Tivoli, Minnesota | “Tranquillità assoluta” di Antonio Francesco Perozzi

C’è un segreto che conoscono solo persone cresciute nei sobborghi delle grandi città. Quando questo segreto si schiude, coglie di stupore le altre persone, quelle del centro, che credevano che il mistero stesse nel degrado, nella violenza, oppure nei vestiti di marca indossati da gente smagrita dalle intemperie della vita. No, il segreto della periferia sta nello strano rapporto dialettico fra la stasi degli spazi e il movimento ipercinetico degli abitanti.

È come se la periferia fosse una ragnatela che ti tiene fermo, come se quella panchina su cui “piazzi” tutte le sere con la tua compagnia fosse ricoperta di colla, come se il grande centro commerciale in cui passi ogni domenica fosse circondato da una barriera invisibile, e allora tu per sentirti vivo sei costretto a far andare le mani, a girare gli occhi a destra e a sinistra in attesa di una minaccia, e a muovere la lingua raccontando aneddoti a raffica su persone che hanno compiuto imprese che, di bocca in bocca, assumono i contorni della favola.

Da adolescente, ad esempio, un giorno qualcuno mi raccontò di questo tizio, conosciuto da tutti e da nessuno allo stesso tempo, che per alzare due soldi aveva deciso di mettersi sulla tangenziale vestito da donna, con parrucca e reggicalze; quando si era fermato un autista a caricarlo, questo tizio era salito, lo aveva menato e gli aveva rubato soldi e telefono.
Questa storia non trovava nessun riscontro sulle pagine dei quotidiani, e per la verità non eravamo neanche certi dell’esistenza di questa persona, ma il tutto aveva assunto i contorni del mito da tramandare oralmente, l’irrompere del magico nel tragico della vita quotidiana.

In foto, Antonio Francesco Perozzi

È difficile che qualcuno vi schiuda il segreto della periferia dalle pagine di un libro, vista la sbornia di fare quella cronaca romanzata chiamata “storytelling”, ma, ultimamente, un pugno di autori sono riusciti finalmente a mettere su carta quello che vi piacerà chiamare “magico suburbano italiano”. I romanzi Muori romantica e Crocevia di punti morti di Matteo Grilli, entrambi per Effequ; Sempre in barba al buonsenso di Carlo Massimino, uscito l’anno scorso per Agenzia X; e, uscito questo gennaio per Pidgin Edizioni, Tranquillità Assoluta di Antonio Francesco Perozzi, saggista, scrittore e poeta.

Spesso l’esergo è un mero esercizio di stile, o una dimostrazione di erudizione dell’autore; in questa raccolta di racconti fa invece da vera e propria prefazione all’intero libro: “Probably come to die in this town”.

Un verso da Kerosene, il primo album dei Big Black Atomizer (1986) che presenterà il genio brutale di Steve Albini, atomizzato l’anno scorso, al mondo. Atomizer e Tranquillità assoluta, lo dico consapevole dell’enormità di ciò che segue, creano un sodalizio che ha dell’incredibile: leggete Gloria di Dio, il quinto racconto che narra – fra le tante cose, poiché questo testo fenomenale in poche pagine riesce a descrivere un mondo – della strana razza dei gerr’, emarginati che camminano sulle acque come gli insetti gerridi, e del destino di uno di loro, Ruàn, e poi ascoltate Passing Complexion. Il disco dei Big Black e la raccolta di Perozzi descrivono entrambi perfettamente la stasi, la “tranquillità assoluta”, delle province e delle periferie, e soprattutto la frenesia schizoide di chi le abita.

I personaggi di questi dieci racconti si muovono convulsi fra dialoghi, ricordi e atti per cercare di fuggire dalla loro condizione di vita. Quando ne sono fuori, come il protagonista di “Acque”, si attaccano morbosamente a chi è ancora lì, come se ci fosse un cordone ombelicale impossibile da recidere.


A volte, irrompe la rivolta: in Mal di testa, il narratore e un suo collega, Coman, decidono di rubare gli I-Phone stoccati nel magazzino dove lavorano; il problema principale, e qui c’è una delle idee maggiormente memori di Philip K. Dick che ho letto negli ultimi anni, sono le lucciole che sono (impiantate?) nelle loro teste che fungono da dispositivo di controllo biopolitico.

Come potete presumere, c’è un forte elemento di weirdness in Tranquillità assoluta, eppure non mi sentirei di ascriverli al mero canone  “weird”. Nelle weird tales, infatti, il bizzarro irrompe nel reale creando sconcerto o terrore, qui invece ogni elemento straniante è inserito nella quotidianità dei protagonisti e, a parte in alcuni casi come l’inaspettato finale di Gente materiale, non suscita alcuno scalpore.

Potremmo dire che ci sono alcuni elementi del Thomas Ligotti di Teatro Grottesco, ma ho sentito molto più forte lo spirito di Bestiario di Cortázar e soprattutto, e infatti è citato, di Dino Buzzati, tanto per il realismo stregato che permea i racconti di entrambi gli autori quanto per il senso di perenne attesa che vivono i protagonisti.

Ma ancora, la periferia e la provincia, che non producono solo straniamento ma anche formazione, come quella narrata in Crono divora i suoi figli, in cui tutte le passioni musicali, dai Jesus and Mary Chain ai Fugazi agli Shellac (ancora una volta, Steve Albini), e le pulsioni amorose da Get Me Away From Here I’m Dying faranno fare un tuffo indietro nel tempo a tutti gli “alternativi” che hanno vissuto l’adolescenza ai margini della città, a cui segue poi Retrocedere, che sembra una continuazione della storia precedente e in cui il narratore, stavolta con la letteratura, trova “un modo semplice per uscirne”. Ma davvero è semplice? Un dubbio limaccioso permea l’intera narrazione.

Il segreto delle periferie, in fondo, è la voglia che irrompa il magico per tirarcene fuori e il saperlo riconoscere. Questa cosa non credo possa essere capita pienamente da chi si ferma a una narrazione dei margini come “problematici, degradati” e tutto quel corredo di parole che fungono come ascia nelle mani del boia, pronto a calarla sulla testa degli strati più poveri della popolazione urbana e suburbana.

Ma il magico, anche tragico, non lo fermi con una volante della polizia o con una speculazione edilizia, come pare non fermarsi la voglia di questi relativamente giovani autori, “orfani di futuro”, di intersecare realismo e fantastico, Irvine Welsh con Giorgio De Maria. Tranquillità assoluta ve lo dimostra. “C’è del cherosene in giro, troveremo qualcosa da fare.


Antonio Francesco Perozzi (Subiaco, 1994) vive in provincia di Roma e insegna nella scuola secondaria. I suoi ultimi libri sono Lo spettro visibile (Arcipelago Itaca, 2022), bottom text (in Poesia contemporanea. Sedicesimo quaderno italiano, marcos y marcos, 2023), Soluzioni per ambienti (Zacinto, 2024) e on land (Prufrock Spa, 2024). Suoi contributi critici e creativi sono apparsi su giornali e riviste tra cui «Nazione Indiana», «Repubblica», «Le parole e le cose», «Avanguardia», «Neutopia», «Malgrado le mosche». Collabora con «Il Tascabile», «La Balena Bianca» e «lay0ut magazine». Cura il blog La morte per acqua e il podcast Spara Jurij.

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