Una situazione della poesia contemporanea italiana

“Tu che quiete non avevi,
io che
quiete non conosco”
Samir Galal Mohamed

dodicesimo-quaderno-italiano

Nel turbolento 2016, esce per i tipi di Marcos y Marcos Poesia contemporanea. Dodicesimo quaderno italiano, che si propone di illustrare attraverso «sette giovani autori» le «nuove scuole o tendenze della giovane poesia italiana». La prima impressione che ho avuto è che nell’almanacco curato da Franco Buffoni di nuovo e di giovane ci sia ben poco. Il linguaggio di questi poeti è quello mediatizzato (cioè, in un altro senso, appianato, compresso, miniaturizzato) cui siamo abituati: metriche banali e senza entusiasmi, un intimismo bipartisan e spoliticizzato. In ognuno di questi «sette piccoli libri di poesia» c’è qualche buon testo, ognuno di questi autori sa scrivere, ma il sapore è quello della decadenza, spesso di un decadentismo che è morto e putrefatto e ci viene sfacciatamente riproposto, sottintendendo che di vivi non ce ne sono più. Ciò che è grave o meglio, ci grava sul cuoricino scoppiettante è che questa antologia è abbastanza rappresentativa della maniera odierna di poetare. Perché fare poesia significa anche scegliere da che parte stare nella vita, nella società e nella letteratura.Continua a leggere…

Sulla questione del poetry slam

L’avvicinamento al mondo del poetry slam rappresenta una piccola, traumatica sconfitta personale. Spesso mi capita di rivedere, nelle facce stranite e un po’ deluse sparse per il pubblico allenato alle serate di poesia, la stessa faccia che avevo io quando, appena uscito dal tropico dell’aula studio per una meritata birra, mi trovavo per le prime volte di fronte all’orgiastica ed esplosiva miscela di due tra le cose da cui mi sento più umanamente ed esteticamente distante dell’universo tutto: la rap battle e il talent show. Tutto questo applicato alla cosa che è stata la più tenace e coriacea tra tutte le mie testarde passioni e ricerche: nemmeno a dirlo, la poesia.
Più che un agone, un gran magone. Un minestrone riscaldato e indigeribile. Dopo la fine del piacere del testo e la ricerca del fastidio letterario, il vettore torna indietro raggiante, si fa scherzoso, trendy, gradevolissimo sottofondo di chiacchiera da votare in decimale.
Crolla tutto. Anche qui. Eppure la Storia, per quanto sbriciolata nella modernità e amalgamata ed emulsionata dalla manona capitalistica, qualche sostegno ce lo dà, oh noi delusi.
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Dal dripping allo zapping

Di recente, il Gruppo d’azione poetica SALINIKA ha redatto un articolo – Da Dante alla performancenel quale si spiega come la delegazione della parola poetica alla sola pagina scritta equivalga a costringerla ad una marginalità rispetto al ruolo specificatamente orale che le sarebbe proprio. A questo punto non rimane che indagare quali siano – o quali potrebbero essere – le implicazioni generali di una poesia moderna e contemporanea sul versante della scrittura. Del resto furono i futuristi russi, per primi, ad accorgersi delle potenzialità della parola poetica sganciata dalla pagina, traendone un’esplosione sonora e immaginifica allo stesso tempo.
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