ammalami le parole,
rendile un cancro miracoloso,
una città documentata su di una piattaforma a pagamento e
una bevanda analcolica alla frutta.
sprofonda il basso voltaggio del tuo silenzio,
una chiara e imprescindibile forma di autarchia,
un passaggio di consegna in un ufficio assicurativo.
insegna a luci fredde.
scomparire per settantadue ore,
una non fuga, una perdita di denaro contante.
– non volevo che questo verso fosse scritto così –
ci sono quarantotto cassette di legno in uno stanzino a
syracuse,
un tizio le sta contando da settantadue ore; ne manca una;
dovrebbero essere quarantanove.
aiuta.
tutto è sopra una luce perineale,
un lungo tubo di cartapesta e zinco conduce alla cassetta
[quarantanove.
– il cameraman è in pausa –
con un disco di plexiglass ricreo un approdo, un approdo
tondo e sottile, una base per torta, per celiaci non diagnosticati,
un pullo di rondine cade da un nido e non ha
un campo aperto di centoventotto metri quadrati
per poter essere rilanciato in volo.
chiamami nell’ora in cui un autoveicolo fiat con targa pari
in contromano sull’aurelia guidato dalla signora elena di
[sessantasette anni
non viene fermato da nessuna volante della polizia stradale.
– è tornato il cameraman –
diffonde/confonde il mio vedere.
usa un verbo non offensivo.
chiarire.
c’è un rumore continuo e sottile, a settantanove metri
dalla mia postazione di vita.
– scrivi un verso erotico –
spalanca la mia fica, per vedere cosa sia rimasto di me,
oltre le piccole scorie degli uomini passati sul mio ventre.
lecca i margini del mio scrivere per rendere potabile
la carne che corre dentro il mio essere mostrato
al mondo nella forma più comune a cui siamo abituati:
un essere umano.
– il cameraman si è bendato gli occhi –
il rumore è diventato un suono continuo e sottile,
a settantanove metri dalla mia postazione di vita.
una trota sta morendo in un fiume a
ottocentocinquantacinque metri di altitudine.
la signora elena è arrivata al cimitero
sulla tomba di suo marito.
– il cameraman non riesce a inquadrare
nitidamente la lapide –
lo chiameremo mario, per comodità,
a noi non interessa, ma sembra doveroso saperlo.
a syracuse sono le undici di mattina del diciotto luglio,
non specificheremo l’anno, per avere queste informazioni
riproponibili ogni volta in cui ne avremo bisogno.
ci sono cose che non hanno data di scadenza, tu
qui vuoi degli esempi:
l’amore di un criceto per la sua compagna.
una zolla di terra dell’irpinia e
un cornicione di un tempio buddista.
l’insalata mista va condita con l’aceto,
non si discute.
– il cameraman beve acqua leggermene frizzante
a temperatura ambiente –
la progettazione di un utensile da cucina prevede l’utilizzo
[di una cucina.
la signora elena cambia i fiori,
cammina lentamente verso la fontana all’ingresso del cimitero,
un ragazzo ha forato la ruota posteriore del suo motorino
piaggio vespa 125, color grigio canna di fucile, sella nera, senza
[parabrezza.
– il cameraman inquadra la targa –
f 73451
i genitori lo stanno cercando da settantadue ore,
non sappiamo come sia vestito.
ammalami le parole dritte
per torcere e spremere loro,
per poter bere una nuova soluzione,
non profetica nei dorsi
civile, alla portata della morte,
un liquido ringiovanito, scremato e
tollerabile agli innesti fuori stazione.
confida un segreto
sollevalo a verità e credi
a una lettura delle carte in tv.
fingo di curarmi, per avere conversazione e
per poter essere in fila in un istante pubblico.
ho in mano un tubo di cartapesta e zinco e
sono seduta su di una cassetta di legno.
quarantanove sono le volte che hai provato a dirmi
che ho del prezzemolo fra i denti.
mia madre non è rilevata.
Testo tratto da Materia madre, Barbara Giuliani (Zacinto Edizioni, 2025)
Voce dell’autrice
Sonorizzazione di Tommaso Simone Bertuccelli
Collage di YetAnotherLena
Barbara Giuliani è nata a Pescara nel 1979. Ha frequentato il collettivo “Voici la Bombe” e “Cochonnerie Labile”; ha fondato due piccole case editrici, Barrette Indipendenti e le edizioni trepuntinidisospensione; è stata slammer e MC per “PoetrySlamAbruzzo”; da gennaio 2019 insegna scrittura poetica presso la Scuola Macondo di Pescara; è direttrice artistica del FLAP (Festival di libri e altre cose sezione Poesia). Le sue pubblicazioni: Bergamo Mantova solo andata (BCE Samiszdat, 2009), Floppy (Autoprodotto, 2015), Cloroformio (Prospero Editore, 2016), L’Aria Rancida (Gli elefanti edizioni, 2018), Bianca (Neo Edizioni, 2022), Occidente (Round Midnight Edizioni, 2023), materia madre – versione minima (Zacinto Edizioni, 2025).
Tommaso Simone Bertuccelli è nato nel 1967 ed è musicista autodidatta. Si diletta con sintetizzatori, elettronica e musica assistita dal computer dagli anni ottanta. Tende ad essere onnivoro ed entusiasta. In duo con Valentina Guerreri, omaggia la musica leggera italiana con un progetto chiamato OndaV. La saccheggiofonia, i suoni drone sono la sua perversione.
