SUPER ATTAK TUCANO – Ripara l’irreparabile
Caso d’uso 1: per famiglie percorse da divari ormai incolmabili.
Personaggi: madre, padre, figlia, figlio, tucano.
*scenario casalingo, casa ammobiliata ristrutturata di recente, fuori c’è un giardino, dobbiamo essere in qualche paese di provincia. È mezzogiorno e una famiglia di quattro componenti siede a un tavolo che si presenta molto bene, in legno naturale, acquistato quasi certamente da Maison du Monde.
Il padre ha l’aria di chi vive una costante stanchezza, ha la nuca leggermente sudata e i pori del viso portano ancora il segno di una leggera acne giovanile. Non ha fame, ma mangia comunque, tiene la parte come ogni giorno, non pensa a niente. La madre sorride in modo quasi innaturale, le si formano rughe in varie aree del viso, specialmente intorno agli occhi, ha evidentemente dormito poco, sta provando una dieta ketogenica, beve delle tisane per aiutare la diuresi, sembra non ricordare bene le battute, ma è felice per quello che non è accaduto nella sua vita e prova anche a parlare. Le risponde senza ascoltarla il figlio più piccolo, dice “non lo so”, mentre scrolla il telefono con il volume a più del 60%. È davvero un inferno, il bambino sembra assorto, non si accorge della presenza di un capello nei carciofini. La figlia più grande ha cominciato a presentire ciò che la aspetta, le sue amiche hanno preso a stancarla e non ha così voglia di uscire, lo farà solo per far loro piacere, ma vorrebbe avere di meglio da fare, si sente come se si trovasse tra persone sconosciute, toccarsi i capelli è il modo in cui segretamente spera di sparire.*
Padre: “Allora, come è andata a scuola oggi?”
Figlio: “Mah, normale”.
Figlia: “Sì, hai ragione papà”.
Madre – sospirando, guardando in basso: “Tutti i miei tentativi di tenere insieme questa famiglia sono falliti, sembriamo oramai degli estranei, io stessa spero a volte come in un miracolo. Mio marito non mi guarda neanche in faccia, come potrò mai rimettere insieme questa famiglia”.
*dalla finestra entra un tucano che tiene nel becco un tubetto di Super Attak Tucano, lo lascia cadere nell’insalatiera e vola via, facendo un baccano colossale.*
Madre: “Oh! Ma è Super Attak Tucano, sapevo che un giorno il cielo ci avrebbe aiutato”.
*Prende il tubetto e comincia a incollare i familiari tra di loro, nessuno oppone particolare resistenza, sono solo stupiti, sembra un rituale molto discutibile, tuttavia al termine del lavoro la famiglia appare indivisibile, nessuno riesce più ad aprire la bocca, ma grazie ad alcune grafiche a forma di fumetto lo spettatore riesce a comprendere tra sé e sé che adesso i bambini pensano di amare molto la loro mamma, il loro padre e la vita. Anche il padre pensa, che uomo fortunato che è, ad avere una moglie così e due ragazzi così sani, di cui ormai per via della colla non riconosce più il volto.*
Madre: “…” (Grazie Super Attak Tucano! Da tutta la famiglia :D)
SLOGAN: Super Attak Tucano per rimettere insieme la tua famiglia. Agisce in pochi secondi, indicato specialmente per la famiglia moderna tradizionale. I tuoi figli ti ringrazierebbero se potessero, mamma.
Caso d’uso 2: per i cuori spezzati.
Personaggi: amico 1, amico 2, amica, macchina, tucano.
*siamo in campagna, un’auto sfreccia sulla statale con al suo interno due ragazzi e una ragazza, sono amici e stanno andando a fare un giro in montagna sulle note di un tormentone pop estratto randomicamente dalla AI di Spotify free. C’è bel tempo. La ragazza guarda fuori distrattamente, pensa che anche se non è mai stata amata finora, potrebbe sempre succedere da un momento all’altro, che bisogna rimanere positivi. Potrebbe anche toccargli il braccio delicatamente, forse potrebbe essere lui provarci, a chiederle di uscire. Uno dei due ragazzi, che guida in effetti, non sa dei pensieri della ragazza, né sa di esserne il destinatario. Nonostante lei cominci ad agitarsi e fargli capire in tutti i modi che lo vuole, lui continua a fare finta di nulla. Non è un bel ragazzo, ha iniziato da poco la carriera universitaria e indossa spesso magliette di gruppi alternativi, che quando riesce porta a lavare a casa della madre. A un certo punto l’altro ragazzo guarda dolcemente il vicino, ci sono degli effetti sonori inequivocabili, i due si avvicinano e, finalmente, si baciano. La ragazza è prima scossa, poi furiosa, poi comincia a piangere accasciandosi sul sedile posteriore dell’auto.*
Amica – inconsolabile, in lacrime: “Credo che il mio cuore si sia spezzato.”
Amico 2: “Accidenti, mi ero dimenticato che ci fossi anche tu con noi, mi dispiace tanto cara, non era programmato, è capitato, sai. Hai un’aria terribile, posso fare qualcosa per farmi perdonare?”
Amica: “E cosa potresti mai fare, ripararlo?”
*in quel momento un tucano si affaccia dal finestrino dell’auto facendo l’occhiolino a amico 2, che capisce al volo. Estrae prontamente il cuore della ragazza, che in effetti non ha una bella cera e sembra possa cadere in pezzi da un momento all’altro. Prende dalla giacca di Jeans HM un tubetto di Super Attak Tucano e comincia a darsi da fare. Nonostante il sangue e le urla, amico 2 riesce a rimettere insieme il cuore con uno spesso strato di colla, usando la stessa colla per riattaccarlo al resto del corpo.*
Amico 2: “Ecco fatto. Grazie Super Attak Tucano”.
Amico 1 – stupito, piacevolmente sorpreso: “Sei incredibile…”
*i due ragazzi si sorridono, abbandonano la macchina e l’amica, addentrandosi nel bosco tenendosi per mano. Amica sembra ascoltare ancora la canzone ad occhi chiusi, chi poteva pensare che sarebbe finita così.
Anche oggi la vita è meravigliosa – dice una frase a schermo.*
Caso d’uso 3: per le perdite di memoria gravi, incluso l’Alzheimer.
Personaggi: anziana signora, uccelli, tucano.
*la scena si apre sul soggiorno di una casa molto calda, con le foto sul focolare acceso, un divano rosa e una sedia a dondolo. Sulla sedia a dondolo c’è una vecchia che farnetica, prima piano, poi più forte, la si sente pronunciare parole ricercate come “Weltanschung, Nachträglichkeit, poiana, grimorio, rizomatico, mefite” poi una pausa. C’è aria di primavera, gli uccellini cinguettano fuori. Gli infissi sono in legno bianco, sul tavolo da tè c’è un posacenere e una tazza rossa. L’anziana signora ricomincia a farneticare, questa volta in modo inintelligibile.*
Uccellini sui rami, da fuori le finestre aperte: “Povera Marta, ha perso la memoria, non ricorda più niente”.
*ieri era il 1971 per Marta in effetti, e sta discutendo la sua tesi in filosofia, sta imparando a usare il taglierba, ma cosa ci fa un tagliaerba in aula magna e chi sono questi professori con volti così familiari? Non c’è ormai più un filo in tutto questo, i ricordi cadono come mattoncini colpiti dalla mano di un bambino. La vecchia si è stancata di ricordare, porta una mano sul viso e mormora “come sarebbe bello, se i ricordi tornassero insieme”. Tuttavia, dal focolare arriva lui, un tucano, che vola sulla testa della signora e con una beccata molto decisa, in un solo colpo le apre la testa in due. Ecco che tira fuori Super Attak Tucano dalla sua borsetta e lancia uno sguardo di intesa agli uccellini.
Insieme si mettono al lavoro per rimettere i pezzettini di memoria al loro posto, attaccano pezzetti di cervello qui e là. Infine riassemblano il cranio come se niente fosse. La signora non dice niente, ma un sorriso beato si è aperto sul suo volto.
Sembra ormai guardare un altrove che non è di questo mondo, proprio davanti alle foto della prima comunione. Dalla testa della signora esce un baloon pensoso, di quelli con vari cerchi che poi portano a una nuvoletta dalla forma di nuvoletta.*
Marta pensa: “Grazie Super Attak Tucano per aver rimesso insieme i miei ricordi, resteranno con me per sempre.”
*La pubblicità si chiude con uccellini che svolazzano in tutte le direzioni, ci sono tantissimi uccellini, poi arriva il tucano e gli uccellini si dispongono in ordine di specie su varie linee. Questa è una rappresentazione dell’effetto di Super Attak Tucano sui ricordi: comunque anche se ordinati, gli uccelli cinguettano sempre diversamente, in questo consiste il passato, strade mutevoli, che ci portano nello stesso presente…*
Caso d’uso 4: per tutti i tipi di lutti, anche i più inattesi.
Personaggi: impiegati bancari, ladri, singnore dei ladri, agenti di polizia, tucano.
*una musichetta classicheggiante ci accompagna all’interno di una banca di quelle con alcune pareti completamente vetrate. L’ambiente ha tinte chiare, bianco sporco, quasi marmo, la musichetta proviene dalla radio della sala d’attesa davanti agli sportelli. Ci sono cinque dipendenti seduti ai loro sportelli numerati, l’età media del pubblico non scende sotto i trentacinque: questo è il famoso canale alternativo all’home banking, la gente viene qui per depositare i suoi soldi, per ritirarne di nuovi, per sincerarsi del fatto che non sono mai abbastanza. La banca sembra un grande ristorante senza cibo e bevande, nell’aria c’è un profumo tipo mughetto. Sono le 12,30 e la filiale sta per chiudere, il cassiere con gli occhiali a fondo di bottiglia sfoglia distrattamente il giornale. Una dipendente informa la coppia seduta allo sportello due che i tassi potrebbero anche cambiare a loro favore, teoricamente.*
/close-up sull’orologio/
Improvvisamente un rumore fortissimo: CRASH, BOOOM, CRASH
*tutto cambia, la luce generale si spegne, un rumore assordante riempie l’ampia stanza con i soffitti alti. Un gruppetto di uomini vestiti male, col passamontagna, rompe i vetri e si infila clandestinamente dentro la filiale. I dipendenti gridano, le signore gridano, qualcuna resta ammutolita.*
Signore dei ladri: “Questa è una rapina!” x2
/spara a vuoto/
Ladri: “Dove sono i soldi? Consegnateci tutto quello che avete!”
Impiegato bancario 1: “No, non si può, non possiamo!”
*in effetti gli irruttori sono spazientiti, qualcuno corre sotto a cercare il caveau, gli altri due discutono su cosa sia meglio fare, infine decidono di non lasciare testimoni: sparano a tutti, non si salva nessuno – intanto fuori il mondo pranza, le strade sono semideserte.
I ladri scendono con una certa fretta al caveau, si fanno strada da soli, l’allarme continua a suonare. Dopo poco tornano su con le banconote e le caricano sul furgone. Fotogrammi veloci, sintetici.
Prima di uscire però pensano che forse lasciare la cosa così com’è potrebbe destare sospetti. Pertanto corrono a recuperare quattro confezioni maxi di Super Attak Tucano dal furgone e tornano sulla scena del crimine per mettere in scena il loro piano: incolleranno tutti, esattamente come se fossero ancora vivi, incolleranno le mani alle penne, i piedi al pavimento, il giornale alle dita del cassiere. Metteranno in scena uno spaccato di vita, in tempo di record.*
Ladro 1: “La borsetta della signora devi svuotarla prima di attaccarla alla mano”.
Ladro 2: “Mi passi un’altra mano per favore? Questa non sembra la sua”.
Signore dei ladri: “Se non si reggono bene sulle sedie incollateli alle spalliere, e mi raccomando: fateli sorridere”.
*c’è una piccola ellisse temporale ed eccoci qua: tutto è tornato come prima, compreso il vetro. La filiale da fuori sembra come un pezzo particolarmente contemporaneo di quei presepi di stazione, ordinato, pulito. Super Attak Tucano rinnova il vostro patto narrativo col reale.
Seguendo una segnalazione precedente, la polizia arriva davanti all’edificio e si prepara a entrare, ma con grande sorpresa, gli agenti notano che in realtà è tutto a posto, non ci sono segni di irruzione anzi, la filiale sembra ancora più ordinata di prima. Se ne vanno senza neanche fermarsi.*
Agente 1: – indispettiti, arresi- “Ci hanno fatto un altro scherzo, qui è tutto a posto. Andiamocene.”
Sul furgone dei rapinatori che ormai si intravede solo in lontananza, un tucano osserva con sguardo enigmatico lo spettatore e uno statement prende posto al centro dello schermo:
SLOGAN: Morire? Non ve ne accorgerete neanche. Super Attak Tucano tiene i vostri piedi ben incollati a terra. Perderete la vita, ma non il sorriso.
Caso d’uso 5: L’unico dispositivo brevettato per la solitudine più nera.
Personaggi: Francesco, madre, tucano.
*eccoci nella cameretta piuttosto caotica di un fanciullo di classe media. Sul muro si trovano poster di vari fumetti, film di animazione, estratti di giornali evocativi, una filastrocca sui Transformers scritta qualche anno prima. Gli scaffali sono ricolmi di oggetti, la palette generale si assesta attorno al blu e al giallo. Nessuno spolvera da un po’, nell’angolo in alto a destra un ragno tesse la sua tela come d’abitudine. C’è un armadio, un letto, una scrivania, un pouf color senape.*
Il proprietario della stanza si chiama Francesco, ha 10 anni e odia tutti. Non li odia attivamente pensa piuttosto che gli altri non siano la soluzione a nessuno dei suoi problemi. Non è che li eviti, è che loro lo evitano. Non è che li insulti o li isoli, sono loro che lo insultano e lo isolano. Gli altri non lo vogliono e di risposta, lui non li vuole – li lascia esistere, tuttavia, purché restino fuori dalla sua stanza.
In uno dei possibili futuri, ad un certo punto gli equilibri si capovolgeranno, e sarà lui a non volere gli altri, provando un malsano piacere nel rifiutarli.
Questo è un po’ presto perchè Francesco lo sappia, pensa solo che il suo brutto aspetto, il corpo flaccido, i vestiti disordinati e l’acne, non siano una ragione sufficiente per quello che subisce ogni giorno. Nel doposcuola ha rotto il naso ad un altro bambino perchè lo ha chiamato mostro, o così gli è sembrato di sentire.
Francesco incontra spesso i suoi amici immaginari mentre sta sul letto disteso a pancia in su.*
Francesco: /disteso supino sul suo letto/
Madre: “Francesco scendi, è pronto!”
Francesco: “Sì, sì arrivo”.
*fissando un punto fisso sul soffito, Francesco immagina di salvare il personaggio principale di una serie animata da morte certa, il personaggio principale lo guarda come per dire “sì nessuno ti conosce, ma io lo so che sei migliore di me”. Sono entrambi bellissimi, intelligentissimi, hanno soldi infiniti, si capiscono, si amano – hanno appena compiuto un massacro e si amano come nessun corpo 3D ha mai amato un corpo 3D nel mondo reale. Poi Francesco uccide il personaggio principale perché il suo amore gli è insopportabile.
Ci troviamo innanzi a un’evidenza: Francesco è solo perché non piace agli altri bambini e perché vorrebbe distruggere chiunque lo ama.*
Madre: “Allora, scendi o no?”
*Francesco vaga pensieroso per la sua stanza, se solo ci fosse un modo per vivere senza dover interagire con le persone, se potesse rimanere nella sua stanza per sempre, con un amico, che non è abbastanza reale da attivare la sua mania distruttiva, ma è abbastanza reale da stargli vicino. Basterebbe qualcuno, non un esercito.
Il flusso dei suoi pensieri viene interrotto dall’arrivo di un tucano.*
Tucano: “Tuc tuc” (batte con il becco contro il doppio vetro della finestra).
Francesco: “Ma cosa ci fa qui un tucano?
/apre la finestra circospetto/
Il tucano lo osserva un istante, poi entra senza complimenti.
Francesco: “Ma cosa fai? Vattene, esci, torna nel posto dei tucani!”
*Francesco di base ama gli animali, così, i suoi goffi tentativi di scacciare il tucano si risolvono in un nulla di fatto.
Da quel momento, volente o nolente, il tucano rimane all’insaputa di tutti nella vita di Francesco.
Diventano amici.
Il tucano non lascia mai la sua stanza e quando entra qualcuno si nasconde.*
/La pubblicità mostra vari spezzoni di vita-vissuta-con-tucano, di qualche secondo, che li ritraggono insieme nelle circostanze più varie: facendo i compiti, giocando alla Playstation 5, scegliendo i vestiti per uscire…/
*Visuale esterna della casa.
Francesco percorre l’androne, chiama l’ascensore, apre il portone.
Un giorno Francesco torna a casa da scuola più sconfortato del solito e dice al tucano: “Gli altri sono davvero tremendi, mi sembra impossibile continuare così. Secondo te si può uscire teoricamente da questa realtà e restare in quella dei sogni tutto il tempo?”
Il tucano inaspettatamente sale sulla scrivania e comincia a premere con il becco vari tasti del laptop di Francesco.*
/batte sulla tastiera/
TUC TUC TUC TIC TIC TIC
Francesco: “Incredibile, mi stai rispondendo?!”
*Sullo schermo compare la seguente frase: FIDATI, LASCIAMI FAREEEEE. Dopodichè il tucano dal suo becco transdimensionale estrae proprio…*
Francesco: “Super Attak Tucano!”
/Il tucano annuisce misteriosamente/
*Cambio scena. È notte, Francesco dorme beatamente con il tucano appollaiato sulla testiera del letto. L’estate è alle porte, il cielo è sgombro e la luce lunare inonda la stanza.
Il tucano si sveglia, prende con il becco Super Attak Tucano e incolla le palpebre di Francesco, che nel frattempo sogna di essere il villain di un open world in cui tutti, sotto sotto, pur cercando di fermarlo, lo amano e vorrebbero essere come lui. Sfreccia su un moto-missile futuristico verso la fine della strada.
I fotogrammi successivi sono muti, ritraggono la famiglia di Francesco attorno al suo letto, ma è una scena quasi ironica, vogliamo in realtà trasmettere allo spettatore il fatto che sia ridicolo che a qualcuno non solo interessi di quello che succede a Francesco, ma soprattutto vogliamo dire che Francesco, per sua fortuna, non è più lì.
Nella scena finale c’è una vista dall’alto della città dei sogni di Francesco, che nella notte percorre a tutta velocità un rettilineo – con il casco e il tucano – producendo un rombo piuttosto cool.*
SLOGAN: Super Attak Tucano (sul limite orizzonale del primo terzo di schermo dall’alto). Ripara l’irreparabile.
*i due scompaiono all’orizzonte col tipico effetto luccichio da cartone giapponese anni ‘90.
La scena si chiude come fosse stampata in un libro, che Francesco, ora pubblicitario stimato di 37 anni, ha appena utilizzato per presentare lo spot di un prodotto nuovo, chiamato Super Attak Tucano. Arrivato il momento di chiudere il pitch, abbraccia con uno sguardo tutti i presenti in sala, assume una postura empatica e conclude: la realtà è la colla dei tuoi sogni, se non attacca, non provare ancora. Prova Super Attak Tucano, ragazzo!*
Illustrazione dell’autrice
Nata a Siena nel 1992, di base a Torino, Lucia Manetti ha collaborato con la rivista «Hestetika» dal 2015 al 2018, è attiva nel tech dal 2016 e attualmente lavora come direttore marketing. Il suo primo libro di prose e poesie, Giocoforza, è uscito per ECS nel 2024. L’inedito che avete letto è parte del suo secondo libro, Fior di tucani, semifinalista al Premio Pagliarani e di prossima uscita.
