Chi ha bruciato la Cavallerizza? | Recensione realistica di un romanzo irreale

Nella cartografia delle piraterie urbane, di certo non poteva mancare la Cavallerizza Irreale, luogo di contaminazione e occupazione degli operatori dello spettacolo che in via Verdi 9, a Torino, dal 2014 al 2019 è stata la principale spina nel fianco della città “codice a barre” e dei suoi speculatori, luogo “utopico” per eccellenza, “qui e ora” provante che fosse possibile non solo costruire un’esperienza culturale dal basso, con tanto di laboratori suddivisi tra arti visive e arti sceniche, ma anche organizzare un festival con duecento artisti da tutto il mondo, autofinanziato, autogestito e autoregolamentato, che si chiamava semplicemente HERE, come la X gialla che ne costituiva il simbolo nel cortile (oggi restituito al suo antico grigiore, in nome della sicurezza dei “cittadini”).

Gli artisti della Cavallerizza Irreale durante la seconda edizione di HERE, Torino, 2018

In molti in questi anni hanno parlato del bene Unesco, ma nessuno finora ne aveva colto il patrimonio umano. A togliere dalla polvere le istantanee di quel passato gioioso è Oscar Briou: classe ’94, attore, regista e scrittore belga giunto a Torino per conoscere se stesso e diventare ciò che è, sulle orme di Nietzsche. L’autore ha frequentato la Scuola Holden di Baricco ma, dopo un anno, si è ritrovato con un debito di 3000 euro da pagare alla San Paolo. Per sua stessa ammissione, ha una “pattumiera nel cervello”: Briou tira fuori, come farebbe un mago dal cilindro, una raccolta differenziata di ricordi, legati a ognuna delle persone incontrate durante l’occupazione in Cavallerizza. “Rifiuti” della società provenienti da tutta Italia che, resistendo all’operazione nostalgia fine a se stessa, prendono vita ad ogni capitolo, in tutto 144, realizzando una fantastica opera satirica e grottesca dei tic, delle movenze e dei personaggi di quella stagione.

Nella foto Oscar Briou, autore del romanzo pubblicato da Mincione Edizioni

Ecco Regina, che con la sua gestione autoritaria dell’assemblea pretendeva di dominare l’occupazione; Jesus, che durante l’ostensione della sindone voleva incontrare il Papa vestito da Cristo; L’artistone, che non si stancava mai di ripetere che l’arte non è merce, ma energia; Scrat, doppiatore RAI e vinaiolo; Ricard, DJ sempre pronto per una mystic jam.

Personaggi non di fantasia, naturalmente, ma assolutamente verosimili, la cui somiglianza con persone esistenti è totalmente voluta dall’autore, che vanno a comporre una grande narrazione corale di un’esperienza irripetibile. Persone, come fa dire Briou a VonDenPowell, che finiscono per diventare delle caricature di loro stesse.

Forse la differenza principale tra la Cavallerizza Irreale e le altre occupazioni torinesi sta proprio nel fatto di essere stata un centro culturale di sognatori, apolidi, artisti senza fissa dimora che hanno tentato di rendere concreta un’utopia.

Gli artisti della Cavallerizza Irreale durante la seconda edizione di HERE, Torino, 2018

Ed era ovvio che – come tutte le utopie – non fosse destinata a diventare istituzione, fin dal tentativo (fallito) di parte degli ex occupanti di stipulare un accordo con il Comune (mai firmato dall’assemblea) sui beni comuni. La vicenda, non priva di contraddizioni, viene narrata senza filtri da Briou in un italiano a tratti surreale, reso leggibile grazie all’intervento di Giulia Cermelli.

Ed è proprio questo uno dei pregi principali del libro di Briou: la capacità di non edulcorare quell’esperienza politica, mettendo in luce i limiti e gli errori dell’amministrazione Cinquestelle, così come le scorrettezze e i cambi guardia dell’attuale giunta targata PD.

Arriviamo infine ai tragici giorni della fine dell’occupazione. Dopo un primo incendio alla Manica Corta nel 2016, le pagliere della Cavallerizza hanno preso fuoco nell’ottobre del 2019, probabilmente per mano di uno degli stessi disagiati che Kaputt Darwich e la sua pattuglia tentavano di tenere lontano ogni mattina. L’allora giunta Appendino ne ha approfittato per farla pagare ai sognatori oltranzisti e anarchici che non volevano scendere a patti con il Comune, sgomberare l’edificio e restituire l’immobile al suo silenzio originario, mentre la Cavallerizza è stata svenduta alla San Paolo e all’Università di Torino per 10 milioni di euro.

Ma la comunità artistica di Cavallerizza Irreale, malgrado lo sgombero, oggi è più viva che mai. La maggior parte di loro, almeno tra quanti non hanno ripudiato quell’esperienza, non ha smesso di immaginare mondi, consapevole che i pirati non vanno in pensione, ed è pronta a nuove, mirabolanti avventure.

Chi ha bruciato la Cavallerizza?
Oscar Briou, Mincione Edizioni
306 pagine, edizione con alette interne

Copertina di Léo Gillet
Foto di Emanuele Pensavalle e fannidada

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