Fuori servizio | Roz Catone
Non avevo mai visto un volto tanto armonioso e diabolico al tempo stesso. Lo sguardo pieno d’odio, dai lineamenti aggraziati, si perde nella luce dell’alba color rosso bruciato.
Non avevo mai visto un volto tanto armonioso e diabolico al tempo stesso. Lo sguardo pieno d’odio, dai lineamenti aggraziati, si perde nella luce dell’alba color rosso bruciato.
Era una città distrutta, dove i cani girovagavano in cerca di cadaveri e i gatti miagolavano drammaticamente. Mozziconi di colonne mostravano la nudità degli interni, sventrati, e la luna minacciosa la si scorgeva dai tetti sfondati, un colpo di grazia alla tempia della vittima.
Il libro era rilegato all’antica, aveva una copertina rigida nera, non riportava titolo. Per prima cosa lo aprì all’ultima pagina, coprì col palmo il corpo del testo e si concentrò sulle cifre. 244. L’accuratezza della sua stima lo rese felice, tuttavia si promise di fare meglio in futuro. Si disse che c’era modo di essere più precisi. La prima frase del libro recitava:
“Il nostro popolo è antico come il mondo”.
Da quel momento la bambina aveva chiesto come giocattoli delle macchine, e aveva sognato quelle macchine in miniatura che vanno a pedali o, meglio ancora, sembra che abbiano davvero il motore, e si muovono da sole, magicamente. Cioè con la batteria.
La lascivia domina l’intero testo, fin dalle prime parole, e non può più essere taciuta. Non c’è paratesto che tenga, non c’è scusa che regga, non c’è confessione che ripulisca da tali peccati.