L’Altrove | Serena Barsottelli
All’angolo della piazza non è rimasto niente. Anche i palazzi che la incorniciavano non esistono più: sono avvolti nelle nuvole, come le vette delle montagne nelle stagioni più umide.
All’angolo della piazza non è rimasto niente. Anche i palazzi che la incorniciavano non esistono più: sono avvolti nelle nuvole, come le vette delle montagne nelle stagioni più umide.
Mentre passiamo davanti, dei giovani palestinesi stanno usando le canaline dove viene convogliata l’acqua come uno scivolo. Vanno giù a turni e ridono come in un parco divertimenti. Uno degli strumenti dell’occupazione viene disinnescato da questa spontaneità. Perché oggi non esiste l’occupazione, oggi ci sono dei ragazzi e la loro terra.
Non sapevo se stessi facendo bene, tanto prima o poi sarebbe venuta a sapere la verità. Ma non in quel momento, non per bocca mia. Non sarei stata io il messaggero di un dolore inaccettabile.
La materia viscida plasmatica grondava dalle mie mani, aveva intaccato le altre quattro cinque cose che avevo collezionato dagli scaffali, mi aveva sporcato i pantaloni di cotone, era finita per terra.
Le strade erano piene di ricordi e immagini nascoste che non andavano dimenticate. E alla fine di ogni giro gli occhi si riempivano di lacrime che ridevano, pensando ai tempi in cui rubava tutto quello che poteva e che per una strana legge di contrappasso, una vita rubata di un vecchio complice gli aveva restituito la possibilità di vedere ancora.