espressioni di vita diverse al suo interno. Un’unione che si faccia forza per sconfiggere il mostro neoliberista.
Che forse sia questo, oltre la sfuggente definizione, mai pienamente elaborata dopo la scomparsa prematura di Fisher, il “comunismo acido”?
Non resta che andare a prendercelo!
Il sole sta sorgendo. Illumina il pendio roccioso e continuerà a farlo. Prima luce del giorno, non ultima di quel logos che riprende sempre dallo stesso punto, ma non si ferma.
