Somma Zero | Regina di picche

L’ultimo brano di Regina di Picche, densissimo EP di soli tre pezzi, sette minuti in totale, di Somma Zero, è “credici”. Parto da qui. La parola è il punto d’arrivo di una freccia scoccata all’attacco della prima traccia, che ancora prima di consentire alla strumentale uno sviluppo, avviluppa l’ascoltatore nel gorgo intimo di parole in cui starà immerso, senza pause, partendo proprio dalla premessa a cui lo stesso autore risponderà alla fine: “Ho bisogno di credere in questo incedere”.

La figura di una marcia, una progressione, un cammino verso – e, in parallelo, la presenza costante di un qualcosa che complica questa tensione di movimento, che la tarpa o la confonde, che genera malessere o reazione, apatia o sconforto – è infatti l’anello principale a cui sono legate le immagini raccolte nei testi di Regina di Picche, presentata dallo stesso autore come una minisilloge sull’opporsi agli impedimenti e alle barriere, sia esterne che interne, che ostacolano la crescita personale.

Impedimenti che però consentono all’atto creativo di generare un moto di liberazione, una lingua originale che si contrappone “a un futuro dove non ci resta che memare per comunicare”. Per quanto siano chiare alcune delle matrici da cui la scrittura e i suoni nascano, infatti, la sensazione di essere sempre sul confine tra una definizione di genere e un’altra per descrivere il suo linguaggio è forte ed è dettata proprio al fatto che ogni riferimento estetico qui è utilizzato in maniera strettamente espressiva. Già altri dicevano: “non è rap, non è electro, il pensiero ci fa caldi”. Questo è anche dovuto alla natura stessa del progetto, interamente realizzato, dal testo alla produzione, dallo stesso Somma Zero.

Un conflitto, quindi, personalissimo, che si sviluppa nel divincolarsi agitato tra ciò che non si vuole e tra domande strettamente autoriferite, preghiere e catarsi, decisioni e frustrazioni fuse in una metrica serrata che sacrifica agli schemi la loro regolarità per appoggiarsi unicamente a soluzioni ritmiche solide anche perchè sostenute dalla verve che dai temi scaturisce. Somma Zero conosce questa tensione, e ne riconosce anche un valore positivo proprio evocandola nella Regina di Picche, presentandola sia come ostacolo che come dea da invocare per ottenere la forza per toccare quel che cerca, fuori dal mare di distrazioni palliative e incertezze croniche che elenca, raggiungendo la pace nel comunicare, nel fondersi col ritmo e cavalcarlo, nell’abbattere quelle tensioni che, si svelano proseguendo nelle maglie dei testi, si scoprono essere anche quelle che bloccano lo stesso autore a profondersi nei suoi progetti, al riparo dalla durezza di quel che sta oltre il solco.

Arrivare al termine di un ascolto come questo è percorrere lo stesso processo che Somma Zero pare aver fatto per produrlo, con una chiusura che invita a riaffrontarne l’ascolto dopo aver sciolto il primo nodo per scoprire una giungla fitta di rimandi che affiorano a mostrare quanto l’opera sia, dissezionata, un corpo unico che parla in coro – e che si emancipa dal suo contenuto con la parola che segue l’ultima, la sua pubblicazione: in questo caso, il finale dell’opera è il fatto stesso che un ascoltatore possa sentire Regina di Picche, che sia stata portata a compimento e pubblicata. Tutta questa tensione di rottura, quindi, acquisisce un senso: “crisalide di vita, cerco un gesto che ti apra”.

Nolo

Non voglio più spiegare i miei processi, i miei inventari
Funerari stati mentali mi legano le mani
Guardami stravolgere i miei assi cartesiani
La maschera che indosso la getto in pasto ai cani

Dov’ero?
Quando vivevo sottoterra mi credevo sereno
Davvero
Cercavo ossigeno fra i tunnel del mio cupo terrapieno

È una tortura scrivere soltanto versi al passato
Parlare in terza persona del disaccordo provato
Per quanto dato ho raccolto, il raccordo è stato spezzato
Rimane un segno sul palmo per il confine sfondato

Ora il mondo si frattura, spingo sulla crepa
Se non ritorno come prima amore dacci un taglio
Volevo conservarmi, preservato in una teca
È stato non voler ferite il mio più grande sbaglio

Cambian le forme, vedo storto, mi mordo le labbra
Crisalide di vita cerco un gesto che ti apra
Accogli il resto del reale o sfiorirai
Vedere il limite dissolversi è il tributo da pagare

Per perdere gli strati d’ansia, d’inerte estetica
D’isterica ricerca d’edonia frenetica
Comprimerò l’eclissi fino alla sua scomparsa
Illimitata è l’invenzione e senza spazio per la farsa

Testo, musica e voce di Somma Zero

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