Erano arrivati al confine del mondo connesso. Da lì in avanti si stendeva il deprimente mondo di quelli che non la pensavano come loro, gli ultimi ribelli.
«Pig, sei sicuro di quello che dici?» chiese Willis, il capo del Dipartimento Connessione, al monitor al suo fianco.
«Ho calcolato la faccenda nei minimi dettagli, Willis. Gli abitanti di questo settore sono tutte persone tranquille, dedite alla coltivazione di ortaggi e all’allevamento di piccole quantità di animali. Non ci sono persone armate, fidati di me» rispose Pig.
Raramente ho visto Pig sbagliare, pensò Willis. Il Punto di Informazione Gratuita era nato con lo scopo di aiutare gli esseri umani in qualsiasi loro problematica, a patto ovviamente che fossero dei Connessi.
«Bene signori. Come sapete, da ora in poi non ci sarà più nessuna connessione a pararvi il culo, saremo noi contro di loro. Controllate le armi e speriamo che Pig abbia ragione» disse Willis.
«Ok, andiamo» disse Gibson, il vice di Willis.
Gli uomini si misero in marcia attraverso la vegetazione che nascondeva le case dei disconnessi. Non c’erano strade asfaltate né lampioni a illuminare la strada, era come tornare indietro nel tempo, a prima della loro nascita. Dopo una ventina di minuti intravidero un gruppo di case davanti a loro: erano i coloni, gli allevatori di cui aveva parlato Pig.
Arrivati a poche centinaia di metri dalle case, si accorsero che una delegazione di abitanti li stava già aspettando fuori dalle loro abitazioni. Siamo già stati avvistati senza che nessuno di noi si sia accorto di niente, pensò Willis.
«Tanto vale andare a presentarci. Fate parlare me, e che nessuno si azzardi a sparare un colpo senza essere stato attaccato per primo» ammonì severamente Willis.
Gli abitanti li accolsero in maniera neutrale, senza grandi feste, ma nemmeno con segni di ostilità. Furono fatti entrare in una casa grande, probabilmente quella del capo villaggio o qualcosa di simile. Una famiglia composta da quattro persone li stava aspettando e si presentò cordialmente a Willis: padre, madre e due figli, forse ancora minorenni.
«Direi di andare dritti al punto, vi pare?» esordì Willis. «Come forse già sapete, il governo è a un passo dal varare una nuova legge e la non connessione sarà considerata un reato, punibile con la galera. Noi non vorremo arrivare a tanto, per cui vi chiediamo gentilmente di rivedere spontaneamente le vostre posizioni e di integrarvi con il resto della società civile.»
«Come farete a obbligare tutti?» chiese uno dei due figli.
«Abbiamo i nostri mezzi, che non abbiamo mai usato. E non vorremo mai iniziare ad usarli, ragazzo.»
«Per quale motivo dovremmo unirci a voi?» intervenne il padre.
Willis si guardò un po’ intorno. La casa, dentro e fuori, era in uno stato di abbandono. L’intonaco rotto, i muri gonfi di umidità, il pavimento rovinato, con le mattonelle che si spostavano sotto il suo peso.
«Per avere una casa nuova, per tutti quanti» riprese con calma. «Per avere tutto il cibo che vi occorre. Per avere ospedali, strade e soprattutto per non dover più lavorare un solo giorno nella vostra vita.»
Nessuno dei quattro si mosse. Tutti continuavano a guardarlo composti, come se la sua presenza lì tra loro fosse un’abitudine.
«Quanta grazia di Dio. E senza volere nulla in cambio?» disse la madre.
«La connessione. Chiediamo solo quello» rispose Willis, scrollando le spalle.
«E mi dica, signor Willis, essere monitorati ventiquattr’ore ore su ventiquattro, catalogati, schedati e giudicati di continuo le sembra cosa da poco?»
«In cambio di un benessere continuo, direi proprio di sì.»
«E gli anziani? I malati incurabili? Le persone con problemi mentali? Che ne sarà di loro? Girano strane voci…» insistette la madre, fissandolo negli occhi.
«Non possiamo permetterci il lusso di sprecare risorse stando dietro ai casi irrecuperabili. E non possiamo nemmeno mettere a rischio la salute della popolazione permettendo che gente impura viva tra noi. Vi garantisco comunque che nessuno sarà lasciato a sé stesso. Ognuno sarà aiutato in base alle proprie problematiche».
Willis ripensò a tutte le volte che aveva ripetuto quel discorso. Parola per parola, sempre lo stesso. E anche le loro domande erano sempre le stesse, più o meno. Avrebbe voluto urlargli in faccia che erano degli ingrati psicopatici del cazzo, se preferivano davvero vivere nelle loro topaie piuttosto che nei nuovi appartamenti in città. Erano pazzi a voler lavorare tutto l’anno per coltivare quattro patate e allevare quelle poche mucche che riuscivano a sopravvivere. Se fosse dipeso da lui, li avrebbe lasciati tutti morire di stenti. Altro che farli integrare nel sistema.
«Ragazzo, posso farti una domanda? Quanto tempo ci metti a leggere uno di questi?» disse a uno dei due ragazzi, indicando una vecchia copia logora di Pastorale americana.
«Dipende da quanto tempo ci dedico…direi non meno di un mese.»
«Un mese. Con la connessione, in pochi secondi ti verrebbe caricata la trama di quel libro e di tutti quelli che desideri. Qualsiasi dubbio o problema troverà nella rete una risposta adeguata. Potrai conoscere in tempo reale la situazione di ogni tuo organo vitale. Avrai il mondo nelle tue mani senza fare il minimo sforzo. Ti è chiaro questo?» disse Willis, trionfante.
Il ragazzo lo guardò titubante. Aveva fatto breccia nei suoi pensieri, nei suoi desideri più nascosti. In fondo, era solo un ragazzo che voleva qualcosa di più che spaccarsi la schiena tutto il giorno solo per restare puro. Disconnesso da cosa, poi? Tutto aveva un prezzo e la connessione sembrava un ottimo affare, sotto ogni punto di vista.
«È stato abbastanza chiaro, signor Willis. Ci prenderemo il nostro tempo per discuterne» intervenne il padre.
«Va bene, purché questo tempo non sia troppo lungo. Non posso garantire per la vostra sicurezza, siete avvisati» disse Willis prima di uscire e facendo segno ai suoi uomini di seguirlo. Fuori dalla casa, decine di persone si erano radunate e li osservavano in silenzio.
«Dici che accetteranno?» chiese Gibson.
«Il ragazzo ha già deciso. Gli altri cercheranno in tutti i modi di fargli cambiare idea.»
«Mi chiedo perché sprechiamo il nostro tempo a discutere con questi selvaggi.»
«Perché non possiamo permettere che la situazione ci sfugga di mano. Se la popolazione iniziasse a credere a questo stile di vita “libero”, per noi sarebbe la fine. Abbiamo bisogno di più gente connessa possibile, meglio se tutta la gente…» Willis non concluse la frase; qualcosa lo colpì alla testa. I suoi uomini estrassero le armi, pronti, se necessario, a sterminare l’intero villaggio. Ma Willis fece loro cenno di abbassarle e si chinò a vedere cosa lo avesse colpito. Era un pallone, uno stupido pallone da calcio, scagliato da qualche altrettanto stupido ragazzino. Gibson lo fissò in attesa di ordini.
«Andiamocene da questo letamaio» disse infine Willis. Non incontrarono altri ostacoli lungo la strada e, in breve, furono di nuovo davanti a Pig, simbolo di una civiltà ritrovata.
«Vedo dai vostri parametri che state tutti bene. Il tuo umore, Willis, risulta piuttosto giù. È accaduto qualcosa di scoraggiante?» chiese Pig.
«Niente di che, Pig. Avevi ragione tu, gente semplice e disarmata.»
«Mi fa piacere che sia andato tutto bene. Vuoi che faccia arrivare un bus a prendervi o preferisci un elicottero?»
«È uguale, decidi tu.»
«Elicottero in arrivo tra un minuto e trentacinque secondi esatti. Ti consiglio di bere almeno uno punto due litri d’acqua e dormire non meno di sette ore, Willis. Tengo molto al tuo pieno recupero.»
«Sarà fatto» rispose Willis, scorgendo già in lontananza l’elicottero che arrivava a prenderli.
Willis dormiva nella sua camera da letto quando fu svegliato dall’allarme del suo smartwatch. Il suono greve e tenebroso non lasciava dubbi: qualcuno della sua famiglia si era disconnesso. Si destò subito e si accorse che era sua figlia Uma, la più giovane. Chiamò Gibson immediatamente.
«Ho visto, Willis. Ho già inviato una pattuglia nell’ultima zona in cui è stata rilevata.»
«Cazzo, che incubo. Sono già due minuti che è sparita. Non fate cazzate o ve ne pentirete.»
«Che succede, Willis?» chiese sua moglie Rodriguez, entrando nella stanza. Era in lacrime, lo guardava supplicante, in attesa di buone notizie.
«Calmati, Rodriguez. Ci siamo già attivati.»
«È al confine sud della città, al confine con la zona dei Disconnessi. Ho controllato tutte le telecamere presenti in zona: era con un ragazzo. Adesso ti mando le foto, Willis» disse Pig.
«E questo chi cazzo è?» chiese Willis guardando lo schermo del telefono.
«Brutte notizie: è un Disconnesso, non posso sapere chi sia.»
«Un Disconnesso? Che ci fa mia figlia con una bestia del genere? Sono già passati sette minuti! Gibson, stai dormendo o cosa?»
«Le ultime tracce portano verso un villaggio di Disconnessi. Senza autorizzazione non possiamo andare a prenderla.»
«Pig, quanto ci vuole per questa maledetta autorizzazione?»
«Non meno di trenta minuti. È una zona molto pericolosa quella.»
«Ho capito, ci vado io» disse Willis rabbiosamente.
«Ti prego, non farlo!» gridò Rodriguez.
All’improvviso la porta e le tapparelle della stanza si chiusero in simultanea. Evidentemente Pig aveva attivato qualche protocollo di sicurezza.
«Niente da fare, Willis. Le probabilità di successo sono inferiori al cinquanta percento. Non posso lasciarti andare, sarebbe rischioso per te e per il sistema, che resterebbe senza capo del Dipartimento Connessione.»
«Va bene. Prima il sistema, va bene così» disse Willis sconfortato.
Sua moglie lo abbracciò, dandogli sollievo con la presenza del suo corpo caldo. Erano passati dodici minuti, poteva essere successo di tutto. Gibson taceva e la situazione era sempre più pesante. Quindici minuti. Diciotto. Venticinque. Willis era sul punto di impazzire. Mi ammazzo, adesso mi ammazzo, pensò rassegnato.
«Si vede qualcuno» disse a un certo punto Gibson.
«È lei?» chiese speranzoso Willis.
«È lei. Confermo. Sta uscendo.»
L’incoraggiante suono della avvenuta riconnessione confermò l’avvistamento. Uma era fuori.
«Pig?» chiese in attesa di notizie.
«Parametri vitali efficienti, nessun segno di violenza subita o shock traumatico.»
«Caricata sul bus. Willis. Tre minuti e arriviamo» disse Gibson.
Willis non sapeva bene cosa pensare, la testa gli girava vorticosamente. Aveva sete di risposte e le voleva subito. Il suono del campanello lo strappò ai suoi pensieri. Un agente aveva riportato Uma a casa, sua madre corse subito ad abbracciarla.
«Amore mio… amore mio.»
Willis non si mosse. Aspettò in silenzio la fine di quel cerimoniale, cercando di rimanere lucido, di non farsi travolgere dalla rabbia.
«Uma, bentornata a casa, tesoro. Vieni nel mio studio, dobbiamo parlare…»
Terminata la conversazione con Uma, si voltò verso gli altri: «Ok, signori. Cerchiamo di mettere un po’ d’ordine in questa storia. Uma ha tenuto la bocca ben serrata, non sono riuscito a estorcerle nulla. Pig?»
«Ho analizzato i filmati di quella zona degli ultimi sei mesi. I ragazzi si conoscono da tempo, girano insieme, si cercano e ci sono stati anche dei baci. Lei, però, non era mai stata a casa del ragazzo prima di oggi.»
«Come fai a sapere che oggi ci è andata?»
«Non volevo dirtelo davanti a Rodriguez. Uma ha avuto un rapporto sessuale oggi.»
«Che cazzo stai dicendo?» disse infuriato Willis.
«Calmati. Ho già eseguito tutti gli esami: nessuna traccia di malattie, nessun trauma, nessuna fecondazione. È in perfetta salute.»
«Ma ha rischiato di essere contagiata! Fecondata da una bestia! È gravissimo. Se questa storia esce, sono fottuto.»
«Willis, sei il nostro migliore agente, non possiamo permetterci di perderti per colpa di uno scandalo. Ho già cancellato la memoria degli agenti che hanno partecipato al recupero della ragazza e con il tuo consenso vorrei procedere anche con Rodriguez e con la stessa Uma.»
«Accordato» disse Willis, stanco.
«Fatto. Adesso lo sappiamo solo io, te e Gibson.»
«Se credi che sia meglio…» intervenne Gibson.
«No, non seve. Pig chiedi l’autorizzazione per un intervento di forza in quella zona. Oggi» disse Willis.
«Già fatto. Ti avviso che dalla visione dei filmati ho visto gente armata entrare in quella zona. Archi, spranghe e coltelli, ma pur sempre armi. Non garantisco un’operazione indenne.»
«Percentuale stimata di riuscita?»
«Con un’azione discreta, che prevede almeno due agenti oltre voi due, siamo sull’ottanta percento.»
«Gibson?»
«Per me non ne vale la pena. Tra un paio di settimane al massimo saranno dichiarati tutti illegali. Allora potremo entrare in massa, con tutti i mezzi disponibili e fare piazza pulita di tutto.»
«Autorizzazione ottenuta» si inserì Pig.
«Devo aspettare due settimane? Quel porco è ancora in giro. E se dovesse farlo a un’altra? Chi potrà mai perdonarci per non essere intervenuti?»
Gibson a quelle parole annuì senza parlare. Non sarà come le altre volte, ma molto peggio per loro, pensò Willis.
«Pig, so che lì non ci potrai essere d’aiuto. Se c’è qualcosa che vuoi dirci, fallo adesso.»
«Ho studiato tutti i punti da cui è entrato il ragazzo. Penso di aver capito in che zona si trovi casa sua. Direi con una precisione del novanta percento. Non è poco per iniziare.»
«Non è poco Pig, non è poco» disse Willis, prendendo la pistola dal suo cassetto.
La notte nella zona non connessa era veramente buia. Il gruppo capitanato da Willis avanzava silenziosamente tra la vegetazione con l’aiuto di una cartina che Pig aveva stampato per loro. Ogni passo verso l’interno di quella zona era un passo verso epoche remote, senza internet, elettricità e nessun tipo di comfort che la società odierna poteva offrire agli esseri umani. Primitivi. Sono primitivi che combattono ancora con i bastoni e le frecce, pensò Willis illuminando la cartina con la sua torcia elettrica.
«Le case potrebbero essere quelle» sussurrò Gibson.
Willis alzò la testa e vide un piccolo agglomerato di case, qualche fioco lume brillava qua e là. Quando furono a una trentina di metri di distanza, Willis si fermò per spiegare gli ultimi dettagli: «Voglio agire rapidamente, ok? Entriamo, facciamo quello che dobbiamo fare e via di corsa verso la zona connessa. Voglio fare meno rumore possibile. Silenziate le vostre pistole.»
Nell’estrarre la sua pistola, Willis si accorse che l’indicatore del puntatore automatico segnava batteria quasi scarica. Nella fretta si era dimenticato di ricaricarla e lui era un pessimo tiratore senza quell’affare. Un colpo ci dovrebbe stare dentro e tanto mi basta, pensò.
«Nessuno tocchi il ragazzo senza il mio consenso» precisò a tutti.
Il gruppo si avvicinò alle case senza fare il minimo rumore. In un attimo furono fuori dalla casa indicata da Pig. Uno degli agenti forzò la serratura della porta principale e in fila indiana entrarono nell’edificio. Trovarono due adulti e un ragazzo che leggeva al lume di una candela. Quando li videro entrare nella stanza a pistole puntate, non credettero ai loro occhi. Per qualche istante nessuno dei presenti aprì bocca, nessun movimento, come se una coltre di gelo avesse bloccato tutti i partecipanti alla scena. Willis controllò la foto del ragazzo prima di scrutare a fondo il volto che aveva davanti. Era lui, Pig ci aveva preso ancora una volta. Quello che doveva essere il padre del ragazzo fece per alzarsi dalla poltrona.
«Non avete diritto…» iniziò a dire prima di trovarsi una pistola puntata alla tempia. Tornò subito a sedersi, incapace di capire cosa stesse succedendo. Sei tu, piccolo bastardo schifoso, sei tu quello che ha rischiato di uccidere mia figlia, pensò Willis. Gibson si voltò a guardare Willis in cerca di un segnale, la situazione si faceva pesante e voleva andarsene da quel posto il prima possibile. Il segnale arrivò dall’unico presente che aveva capito la situazione, quello che era il vero protagonista di tutta quella faccenda.
«Sono innamorato di sua figlia, signore» disse il ragazzo alzandosi e guardando Willis.
Come se tutto lo stress e la fatica di quella giornata non fossero stati abbastanza. Come se la paura per la salute di sua figlia non fosse stata sufficiente. Come se la preoccupazione di sua moglie non gli pesasse già sulle spalle, adesso si aggiungeva anche questo. Innamorato, fra tutte le parole che potevi usare hai scelto quella sbagliata, pensò in un millisecondo Willis e poi fu subito il caos.
Willis mirò la testa del ragazzo e il puntatore automatico, con le sue ultime forze, fece arrivare il colpo esattamente a metà strada tra gli occhi del giovane, che morì prima ancora di toccare terra. Sua madre urlò per mezzo secondo, prima che un agente la freddasse da pochi centimetri. A questo punto, per Gibson uccidere il padre fu un atto dovuto, non poteva lasciare un testimone di quello che era accaduto. Si afflosciò sulla poltrona, senza essersi nemmeno reso ben conto di quello che fosse successo in quella stanza. In pochi secondi, meno di dieci, un’intera famiglia era stata spazzata via. Come erano entrati, così uscirono nella notte. Fuori il silenzio era lo stesso di quando erano arrivati. Attraversarono i campi dietro la casa, aspettando di essere lontani dall’abitazione per accendere le torce. Nel buio della notte priva di elettricità, un agente cadde a terra, inciampando in qualche radice, senza miracolosamente emettere nessun suono. Willis accorse a sollevarlo e fu allora che venne colpito in pieno volto da una violenta pallonata. Indietreggiò spaventato, sentì il sapore del sangue riempirgli la bocca. Estrassero tutti le pistole, anche se non sapevano minimamente chi ci fosse davanti o dietro di loro. Willis accese la torcia in cerca del pallone.
«Willis!» lo richiamò severamente Gibson.
Ma il capo non lo ascoltò e, quando illuminò il pallone, scaricò, in preda alla collera più feroce, l’intero caricatore contro di lui. Con il puntatore automatico ormai scarico, nessun colpo andò però a segno.
Willis tremava dalla rabbia, la sua sete di vendetta non era minimamente appagata. Tutti, tutti devono morire, pensò in quell’attimo di furore. Poi un sibilo gli fece vibrare l’orecchio, seguito dal grido strozzato di uno dei suoi agenti. Puntò la luce sul volto del poveretto, che gemeva e sputava sangue, una freccia che gli attraversava il collo.
«Andiamocene via, presto!» urlò Gibson afferrando Willis per il braccio. Il capo fissava ancora quell’uomo dimenarsi a terra, rubando a fatica i suoi ultimi respiri.
Iniziarono a correre, mentre decine di frecce sfrecciavano a pochi centimetri dalle loro teste. Un altro grido, e anche l’altro agente ruzzolò a terra nella fuga. Willis si fermò, indeciso se tornare indietro a recuperarlo, mentre Gibson lo spronò a continuare a correre via di lì. Il sole iniziò a fare capolino all’orizzonte, ridando ai due un filo di speranza; forse la salvezza non era poi così lontana. Si fermarono a prendere fiato dietro un albero, da qualche minuto le frecce avevano smesso di cadere tra di loro.
«Forse si sono ritirati. Siamo molto vicini al confine, non vorranno di certo rischiare così tanto…» disse Gibson, riprendendo fiato.
Willis fece un rapido calcolo mentale della strada che ancora mancava ancora da fare: correndo, come avevano fatto fino a quel momento, avrebbero impiegato al massimo cinque minuti.
«Tutto ok?» chiese Gibson.
«No. La mia pistola è inutilizzabile. Andiamocene via prima di beccarci un ricordino nella schiena» rispose Willis.
Gibson annuì con la testa. Si sporse dall’albero per controllare se ci fosse qualcuno dietro di loro. Vide il rapido movimento di un uomo che si nascondeva dietro un arbusto. Fu poi la decisione di un attimo, un’idea pazza, che lo convinse di fargli credere che fossero soli, inducendolo a uscire allo scoperto. Willis iniziò a correre veloce, non sentì il sibilo, ma soltanto un dolore atroce al fianco, trafitto dalla freccia. Cercò di continuare ad avanzare, ma dopo pochi passi si accasciò a terra, giusto il tempo di sentire la pistola di Gibson che tuonava sopra di lui.
Aprì gli occhi e si ritrovò disteso su un letto, in una stanza completamente bianca.
«Ben risvegliato, Willis» disse Pig.
«Pig…grazie al cielo. Cos’è successo? Non ricordo nulla. Sono stato ferito?» Non sento niente, forse mi hanno riempito di calmanti, pensò. Vedeva solo una fasciatura sul suo torace e una serie di tubi che entravano e uscivano dalla sua pancia.
«Sei stato colpito da una freccia durante la fuga dalla zona non connessa. Purtroppo era avvelenata e ha leso in maniera irreversibile alcuni dei tuoi organi vitali.»
«Cristo santo, non ci posso credere!» rispose Willis, senza riuscire però a versare le lacrime che avrebbe voluto versare.
«Fortunatamente per te, il capo del Dipartimento Connessioni Gibson è riuscito a uccidere l’uomo che ti ha colpito e poi ti ha portato in spalla fino alla zona connessa.»
«Il capo Gibson?» chiese confuso Willis.
«Certo. Siamo stati felici di promuoverlo direttamente sul posto per il suo altruismo. Tu, ovviamente, sei fuori dai giochi, come puoi immaginare.»
«Cosa? Di cosa stai parlando, Pig? Sono quindici anni che mi faccio il culo per il sistema…»
«Cosa molto apprezzata, infatti. Come ricompensa otterrai le migliori cure possibili e il mantenimento da qui alla fine dei tuoi giorni. Non riuscirai mai più a camminare da solo, mi dispiace.»
«Stai dicendo che non uscirò mai più di qui?»
«Perché sei stupito, Willis? Conoscevi bene le regole del gioco, hai sempre lottato affinché le cose funzionassero in questa maniera per tutti, anche per i non connessi. Sarebbe vergognoso esporti alla società conciato in questo modo. Nessuno dei tuoi dati vitali rispetta il minimo standard accettabile e decoroso.»
«Ma la mia famiglia? Uma, Rodriguez? Potrò rivedere almeno loro?»
«Ho già provveduto a cancellarti dalla loro memoria. Per loro non sei mai esistito, non soffriranno mai la tua mancanza.»
Willis era sul punto di impazzire, il suo amato sistema gli si era rivoltato contro dopo tutto quello che aveva fatto per mantenerlo saldo e forte nel tempo. Desiderava solo morire, nient’altro a quel punto, nulla aveva più significato.
«Come faranno a vivere?» chiese, sconsolato.
«Gibson ha accettato di sostituirti anche in quello. Sarà lui il marito e il padre che tu non puoi più essere.»
A quelle parole, Willis perse il senno della ragione. Tutto quello che amava gli era stato tolto per darlo a un altro, sostituendolo, come si sostituisce una gomma buca. Guardò allora verso la finestra, raccolse le forze, forse siamo abbastanza in alto per… fece appena in tempo a pensare prima che Pig, letto i suoi pensieri, gli iniettò una massiccia dose di sonnifero.
