Eva e ave | Ángelo Néstore
La camera immacolata solo per me;
la camera
e questo brandello di carne,
una stirpe nomade davanti allo specchio.
La camera immacolata solo per me;
la camera
e questo brandello di carne,
una stirpe nomade davanti allo specchio.
Ed ecco che scopriva cosa realmente gli veniva a mancare: un punto fermo di riferimento, la certezza dell’esistenza nel mondo di una persona che sarebbe disposta a tutto per lui, anche ad andare oltre quel confine. Quella sconfinata generosità che, se si ha la fortuna che Mikael ebbe, si ritrova in due persone in tutta la propria vita, delle quali un bel giorno la vita stessa ti priva. A Mikael la vita aveva già presentato il conto, e come resto una terribile solitudine.
Bandamianto. Ci chiamavamo così fin da quelle estati senza scuola grondanti di una noia che incollava le magliette alla pelle, giornate perse dentro lo scheletro spolpato dello stabilimento Eternit, un relitto incagliato nel panorama monodimensionale delle risaie.
È il viaggio, quello che proietta
una miriade di desideri cadenti
sui laghi d’occhi e nei mari ventrali.
Ci sentivamo come se stessimo vivendo all’interno di una lunghissima estate.