La città sostituita | Lo strano e l’insolito in Philip K. Dick
Recensione de “La città sostituita” di Philip K. Dick, a cura di Davide Galipò
Recensione de “La città sostituita” di Philip K. Dick, a cura di Davide Galipò
Aleteon interpretava questa sua trasformazione come il più alto cammino sacro che un cittadino su Azatos possa compiere, quello di cui parlano i medici-sacerdoti, il potenziamento umano nella sua più perfetta forma, dove oltre l’ibrido duale del cyborg nasca quello che chiamavano Xenorg, che travalica gli spazi definiti di ogni categoria.
L’Utopia non ha nemmeno pretesta di essere, vive la sua irrealtà con serenità, sa che la realtà è un compromesso tra desideri inconciliabili, tra bisogni contraddittori, ma così facendo ci fornisce una tensione verso di noi, verso il nostro desiderio, un punto di partenza da cui comprometterci, invece che vivere già compromesse.
Il cuore sprofondava nella notte coperta da nuvole mute e buie. Allo stesso modo, alle loro spalle, giaceva il relitto della Silna, titano sopito e immobile, arenato sulla spiaggia di Vulcano. L’equipaggio della Meteorina era riuscito ad arginare la perdita di carburante, a riparare i cavi subacquei per la Sicilia e a recuperare una ventina di container, eppure Furlan non riusciva a chiudere occhio.
Nel nuovo capitolo del kolossal di Villeneuve, l’esplorazione delle dune di Arrakis rivela un deserto non solo fisico ma anche metaforico, risonante con le aride realtà della Palestina. La lotta per il controllo delle risorse, immaginata da Herbert, si riflette nelle complesse dinamiche politiche della regione mediorientale.